Sickline Dreaming

È un anno di grandi traguardi per me: Norvegia quest’estate e ad ottobre sono nel cuore del kayak europeo, e forse anche mondiale: la valle dell’Ötz, la rapida di Wellerbrücke, l’Adidas Sickline!!!

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In pieno stile disagio (ma manca Carlo!) sono stati 5 giorni zingari, dormendo in tenda nei parcheggi e domandandosi come mai tutti i tedeschi hanno un comodo furgone per dormire (ma tutti!!), per fortuna il meteo è stato clmente… e poi tanta birra e Middle Ötz a ripetizione!

Quest’anno c’erano tutti i fortissimi, bellissimo vederli scendere dal vivo! Almeno credo…   in canoa li ho visti solo in TV!! dal vivo quando li ho incontrati erano sempre con una birra in mano! Va beh! Sempre un’emozione vedere dal vivo quelli che fino a quel momento hai visto solo fare cose incredibili su youtube! E altrettanto emozionante vedere così tanta gente, tutti ragazzi e tutti forti a scorazzare per la valle! Segno di uno sport e di un movimento in salute che non può che crescere!

Ma veniamo al dunque al kayak. Svariate discese sul Middle Ötz con livello bassino.

http://www.mondayreplay.com/#/session/56140f8362975dc1576f0fe9?clip=3   (link ai video raw)

Wellerbrücke parte alta la guardo ma non mi convince… invece il tratto della gara della Sickline è quel misto tra tanta voglia di scendere e altrettanta paura… una rapida che anche vista 8*10^5 volte su youtube incute un gran timore!

Domenica mattina è il giorno giusto, la gara è finita, Gerd Serrasolses ha trionfato e la sera prima ci siamo guardati 100 volte i video della finale. Le linee non devi neanche guardarle tante volte le hai viste riprese.

La rampa è ancora montata, l’adrenalina è alle stelle.

Ci vediamo giù!

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Dalla rampa di partenza

Voli nella rampa e sei dentro. La prima rapida è semplice e si supera senza alcuna difficoltà, c’è una grande morta dove ci aspettiamo e ricompattaiamo il gruppo.

Si riparte verso la sinistra del fiume, e questa volta il fiato lo riprendi solo dopo il champion’s killer.

Gran figata! Grande emozione! Grande soddisfazione! Rifacciamolo!

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TNT rapid

Lunedì  è previsto brutto tempo e freddo in austria… il canoista non si fa scoraggiare e lunedì mattina è direttamente in valsesia! Livelli ottimi! Gli altri (Luigi, Jacques, Fede) si sparano un Buzzo-Piode, Gronda – Slides del Sorba, e Sermenza… Io sono ancora gasato dal giorno prima, ma mi fa un po’ male la spalla… un po’ di riposo me lo merito e gli altri guadagnano un shuttle bunny!

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Champion’s Killer

Magari l’anno prossimo sarò pronto anche per la gara!!

Norway Disagio Tour 2015 – Episodio 3

Terzo episodio del Disagio Tour 2015, questa volta è CDM a raccontarci alcuni sprazzi della sua vacanza norvegese.

Le origini

Nell’agosto del 2013, grazie al mio bigliettino n° 310 ed alla contestuale contumacia del n° 72, vincevo la mia adorata Exo XT 300 nero-verde alla riffa di fine raduno di Les Eyegliers. Due anni dopo, per ragioni che non mi sono ancora completamente chiare, quella stessa canoa si è ritrovata sul tetto di una Toyota Land Cruiser diretta in Norvegia. Ma la cosa ancora più sorprendente è che sotto quella canoa, incastrato tra scatole di tonno ed altri tre amici, c’ero pure io.

