Trekview: Massa del Turlo

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In questo strano inverno torvare sentieri in buone condizioni non è sempre scontato, poca neve, caldo, freddo, poi di nuovo caldo… molti itinerari, sopratutto nei tratti all’ombra, erano coperti di pericolo ghiaccio.

Abbiamo quindi optato per un giro in val Mastallone: la salita alla massa del Turlo (1960 msl)

La partenza è dalle piane di Crevarolo, vi consiglio al rientro di fermarvi al rifugio… ambiente di quelli che non si vedono più!!!

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La salita è super easy, i primi 15 minuti in un bosco rado, poi si sbuca in una ampia cresta che ci porta fino in cima.

Il panorama è incredibile!!! Si riesce a vedere tutte le cime del rosa, e addirittura il Cervino in bella vista tra la Gnifetti e la Dufour! Dall’altra parte tutta la pianura con i laghi maggiore e d’orta!

Il dislivello è contenuto, circa 750m e la salita dolce. Con più neve è un’ottima e sicura scialpinistica o ciaspolata.

Qui la traccia gps e l’altimetria

http://www.movescount.it/moves/move90927784

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TrekView: Gita breve e panoramica, Cima d’Ometto

Se cercate un trekking breve in Valsesia, ma con una vista incredibile, niente di meglio della Cima d’Ometto a Mera!

Siamo circa a metà della valle, la cima dell’ometto domina l’ampia ansa che il Sesia compie tra Balmuccia e Campertogno.

La località di partenza è l’alpe Trogo, sulla strada per l’alpe di Mera.

DSC01874Per arrivare in macchina a Scopello attraversiamo il ponte sopra alla rapida del capriccio (e di fianco all’omonima pasticceria), prendiamo la strada che sale sulla destra e in circa 10 minuti siamo all’ampio parcheggio dell’alpe Trogo.

I primi minuti sono su una mulattiera nel bosco, in breve raggiungiamo il paesino di Mera. Il Monte Rosa già si mostra in tutta la sua bellezza sullo sfondo.

Il sentiero è ovvio. Già dal paese possiamo vedere la cima e ci basta semplicemente puntare al crinale per la via che più ci piace per gli ampi prati che di inverno sono le piste da sci dell’alpe Mera.

12179266_914128551974986_2105900013_nCoperto il breve dislivello che ci porta in cresta la percorriamo fino al pilastrino con sopra la croce.

La vista è incredibile!!! Possiamo goderci il panorama a 360°: La pianura in fondo, la Valsessera e le valli del Biellese, quindi la cresta su cui ci troviamo che prosegue fino al Testone delle Tre Alpi e al Monte Bo ( è possibile percorrere tutta la cresta fino al Monte Bo, quindi ridiscendere per la val Sorba!) il Corno Bianco, il Monte Rosa, Campertogno, il Tagliaferro, la val Egua con l’anfiteatro sotto alla cima Massero, subito dietro le montagne della Valle Anzasca, il Tracciora, e di nuovo la Valsesia fino a Balmuccia!
la cresta che scende da cima d'ometto
Poca spesa (fatica) ma tanta resa!

I colori autunnali poi della giornata che abbiamo scelto non fanno che aumentare la bellezza di questa vista.

la cresta verso i testone tre alpi

L’itinerario è molto consigliato anche a chi pratica la MTB, le pendenze non sono mai elevate, il sentiero sempre buono, e la cresta fino al Monte Bo troppo invitante!

il rosa dalla cima d'ometto

TrekView: Rifugio Ferrioli, Colle Mud, Corno Mud

Sono convinto che l’inizio dell’autunno sia la stagione migliore per il trekking. Non molti sono d’accordo con me… infatti i sentieri sono quasi sempre deserti!

Le giornate sono ancora abbastanza lunghe, il cielo offre spesso un bel sole ma l’aria è fresca, e soprattutto i colori di cui si rivestono gli alberi rendono tutto incredibile.

Questa domenica in Valsesia era proprio una di quelle giornate perfette: aria limpidissima, un bel sole, e colori fantastici.

