Scoltenna 2018 – Alla ricerca del borlengo

“Bello, lo Scoltenna! Cioè, sì… insomma… mi pare…”. Sì, perchè ci sono già stato, è vero, ma cinque/sei/sette anni fa… E chi se lo ricorda? Mica c’erano GoPro e paparazzi a tutti gli angoli. Ai “tempi”, si scendeva insieme ai “local” e avere due o tre foto era già un successone! Gli anni nella memoria dei canoisti in effetti sono come quelli dei gatti, ciascuno ne vale 7 di normali. Anzi, a pensarci bene, mi pare di ricordare ancora qualche dodo scorrazzare nei prati. Comunque, giusto per rendere l’idea, io scendevo conciato così.

IMGP1166 - Tronto.JPG

Ma come ti vesti!!!

Ma le nevicate abbondanti di questo inverno, insieme all’impegno degli organizzatori, hanno creato le condizioni perfette per convincermi a tornare. Come sempre, partiamo dalla cosa più importante, la ciurma. Compagnia anomala, innanzitutto. Il team Alpine Spirit è sparpagliato ai quattro angoli del nord Italia, quindi si punta forte sul blocco Ciffonauti per questa uscita primaverile. Le nuove leve Gabriele, Alessandro e Valentina non vedono l’ora di mettere in pratica le ore di lezioni (e bevute) in piscina di quest’inverno. A farci compagnia l’inossidabile Giuso, fresco fresco di un imperdibile workshop sulla piadina romagnola. Grazie al supermezzo di Gabri riusciamo a partire in cinque con una sola macchina, con un carico di canoe e materiale che non vedevo dai tempi della spedizione in Norvegia. SPOILER: non abbiamo perso niente per strada.

IMG_20180414_090145_2.jpg

Taaac e siamo più alti di un camper

Il viaggio procede insospettabilmente bene, si nota in questo l’assenza del fattore C (Conca). A mezzogiorno spaccato siamo sul luogo del raduno. E’ una bella giornata di sole, tanti canoisti sul posto, raccogliamo un po’ di informazioni, salutiamo i tanti amici al risveglio del letargo e ci imbarchiamo nel tratto del raduno, un tratto di difficoltà contenuta, ma in grado comunque di offrire spunti divertenti. Pronti, via, Alessandro a bagno. Ri-pronti, ri-via, Valentina a bagno. Sarà una lunga discesa, penso tra me e me. E invece no. Offerto il sacrificio iniziale agli dei del fiume, i ragazzi trovano la centratura e la discesa prosegue tranquilla tra sguazzate e trasbordi (maledetti artificiali!!!).

P4140020.JPG

Belli loro…

Organizzato il recupero, torniamo all’imbarco, dove, nel frattempo, è stato allestito un simpatico stand rifocillatore dagli organizzatori. Lì facciamo la scoperta che segnerà il nostro weekend: il BORLENGO. Che accipicchia è il borlengo? Diciamo che è una via di mezzo tra una crèpe e una miaccia, farcito con amore, lardo spalmabile e parmigiano grattugiato. Per farla breve, all’uscita dal fiume è la cosa più buona del mondo. Il problema infatti, non è la sostanza. E’ il nome. Nessuno, ma dico, nessuno riusciva a ricordarsi il maledettissimo nome del borlengo. Quindi, a turno ci trovavamo a chiedere un burgundo, chi un burlando ma soprattutto – il mio preferito – un BERGOGLIO. Riempita la pancia di bergog… borlenghi, ci balena l’idea di fare anche il tratto delle gole a monte del tratto del raduno. Detto fatto: grazie alla shuttle-bunny Valentina alle sei e mezza siamo all’imbarco.