Il viaggio

Prima di parlare del viaggio è necessario fare una doverosa premessa, nota anche come “Assioma del disagio”. Il quale recita: “La presenza simultanea di CDM e del Conca all’interno della stessa auto genera una distorsione spazio temporale inversamente proporzionale alla pazienza di chi li sta aspettando”. Tradotto nel linguaggio intramontabile degli 883: “Basta uscire più di 10 km che noi stronzi ci perdiamo”. Vista la premessa, già il fatto che in Norvegia ci siamo effettivamente arrivati è, dal mio punto di vista, un grande successo. Fondamentale, a tale proposito, che la prima frazione di guida fino all’autostrada l’abbia fatta Elena e non il Conca, evitandoci così un penoso ed estenuante tour tra i vicoli ciechi di Trecate. Ah, giusto, ma chi siamo? Alla partenza da Trecate a bordo del Land Cruiser si contano il sottoscritto, Ale Conca, Davidino, Elena e Paolo Ronga. L’utilizzo del cognome non è casuale, in quanto ad un certo punto nella spedizione c’erano più Paoli che fiumi.

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La prima parte del viaggio in cinque è di un disagio inaudito: si stipa l’impossibile nelle canoe sul tetto e ciò che avanza viene ammassato sui passeggeri fino al limite delle capacità di sopportazione di ognuno. A Como non vediamo l’ora di cedere Paolo ai local Fabio e Alberto, che – bella vita – erano solo in due su un Ford Kuga. Fatte le necessarie presentazioni, siamo davvero pronti per espatriare. Svizzera, Lichtestein,Austria, Germania: il supermezzo di Davide divora chilometri su chilometri, mentre ci giunge notizia che il camper di Fred & Co. ha forato ed ha problemi con la ruota di scorta. In piena notte. “Eh ciao, chissà quando arriveranno…” penso tra me e me. Ma non avevo fatto i conti con le mostruose capacità organizzative di Fred.

Dicevo, il viaggio scorre bene. Giusto il tempo di clacsonare da veri italiani un tedesco fermo come un capitello in mezzo ad un incrocio nei sobborghi di Amburgo (poveretto, gli si era impiantata la macchina) e via, siamo in Danimarca. La logica vorrebbe che dalla Danimarca si prendesse un traghetto in direzione Norvegia, in modo da farsi qualche ora di sonno per spezzare il viaggio. Ma parlare di logica a noi è come parlare di trigonometria a un pellicano e quindi si decide di fare il ponte-tunnel che unisce Danimarca e Svezia, una vera meraviglia architettonica che consiglio a tutti di visitare almeno una volta nella vita. Così almeno mi raccontate com’è, visto che io dormivo.

La Svezia non ci riserva particolari imprevisti, per cui procediamo a tutta velocità verso la Norvegia. Puntiamo il navigatore su Dagali, dove contiamo di campeggiare in una area di sosta che si trova allo sbarco del Numedaslagen, primo fiume sulla nostra tabella di marcia. Arriviamo a Dagali alle 3.30 di domenica mattina, 31h e 30’ dopo la trionfale partenza da Trecate. La soddisfazione di essere arrivati a destinazione è però presto congelata dal clima siberiano che troviamo sul posto. Il termometro dice un grado. Uno. Welcome to Norway.

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Jølstra: la mia mano da due Jolly

“Carlo, NOOOOOOOOOOOOOOOO!!!”. Un urlo straziante squarcia il terso cielo di Norvegia. A lanciarlo è Davide Longoni, canoista italiano di 24 anni, dalla riva del fiume Jølstra. Pochi metri avanti a lui, tra le turbolente acque del fiume, si sta consumando la tragedia che vede come sfortunato protagonista il suo amico Carlo Della Marianna, meglio noto nell’ambiente canoistico con lo pseudonimo CDM…

Ecco, questa sarebbe stata l’apertura dell’articolo a pagina 12 del Norway Chronicles se i decibel dell’urlo di Davide fossero stati direttamente proporzionali al casino dove stavo per finire. Certo è che io mi sono cagato più addosso spaventato di più a sentire l’urlaccio di Davide che non a ravanare a testa in giù nel buco dell’ultima rapida. Ma facciamo un passo indietro.