Autumn Valsesia

La meta di oggi è il Colle del Mud e, se avremo le gambe, il Corno Mud, la Partenza è da Pedemonte, appena dopo ad Alagna, il Corno è a 2802m saranno quindi 1550m di dislivello.

La vista già per arrivare ad Alagna è magnifica. A Riva Valdobbia il Rosa si mostra in tutta la sua grandiosità, ad Alagna siamo monopolizzati dalla vista del Corno Bianco che per la prima volta dopo l’estate torna ad  rendere onore al suo nome.

Autumn Valsesia

La partenza è da Pedemonte (1250m), superata Alagna al primo ponticello sulla destra, bellissimo villaggio in stile Walser, sede del museo dedicato a questa cultura.

Si parcheggia e ci si avvia verso il sentiero che costeggia il torrente Mud, dopo poco, seguendo il segnavia 8 per il rifugio Ferrioli, si gira a sinistra su un ponticello che attraversa il torrente e ci si immerge nel bosco, a destra invece il sentiero prosegue verso l’alpe Campo e l’alpe Sattal, altro itinerario molto consigliato.

I primi 40 min sono su una comoda mulattiera nel bosco, alle nostre spalle sempre il Corno Bianco.

Finalmente la vista si apre. Già si intravede il colle che svalica verso la Val Sermenza e l’imponente parete nord del Tagliaferro sulla destra.

Il sentiero prosegue senza strappi fino ad arrivare in vista del rifugio Ferrioli sulla sinistra. Proseguiamo dritto ed in circa 2.30h siamo al colle. Davanti a noi il sentiero prosegue verso Rima, alla nostra destra si impenna l’imponente tagliaferro. La cima del corno di Mud alla nostra sinistra invece sembra a pochi passi… in realtà ci vorrà ancora 1h circa. Fino a qui la gita è decisamente semplice ed appagante, consigliata a tutti, i 1000 m di dislivello sono molto dolci e non si avvertono.

Colle Mud

Seguiamo una sbiadita freccia rossa che indica per il Corno Mud e su un ripido sentiero, anzi su traccie molto poco evidenti di sentiero, guadagniamo quota. La salita non è agevole e tantomeno si preannuncia la discesa, si perde continuamente il sentiero e alla fine conviene andare su a naso.

verso il corno Mud

Arrivati ad un punto roccioso facciamo la pausa cibo, da quel momento il sentiero diventa ancora meno ovvio e ripido, conviene puntare dritti alla cima.

In semi arrampicata tra grossi massi e pendii erbosi sbuchiamo sulla cresta sommitale. Quello che fino a quel momento sembrava un semplice colle termina in una affilata cresta larga meno di un metro.

Corno Mud, Cima

La vista è grandiosa! Davanti a noi tutto il Rosa, a destra la punta Sterling e il Corno bianco, a sinistra la Val Sermenza con le sue cime, dietro di noi la nera piramide del Tagliaferro.

Foto di rito e inizia la discesa.

La discesa fino al colle è decisamente poco agevole, soprattutto il primo pezzo, forse perché oggi una sottile nevicata copre le tracce del sentiero, queste sono forse le condizioni peggiori in effetti, con più neve e con la giusta attrezzatura non ci sarebbero problemi, senza neve una traccia di sentiero dovrebbe essere presente o per lo meno si potrebbe camminare su un terreno più stabie.

Aiutandosi con le mani e scivolando un po’ sul culo passo questo tratto complicato. In circa 30 minuti di faticosa discesa si arriva di nuovo al Colle. Deviazione per il rifugio (nota dolente del trekking autunnale, in questa stagione i rifugi sono tutti chiusi) che offre anche un bivacco invernale… già sto pensando ad una due giorni Rima-Alagna.

In meno di 2 ore siamo di nuovo alla patenza. Gambe pesanti ma occhi pieni dei magnifici colori dell’autunno.