P4150047.JPG

Un po’ tardino, ma neanche troppo. Regna l’ottimismo. Gabri mette il turbo e infila una sequenza clamorosa di eskimi, Alessandro vuole rifare tutte le rapide 8 volte, io e Giuso guardiamo l’orologio per controllare la tabella di marcia. Nel frattempo ci raggiunge nella gola il Paracca, partito la sera stessa da Pavia ma deciso a tutti i costi a farsi una discesa. In ogni caso, so far, so good. Arriviamo “puntuali” agli ultimi due passaggi, che sono poi i più impegnativi del tratto. Il primo è un salto di un paio di metri, nemmeno cattivissimo a vedersi, per cui lo facciamo tutti. I “bocia” lo passano indenni, io scelgo una linea un po’ più ardita sulla sinistra e all’atterraggio vengo looppato brutalmente dal ritorno. Poco male, eskimo e siamo pronti per il passaggio dopo. Che è una bella rapida. Un bel quartone, insomma. La guardiamo. La riguardiamo. Poi guardiamo l’orologio. La facciamo. Parte Paracca: tutto liscio, ma lui non fa testo. Parte il Giuso: eskimo nel buco finale. Parte Gabri, che si ribalta, lotta ma alla fine viene fagocitato dalla rapida. Risultato: bagnone, materiale a spasso e, soprattutto, pagaia persa. Cazzo. Anche Alessandro viene giustiziato nel finale, mentre io rinuncio al passaggio perché nel frattempo s’è fatto troppo buio. C’è ancora spazio per un eskimo al chiaro di luna prima dello sbarco, con il morale un po’ abbacchiato per la pagaia di Gabriele.

sbarco

L’atmosfera allo sbarco

Il ritardo ha tuttavia conseguenze nefaste anche sulla logistica: entriamo al pelo nel campeggio che ci ospita e al ristorante dobbiamo pregare la cameriera perché la cucina è in chiusura: mossa da pietà, riesce a convincere il cuoco a fare straordinari e prepararci delle salvifiche fettuccine ai funghi, yum!. Alessandro, evidentemente affetto da narcolessia mista labirintite, ci saluta, mentre noi giovani decidiamo di proseguire la serata al party dei canoisti, dove intavoliamo super sfide di calcetto con la compagine trevigiana.

Ventordici gettoni dopo, Giuso vince la lotteria di mezzanotte e si aggiudica il posto letto nel matrimoniale con me. La mattina mi accuserà di manspreading (se non sai cos’è, non preoccuparti, nessuno lo sa), ma lo convinco a non far partire la denuncia promettendogli un bergog… va beh, ci siam capiti. Nel frattempo ci siamo guadagnati il posto in paradiso ospitando abusivamente nel nostro bungalow il profugo Paracca. Una catena di solidarietà che prosegue anche la mattina: come moderni Re Magi, ognuno prende qualcosa in più al buffet e lo porta in dono a Gesù Paracchino per colazione.

P4150052.JPG

Se il fiume è troppo facile, prendi la Method!

Il day2 ci offre il bis sul tratto delle gole. Questa volta con più gente ma soprattutto con molto, molto più tempo. E viene anche Vale! Che dire… sarà la colazione, sarà la gente, sarà la bella giornata (scherzo, pioveva), ma la discesa va liscia liscia fino alla fine! Al salto c’è il festival del loop, mentre la rapido finale è oggetto di attenzione di decine di canoisti, con la consueta diatriba da Bar Sport su quale sia la linea migliore per affrontarla. Per rientrare in media con il giorno prima, decido di farla due volte. Ma niente, quando spiegavano come fare le rapide in avanti evidentemente ero in bagno: 2/2 in retro e via! Ma sorpresa più incredibile arriva ora: causa eskimo prolungato nell’ultima rapida, il Giuso finisce in una morta laterale e cosa ci trova? La pagaia di Gabriele!!! Lì ferma, tranquilla, ha aspettato che tornassimo a prenderla!

P4150077.JPG

Il momento che ha commosso la comunità canoistica

Allo sbarco questa volta ad aspettarci non c’è il borlengo (voce dall’alto: “BRAVO!”), bensì una super pasta al ragù, con tanto di bis e tris! E pazienza se alla riffa non portiamo a casa nulla, alla fine noi una pagaia l’abbiamo già “vinta”!