E’ il 12 agosto: siamo in Norvegia già da qualche giorno ormai. La debacle sul Raundalselva (vedi racconti precedenti) ci ha convinto a separarci dal gruppo del camper (Fred, Tex, Nonno, Gabrio e Luigi, alias “il Paracca”) e dai tre Paoli (Maifrè, Schwarz e Ronga) per prendere un giorno sabbatico e visitare Bergen. In serata decidiamo che la tappa del giorno seguente sarà il fiume Jølstra. Con noi ci sono anche i comaschi Fabio e Alberto ed è proprio Fabio che, facendo sfoggio di un perfetto inglese costellato di innumerevoli “That’s great!” ci trova una superba sistemazione in una hytta (tipica casetta in legno per campeggiatori) proprio all’imbarco del fiume. Lungo il viaggio abbiamo anche la possibilità di dare un’occhiata ad alcuni passaggi del fiume, che dà subito l’idea di voler mantenere alto l’onore dei fiumi norvegesi.

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Ci svegliamo in una giornata da favola: l’umore è alto e in quattro e quattro otto venti siamo pronti per la discesa. La partenza – novità assoluta per me – avviene sulle rive del lago Jølstravatnet, da cui ha origine l’omonimo (o quasi) fiume. Dieci pagaiate e il fiume si mostra subito per quello che è realmente: un fiume di discreto volume (per gli standard norvegesi) e molto, molto continuo. Il primo “ostacolo” serio della discesa è un passaggio ispezionato la sera prima. In quel punto il fiume si divide in due lingue: quella di sinistra pare impercorribile, quindi si valuta come passare a destra. Alla fine la strategia concordata è questa: lingua di destra, sali sulla banana a sinistra e poi come va, va. Ne esce fuori la sagra dell’eskimo, con i soli Alberto (autore di un’ardita ma efficace linea centrale) e Davide capaci di finire i vari tentativi coi capelli asciutti.

Il fiume corre che è uno spettacolo: ondoni e buconi si alternano a passaggi un po’ più manovrieri, costringendo la truppa a mantenere sempre l’attenzione alta. Oddio, quasi sempre: prima Elena si esibisce in un eskimo in un rapidone mica male, poi un calo di tensione durante una play-session costa infatti ad Alberto il primo e ultimo bagnetto della vacanza. A due terzi della discesa troviamo quella che probabilmente è la rapida più tosta del fiume. Lunga, veloce e con un bel salto all’ingresso da booffare.

Temendo di cannare il boof e farci la rapida a nuoto, io, Davide, Elena ed Alberto optiamo per un imbarco a valle del salto. Fabio e il Conca invece non si tirano indietro e superano l’ostacolo con apparente facilità (è sempre così, maledetti loro…). A metà rapida – manco mi sono sognato di farla tutta d’un fiato – noto a riva, incastrata tra alberi semi sommersi, una corda da lancio: colto da un raptus ambientalista-compulsivo mi arrabatto a liberare la corda non ricordandomi che i miei pantaloni stagni fanno più acqua della celeberrima difesa a zona di Aldo, Giovanni e Giacomo contro il Marocco. Praticamente questo recupero della corda, alla fine, conta come bagno.

Torniamo così da dove eravamo partiti: ultima rapida, anche qua un bel casino, Davide scende a sinistra ad ispezionare. Decidiamo di fermarci in una morta sulla sinistra, così da impostare la rapida dopo tutta a sinistra ed evitare il tremendo bucone in mezzo. Iniziano a scendere Conca, Alberto e Fabio, tutti senza problemi. Poi vado io. Davide è in morta ad aspettarmi insieme ad Elena. Mi avvio, quattro pagaiate ben decise e sono in morta con loro. Questo è quello che avrei dovuto fare. Appunto, avrei. E invece no. Liscio la morta come il più stordito dei principianti e finisco dritto dritto nel bucone. Giusto il tempo di sentire l’urlo d’addio di Davide che sono giù a parlare con i salmoni. Provo un eskimo interlocutorio solo per prendere fiato, torno sotto e aspetto che le acque si calmino, letteralmente. Quando la mia (scarsissima) riserva di ossigeno finisce, ci riprovo: pagaia in posizione, accenno di rotazione e… BOOOOM! SONO FUORI!!!