Trekview: Corno Bianco Valsesiano (3320m)

Dalla pianura padana, quando ogni tanto l’aria è particolarmente limpida, spunta all’orizzonte il profilo di un enorme massiccio rosa. Vedere quel profilo mentre si guida verso il lavoro è una vera sofferenza, si vorrebbe essere più vicino per vederlo meglio, e quale balcone migliore per ammirarlo se non  i vari contrafforti che si ergono dalle sue creste?

Stiamo ovviamente parlando del Monte Rosa e tra i suoi contrafforti in Valsesia abbiamo la bellissime cime del Tagliaferro e del Corno Bianco.

Oggi ci occupiamo di quest’ultimo, bellissima vetta al confine tra la val’Otro, valle di Gressoney e val Vogna.

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Al centro il corno bianco in veste invernale, visto dall’alpe Larecchio

La cima può essere raggiunta da tutte e tre le valli, ma il percorso più agevole parte dalla Val Vogna, punto di partenza per l’escursione all’Ospizio Sottile (racconto qui).

La gita presenta un dislivello notevole, dai 1300 circa di Ca’ di Janzo ai 3320 della cima, meglio percorrerla in due giorni appoggiandosi al comodo rifugio Carestia. Durante la primavera e l’estate il rifugio è gestito ed è possibile pernottare, è dotato però anche di un locale invernale da 4 posti aperto tutto l’anno.

La gita che racconto si è svolta a metà settembre quando il rifugio era già chiuso, sfruttando appunto il locale invernale.

Il primo tratto è comune al trekking verso l’ospizio sottile, si parcheggia a Ca’ di Janzo e si prosegue brevemente su asfalto, si imbocca poi la sterrata del fondovalle a Sant’Antonio.

Non si arriva però fino al ponte napoleonico, dopo circa 15’ di cammino si svolta a destra su un piccolo sentiero che si inerpica sulla destra della Valle, c’è un cartello ad indicare la via.

Per le prossime due ore ci si arrampica nei boschi sulla destra della valle, il sentiero è abbastanza pendente e chiuso nel bosco, purtroppo non si gode della bella vista che consentono le altre passeggiate nella valle.

Questo fino a quando non si emerge finalmente oltre il limite del bosco nel piccolo alpeggio dove si trova il rifugio Carestia.

La gita richiede circa 2.30h fino a questo punto, il primo giorno consiglio di partire a metà pomeriggio, passando la mattinata a rilassarsi e facendosi una bella mangiata (non troppo abbondante eh) in una trattoria, in questo modo giungeremo al rifugio verso sera e abbastanza sazi da farci bastare un panino. Se la salita viene fatta durante il periodo di chiusura del rifugio non si incontrano punti di appoggio, quindi bisogna essere indipendenti per due giorni per il cibo, meglio non caricare troppo gli zaini e partire a pancia piena.IMG_8576

Una botola sotto alla porta del rifugio ci conduce attraverso una ripida scaletta nel rifugio invernale, tranquilli non è un tugurio come potrebbe sembrare, è un piccolo locale semi sotterraneo (con una finestrella però) dotato di luce, gas, una scorta di cibo di emergenza e di coperte! L’acqua può essere rimediata nella fontana esterna, ma non sempre è funzionate quando il rifugio non è gestito, se questo è il caso, come è capitato a noi, tocca proseguire per circa 20’ per il sentiero verso il lago bianco, dove sul percorso troveremo alcuni ruscelli di acqua freschissima dove riempire le borracce.IMG_9290

Se avete avuto le spalle per portarvi una cena abbondante ora è il momento di tirarla fuori, se siete stati più saggi invece un po’ di formaggio e qualche salume vi basterà per tirare il tramonto, alla luce delle frontali ci possiamo concedere un bel libro, o ancora meglio alla luce delle stelle e della luna possiamo gustarci il panorama. Il rifugio è rivolto verso sud vediamo quindi tutta la val Vogna fino alla Valsesia da una parte , le cime di Mollia e della Valle Artogna. Ancora per oggi ci è preclusa la vista della meta e del Rosa, ma domani saremo ripagati dell’attesa.