Grazie agli organizzatori del raduno, a tutti gli amici incontrati in fiume e ai cuochi di borlenghi per il bellissimo weekend!

STAY HUNGRY, STAY BORLENGO!

CDM

 

 

Santi & San…terno!

PE-PE-PE-PEEEEE! (squillo di tromba, ndr)! “Avviso ai naviganti! Dopo 24 anni di latitanza, torna il Raduno sul Santerno! Accorrete numerosi”.

Premesso che non avevo la più pallida idea di dove diavolo fosse il Santerno, l’idea di un ritorno sulle scene dopo così tanto tempo andava necessariamente premiata. Che poi, 24 anni… ma davvero? Ho provato a pensare qualcosa successo 24 anni – praticamente una vita – fa: l’Italia che perde la finale dei mondiali (mica come oggi…), il Berlusca che scende in campo (esattamente come oggi…), gli ultimi tirannosauri che si estinguono a causa di un meteroite che colpisce la terra.

Bando alle ciance. Chi c’è? Miguel è a spasso non si sa dove, Conca è sulle nevi, per cui dobbiamo trovare due sostituti per avere il team al completo. Dopo durissime selezioni, a spuntarla sono Piero e Vladimiro. Si carica tutto sul mostruoso gippone di Davide (alto circa 4m con le cinque canoe sopra…) e si parte con puntuale ritardo sulla tabella di marcia.

P2100002.JPG

Dai che ce ne sta ancora una…

Alcuni problemi di comunicazione ostacolano il nostro arrivo sul luogo (Fiorenzuola o Firenzuola? Via Ceretta o via Cerreta?), ma il top del disagio logistico arriva quando Vladimiro convince tutti a scendere lungo una strada che secondo lui, porta agevolmente allo sbarco, non facendosi intimidire da intimidire da 1) cartello di strada privata/divieto di accesso 2) cancellata con citofono e buca delle lettere e 3) strada con pendenza 25% in sterrato. I dubbi diventano certezze quando, lungo la strada, ci vengono incontro due bellissimi pastori tedeschi, diretti discendenti di Ivan il Terribile XXIII.

 

P2100006.jpg

Ehi, non vi ho mai visto da queste parti…

 

Abbandonata la compagnia dei lupi, Incredibilmente riusciamo a raggiungere il luogo dello sbarco. E lì, facciamo conoscenza con un vecchio amico che ci accompagnerà tutta la discesa: IL FREDDO. Ma io ero venuto sul Santerno per il caldo! Eh va beh, sarà per un’altra volta. Freddo a parte, però, la compagnia è ben nutrita: c’è il gruppo di Bergamo, quello di Trecate e in generale più gente di quanto pensassi di trovare, visto il clima. Eccoci quindi al fiume: cavolo, ma è bello! Qualche passaggio interessante, rapide divertenti, acqua che non manca, insomma, tutti gli ingredienti giusti per togliere un po’ della ruggine in inverno. Ciliegina sulla torta, all’arrivo mi accorgo di avere ancora tutte le dita attaccate alla mano! E io che pensavo di averle perse alla seconda rapida! Terminata la procedura di scongelamento, facciamo rotta per Fontanelice per prendere possesso del nostro B&B. Cioè, di quello che pensavo fosse un B&B. Per qualche strano errore dell’algoritmo di AirB&B, infatti, ci ritroviamo in una specie di santuario: solo nella mia camera svettano due foto di papi, una statua (gigante) della Madonna, una statuetta di Gesù Bambino (che fa molto 2a domenica di avvento) e una libreria dove spicca l’immortale capolavoro “La metafisica della cultura cristiana”.

santi.png

Santiago de Compostela is for boys, Fontanelice is for men

Avvolti da un’aura di santità, ci dirigiamo a Castel del Rio per cenare con il gruppone del raduno. A tavola ho la fortuna di assistere ad una lezione live di anti-aging del mitico Baldo – alias Francesco Balducci – che dispensa consigli sull’alimentazione e mi rassicura sul tanto temuto decadimento fisico dei post 30 anni.