Manco a dirlo, la mia GoPro aveva esaurito la carica cinque minuti prima del momento topico e così non esiste alcuna documentazione filmata dell’incredibile gesto atletico. Per maggiori informazioni potete chiedere ai miei compagni di viaggio, che però, bastardi come sono, vi direbbero che mi sono ribaltato in un piattone. Io invece vi racconterei che se la Norvegia fosse una partita a scalaquaranta, lo Jølstra sarebbe la mano in cui ho giocato i miei due jolly.

CDM

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Norway Disagio Tour 2015 – Episodio 2

Diario di viaggio di Elena, ecco a voi un altro punto di vista del Disagio tour in Norway, in questo caso con un tocco in rosa:

Il tour del disagio

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Norvegia: ha sempre colpito il mio immaginario, sia canoistico che paesaggistico. Quindi quest’anno la meta era più che decisa. Il gruppo? Ovviamente con me e Davide non potevano rinunciare gli immancabili Conca e Carlo. Un tira e molla di Miguel ci fa capire che non ci avrebbe seguito e ahimè neanche i suoi manicaretti. Sondiamo il terreno e qualcuno del ktt si aggrega: il nonno, Tex, Gabrio. Poi si unisce Fred (e il suo fantastico camper), Paracchini e at last but not at least Paolo Ronga! Con grande sorpresa i comaschi (Fabio e Alberto) si aggregano! Maifrè e Scwharz li avremmo beccati direttamente in Norvegia.

La combriccola è formata e non resta che partire. Ovviamente essendo un tour del disagio, sarebbe stato più che incoerente prendersela con comoda nel salire in macchina verso la Norvegia (e con comoda intendo solo fermarsi per dormire la notte). 36 ore filate di veglia non stop, l’arrivo più che confortevole al Numedaslagen alle 3.30 di notte con la bellezza di 1 °C outside, il gruppo camper sabotato dalla ruota maledetta che ha deciso di rompersi alle 23 (impossibile dunque trovare un meccanico per permettere loro di arrivare all’orario prestabilito), livelli preannunciati super-alti, la pioggia la mattina, il povero Gabrio che terminata la discesa sul Numedaslagen gli si blocca completamente la schiena… hanno segnato l’inizio del disagio tour!

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Ecco a seguire degli episodi salienti della vacanza:

RAUNDALSELVI

Tra tutti i fiumi norvegesi forse era quello che avevo più in mente di fare. Già un passaggio che si chiama MORNING GLORY è troppo figo per non essere percorso o perlomeno guardato. E poi l’acqua cristallina preannunciata da Davide non mi faceva che ben sperare. Arriviamo a Voss: voci dicono che il livello è molto alto. Ma non ci facciamo demoralizzare: io, Davide, Fabio, Alberto e Fred ci rechiamo il giorno prima della discesa a vedere il livello del fiume in particolare la cascata di 6 metri. Letto molto grosso, in effetti l’acqua sembra più che abbondare. Guardo il salto e… sti cazzi! Ma c’è una linea? Boh si chiede agli esperti: Fred dice che il livello è medio-alto, la cascata fattibile (tanto sputa nel caso di eskimo-bagno), quindi la discesa viene più che approvata.

La notte viene giù il diluvio universale. Io, in tenda mentre non riuscivo a prendere sonno, intanto pensavo tra me e me: ma non alzerà mica il livello del fiume sta pioggia? Vedremo domani.

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La mattina seguente il gruppo-camper sempre più lesto e reattivo di noi campeggiatori ci comunica che il livello è alto ma si può andare. Meglio però imbarcarsi sotto la cascata che il pezzo sopra potrebbe pestare alquanto e con mio grande rammarico niente MORNING GLORY.