IMG_8598Giorno due, sveglia presto perché la marcia sarà molto più lunga del giorno precedente. Con un po’ di fortuna nelle mattine di autunno la nebbia che si forma in bassa valle ci permetterà di vedere un mare di nubi che copre tutta la zona sottostante, sembrerà di essere su tante piccole isole in un candido mare. Colazione veloce e via! traversiamo in costa verso il lago Bianco, davanti a noi una grande cascata precipita verso la val Vogna, creata dalle acque che escono dal lago Bianco, dobbiamo dirigerci proprio li, la spaccatura creata dall’acqua sarà la nostra via di accesso per il catino dove si è creato il lago. Sul percorso troviamo i resti di un vecchio punto d’appoggio, ormai crollato. Proseguiamo e imbocchiamo la strettoia dove nasce la cascata. Qui sguardo ben attento, non ai pericoli, il sentiero è agevole, ma ai camosci che quasi sicuramente inizieremo ad incontrare e che ci accompagneranno quasi fino alla vetta.

Eccoci al lago Bianco, la vista della cima ci è ancora preclusa, riusciamo a vedere solo la cresta e le cime minori che la precedono. Ci si apre davanti una bellissima conca con adagiato sul fondo questo poco profondo lago di acqua trasparente, un piccolo prato sulla destra, e in base alla stagione un grande nevaio sulla sinistra. È un’ottima meta per una gita giornaliera partendo dal fondovalle.

Il corno bianco prova a specchiarsi nelle scure acque del lago nero

Il corno bianco prova a specchiarsi nelle scure acque del lago nero

Oggi invece noi vogliamo proseguire, scavalchiamo il grande masso sulla destra e puntiamo alla ripida salita che ci porta verso il successivo catino del lago Nero. Saliamo faticosamente a zig-zag fino a svalicare nella conca del Lago Nero (1,5h circa). Ora finalmente sulla destra possiamo vedere il Corno Bianco in tutta la sua imponenza specchiarsi nel profondo e scuro lago. Sulla sinistra il passo Rissuolo porta verso Gressoney, la salita da  quella valle passa infatti per quella scomoda e ripida bocchetta di sfasciumi. (oppure si può passare dal colle Valdobbia, anche di li la salita però non è agevole ed è più lunga)

Piccola pausa, possiamo mangiare qualcosa e scaricarci di un po’ del peso per l’assalto finale alla vetta. Dimenticavo, lasciate il necessario per la notte al bivacco, potremo recuperarlo sulla via del ritorno.

Siamo quasi al punto chiave, risaliamo il deposito morenico sulla destra del lago in direzione di una evidente spaccatura nella bastionata della montagna, questo è il passo dell’artemisia.

Il passo dell’artemisia è una ripida placca attrezzata con catene, sulla destra scorre un piccolo ruscello che in primavera rende umida e scivolosa la roccia, ma permette di riempire di nuovo le borracce. Aiutati con le catene superiamo questi 150m lineari di passaggio attrezzato, non sono necessarie sicurezze aggiuntive, il passaggio è attrezzato con una catena.

Passo dell'artemisia

Passo dell’artemisia

Superiamo il passaggio chiave e ricominciamo a salire, il sentiero si fa ripido fino a perdersi su roccia pura, il percorso è ovvio e ben segnato, ci lasciamo quindi trascinare da questa facile e divertente progressione su ripida roccia fino ad arrivare in vista della vetta (non si punta subito direttamente alla cresta e quindi la vetta, il sentiero attraversa prima in costa per poi salire solo verso la fine in cresta, volendo è possibile percorrere da subito la cresta aumentando le difficoltà).

La vetta è bellissimo agglomerato di pietroni ed è larga un paio di metri, la sensazione aerea è bellissima, a destra la montagna precipita verso la valle Otro, riusciamo a vedere le caratteristiche frazioni all’inizio della valle, al centro la cima prosegue in una cresta chiudendo un anfiteatro tagliente, a sinistra il declivio è meno ripido e la vista porta al sottostante lago nero, passo del Rissuolo e Gressoney.