Dopo una notte beata, grazie alle intercessioni ai piani alti, la domenica ci riserva un nuovo amico: IL SOLE! E se già il sabato la gente non mancava, la domenica ogni angolo di Castel del Rio pullula di canoe e canoisti. All’imbarco troviamo tanti amici: i toscani, Pagaia Rossa, i bresciani… insomma, il colpo d’occhio è davvero notevole.

P2110035[1].JPG

C’è da dire che anche il fiume, con il sole splendente, assume tutto un altro aspetto: quando arriviamo ai piedi della cascata, il colpo d’occhio è clamoroso. Foto di qua, foto di là, impossibile non immortalare una tale meraviglia. Alla spicciolata, tutti gli intrepidi del Santerno arrivano allo sbarco. L’ultima tappa del weekend è al quartiere generale del raduno: c’è la riffa finale con in palio una pagaia! Purtroppo il primo premio va ad un altro fortunato, ma anche noi abbiamo il nostro lieto fine: grazie alle odi a San Terno, protettore delle tombolate, Vladi ed Elena riescono ad accaparrarsi due succosi buoni, da dilapidare in (altro) materiale canoistico.

Un ringraziamento agli organizzatori del raduno e a tutti quelli che hanno partecipato! Sperando di non aspettare altri 24 anni per il prossimo!

FOTOGALLERY SU FACEBOOK

VIDEO: coming soon

Francia 2016: here I go again

Chi mi conosce sa che non sono esattamente un fulmine quando c’è da vestirsi all’imbarco: ma a scrivere report, ho scoperto, posso essere ancora più lento. Ad un mese dal rientro dalle ferie francesi, ecco quindi il mio racconto.
CDM

Una famosa massima dice che “l’assassino torna sempre sul luogo del delitto“. E’ vero. Tre anni fa, in una tiepida sera di mezz’estate, ammazzai le speranze di trecento e più persone al raduno canoistico di Eygliers. Come? Vincendo il primo premio della riffa di fine raduno, una splendida XT300 nuova di zecca. Quest’estate, dopo anni di vagabondaggio e disagio tra Corsica, Slovenia, Austria e Norvegia, sono tornato sul luogo del delitto. Sono tornato a Eyegliers.

Come al solito, non sono da solo. La formazione ormai è quella consolidata: io, Conca (prima vacanza in tende separate per noi due, crisi del settimo anno in vista?), Davide ed Elena. Miguel purtroppo è restato a Milano a tenere in piedi il PIL agostano: dico purtroppo perché, televisivamente parlando, la qualità media delle nostre cene è passata da Masterchef a Cucine da Incubo. Citofonare Conca per spiegazioni.

1a5dcj

Arrivo a Briançon il lunedì pomeriggio, accolto da una decina di persone che a turno mi fanno il culo per il ritardo: provo a convincerli che il pomeriggio non è altro che una mattina che si fa desiderare, ma la poesia non attacca. Villani. Poesie a parte, l’obiettivo della giornata è la Guisanne. Fiume nuovo per me e molti altri, per fortuna c’è il Violo che ci accompagna. E infatti cicchiamo l’imbarco. Il fiume, come previsto, è avaro di acqua, ma si fa: Tiziano si esibisce in un paio di bagnetti, mentre io regalo emozioni con un eskimo ignorantissimo e rincorsa a manate della pagaia in rapida. Questa discesa mi mette per la prima volta a contatto con l’intraprendenza delle guide rafting francesi: non c’è acqua? No problem! Si sgonfia il raft fino a trasformarlo in un serpente informe e giù di corsa a fare slalom tra i sassi!

Il campeggio. Quest’anno troviamo una sistemazione baronalissima in una simil-piazzola, altro che la “steppa” degli anni scorsi! La cosa che balza subito all’occhio è però la quantità di gente: tantissimi! Anche la steppa brulica di gente, in gran parte canoisti.

P8080005.JPG

Continua a leggere