All’imbarco ci prepariamo. Fred viene da me e mi dice: “ma ti imbarchi?” E io: “si perché?” Lui:” ma che brava! Come sei coraggiosa!!” Nella mia testa si accende un campanello di allarme… ma perché dovrei essere coraggiosa scusa? Non è che il livello è troppo alto? Esprimo queste perplessità al mio ragazzo super-mega apprensivo e noto con grande sorpresa che è più che tranquillo. Mi guarda e mi dice: “non ti preoccupare Elena sarà una discesa facile!” E io: “vabbè dai imbarchiamoci!”. Appena prima faccio una ricognizione lungo il fiume e guardo il primo passaggio. C’è un sassone in mezzo al fiume semi-nicchiato-sifonato da evitare. Tanto la linea è facile. C’è solo un buchetto prima da prendere da destra verso sinistra e poi si tiene il masso sulla destra. Secondo passaggio: ah toh un’ondina! A sinistra fa un po’ buco meglio passarci al centro. Torno indietro ed è ora di imbarcarsi. Intravedo il primo passaggio. Non capisco: da sopra il fiume sembrava piatto. Adesso faccio fatica a vedere anche il sassone gigante nicchiato. Davide parte e io dietro a ruota. L’acqua è dura, si fa quasi fatica ad immergere la pala. Dopo un secondo mi ritrovo subito al primo buco da tagliare e il secondo successivo a ridosso del roccione-nicchione. L’intento era di passarci a 2 metri di distanza e perché cavolo invece ci sono passata ad 1 cm? Inizio ad ansieggiarmi. Sono in ritardo, faccio fatica a seguire Davide che è davanti a me. Tex si infila e si mette tra di noi. Ok seguo Tex. Arriva il passaggio dell’ondina-buco. Davide passa al centro e io Tex siamo a sinistra. Con due eleganti bracciate Tex si sposta verso destra. Ma perché va verso destra? Vedo in lontananza il Paracca che fa segno con la pagaia. Azz! Devo andare di là! Provo anche io due pagaiate alla Tex ma non mi smuovo di 1 mm. Penso: vabbè dai passerò nel buchetto e al massimo tiro un eskimo. Ed ecco che mi si presenta un bucone gigante: merdaaaaaaaa!!!! Devo andare a destra devo andare a destra devo andare a destra e SBADABAM! In un attimo sono sotto sopra. La mie braccia sono invertite non so come al mio fianco. Non riesco a mettermi in posizione. Meglio uscire: tiro fuori le ginocchia e spingo. Niente. Provo ancora: niente. Ma porca vacca pure il paraspruzzi super stretto dovevo beccarmi? Non ho più aria inizio a dimenarmi. Ultimo tentativo e provo con più forza che posso e esco dalla canoa. ARIAAAAAAAAAAAAA….. I canoisti intorno a me: “NUOTAAAAAAAAAA!!!” Ma cosa nuoto che fra un po’ manco respiro?? Fred e Fabio mi aiutano a tornare a riva e Davide (a cui stavo inviando mentalmente una serie di insulti impronunciabili per avermi fatto imbarcare) e Maifrè (grazie per il recupero della canoa!) si apprestano dietro alla mia Tutea. Non faccio in tempo a toccare riva che vedo un’altra canoa passare sotto-sopra! Mi volto e Carlo si sta auto-recuperando in stile ‘ma si facciamocela una nuotata mattutina che ne avevo proprio voglia’.

Guardo l’acqua ed è cristallina, trasparente. Guardo meglio la riva: gli alberi crescono nell’acqua. O questa è una nuova specie di pianta oppure c’è qualcosa che non va. Ma come è possibile? Il fiume doveva essere medio-alto ma sembra di essere dentro ad una super-piena. Non ci capiamo proprio un’emerita fava di livelli???! L’acqua pulsa. Le morte smettono di essere morte e diventano gorghi. Guardo gli altri: ciao belli io esco e vado a farmi un aperitivo!

Raundalselvi vissuto in prima persona da Carlo!

RAUMA

E’ Sera, ed è il giorno precedente a quello in cui faremo l’ultimo fiume della Norvegia: la Rauma. I campeggiatori e il camper, in riva al fiume, si godono il bellissimo panorama dell’Ulva, fiume percorso il pomeriggio. Ormai il clima è di relax e già si pensa ai fiumi percorsi e alle belle esperienze. Ad un certo punto Fred annuncia: “domani Rauma!” Io guardo Davide e chiedo: qual è la Rauma? Davide super attrezzato tira fuori il computer e ci fa vedere i suoi 2500 video della Rauma, girati in Norvegia negli anni precedenti. La Rauma è il fiume in cui c’è il salto chiamato ‘Little Huka Fall’ per il fatto che ricorda la cascata sorella maggiore in Nuova Zelanda. Guardiamo i video e subito esprimo le mie perplessità: ma posso farlo? Fred sempre propositivo: “ma siiiiiiiiiiiiii! Ci sono solo 3 passaggi tosti che se vuoi puoi trasbordare il resto si fa tranquillamente!” E io dentro di me già mi prospettavo una fine tale e quale al Raundalselvi.