Ma a catturare è l’imponente monte Rosa davanti a noi. Riusciamo a seguire il profilo di tutte le cime e a proseguire fino a vedere la bellissima piramide del Cervino.

Foto di rito alla piccola croce sulla vetta, sotto un masso troveremo in una scatola di metallo il libro di vetta da compilare.
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Concediamoci la vista e magari mangiamo un po’ preparando psicologicamente le ginocchia a 2000m di discesa.

La discesa avviene per la stessa via, esiste una variante che scende verso la valle Otro, ma è abbastanza difficoltosa, e non mantenuta (dovrebbe essere interrotta da una frana, il percorso comunque non è certo e le difficoltà maggiori).

vista sul rosa dalla vetta

vista sul rosa dalla vetta

Trekview: Val Vogna, ospizio Sottile

La val Vogna è una delle più belle valli laterali della Valsesia, prende il nome dall’onomimo torrente e parte dall’abitato di Riva Valdobbia. L’ospizio sottile è stato costruito sul colle valdobbia a 2480m per dare ricovero ai viandanti valsesiani che attraverso il colle andavano in Valle d’Aosta per poi dirigersi in svizzera a lavorare

Sabato il tempo è incerto, ma ho voglia di fare una bella passeggiata e spuntare uno (il più facile) degli obiettivi trek del mio 2015, ne approfitto anche per chiarirmi le idee sulle distante per un progettino di trek in zona. Quindi gambe in spalla e si parte per Cà di Janzo (1350m) dove lasciamo la macchina e ci avviamo verso la comoda mulattiera della val Vogna.

Il primo pezzo è asfaltato fino a San Antonio (5′ circa). Da qui (1380m) si imbocca la mulattiera vera e propria e ci si dirige verso il ponte napoleonico (40′) dove la valle si divide in due seguendo il corso del torrente Vogna a sinistra e inerpicandosi verso il colle Valdobbia a destra.

val vogna, verso l'ospizio Sottile

Si prende il sentiero sulla destra che fa rapidamete prendere quota passando gli ultimi insediamenti della valle. Dopo circa 40 minuti si giunge ad un bivio, a sinistra si va verso l’alpe Larecchio, a destra si prosegue per il colle, consiglio in salita di tenere la via a sinistra più rapida e diretta.

Il sentiero continua a salire con una bella pendenza, vediamo sulla destra una magnifica cascata originata dal lago bianco e lago nero e sullo sfondo imponente il corno bianco (3320m).

Si sale fino a svalicare su un apparente pianoro al fondo del quale vediamo finalmente l’ambito colle e il rifugio, sembra praticamente fatta, ma in realtà mancano ancora 300m di dislivello che dopo i 900 fatti circa si sentono tutti.

val vogna, verso l'ospizio Sottile

Proseguiamo sempre fissando la nostra meta in un ambiente magnifico, non incontriamo stambecchi… strano per la zona, quando sono stato sul vicino corno bianco si trovavano a decine!

val vogna, verso l'ospizio Sottile

Dopo circa 1h, in totale abbiamo impiegato circa 2h e 45min, si arriva finalmente al colle e si può guardare giù dall’altra parte verso Gressoney. Era il primo giorno di apertura del rifugio, quindi ci mangiamo il nostro pranzo al sacco ma poi ci concediiamo un bel caffè e una fetta di torta al calduccio del locale.

Il sentiero è sempre molto ben segnalato essendo parte del GTA, il segnavia da seguire è l’1a per la salita diretta, oppure si può scegliere una delle altre due alternative (1b e 1c) leggermente più lunghe. In discesa il tempo in più necessario quasi non si fa sentire, l’1c porta al lago della Balma, noi invece percorreremo l’1b che si distanzia per poco dall’1a per passare nella conca dentro a cui si trova l’alpe Larecchio. Proseguendo ci si ricongiunge al sentiero originale e si prosegue quindi fino al fondovalle dove ritroveremo il ponte napoleonico e la mulattiera che ci riporterà verso casa.

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