La mattina dopo, andiamo all’imbarco. Fa freddo ed è nuvolo quindi ovviamente mezzo grado in più. Tutti carichi ci imbarchiamo e arriviamo al primo passaggio: le golette!

Partono Fred e il Paracca che pennellano la rapida. Il Conca fa anche meglio: quasi non si bagna. La loro linea a me e a Davide piace quindi optiamo per quella! Davide inizia a destreggiarsi per prepararmi le sicure e partono le richieste: “Nonno non è che stai sulla roccia vicino al buco con la corda?” Paolo tu invece puoi stare in fondo in canoa così nel caso recuperi al volo Elena? Carlo invece te potresti stare in piedi su quel sasso minuscolo prima della rapida ad indicare con la pagaia il punto esatto in cui io e Elena dobbiamo passare?” E tutti scuotendo la testa esaudiscono i suoi desideri.

Partiamo e quasi prendiamo in faccia la pagaia di Carlo! Il primo slide termina in un buco-onda e a seguire c’è un saltino di 1 m con un ritorno. Il primo buco quasi mi frena e mi trasla tutto a destra e mi trovo in un’ottima posizione per buffare il saltino. Io e Davide entriamo in morta vicino alla parete dopo il ritorno e ci guardiamo! Evvaiiiiiiiii sono viva! Carlo parte. Viene stoppato leggermente dal primo buco e si ritrova di trasverso sul secondo saltino. L’urlo straziante di Davide rimbomba per la valle: BUFFAAAAAAAAAAAA!!!! Carlo, per lo spavento dovuto alle grida, tira fuori il boof del secolo e passa il ritorno! Grande Carlo!

La discesa prosegue. Si arriva al doppio salto. Qui sono presenti due salti paralleli che si prestano bene per una doppia foto per i canoisti. Quello a destra è più acquoso e il buco in fondo tende a mollare. Quello a sinistra è più uno scivolo che un salto. Difficile da booffare, quello che si può fare è andare di sfondamento. Mi rivolgo a Davide: “Dai facciamolo insieme?” E lui già con le paranoie: “no no, preferisco farti sicura!” Ed ecco che si mette sulla roccia nel punto esatto in cui sarei dovuta passare per fare il salto! Io e Carlo carichi ci apprestiamo a farlo. Ma ecco che Paolo nel salto di sinistra rimane quasi dentro nel ritorno. Ravana e ravana e alla fine riesce ad uscire. Iniziano a sorgermi i dubbi. Il saggio Conca: “Non s’ha da fare a sinistra! Too dangerous! Elena fallo a destra”. Noooo mii ero appena studiata la linea a sinistra, ero quasi imbarcata e moh devo studiarmi un’altra linea? Davide dice: “Paolo aveva la punta a sinistra e il buco l’ha messo di traverso se tieni la punta a destra esci!” E io a Carlo:” dai partiamo!” Arrivo sul salto, buffo ma la punta va giù a causa dello scivolo. Vabbè me lo aspettavo! Ecco che arriva il muro d’acqua! Entro dentro la punta esce e vedo che inizia ad andare verso l’alto piano piano. Fermatiiiiii fermatiiiiiiiii e bom ribaltata. Al che mi sovviene un flashback dell’anno scorso sul Giancarlo: stessa scena a cui è seguito un bagno con frullata nel buco di 16 secondi. Noooooo non può essere non ancora!! Tento un eskimo e vengo su! Che culoooooo il buco mi ha smollato! Meglio nascere fortunati che ricchi! (quote: Paolo Scuteri)

Facciamo qualche altra rapida e arriva finalmente il passaggio tanto desiderato: ‘Little Huka Fall’. Parte lo scouting. Ci aspettavamo una soglia più netta invece quello che si vede è un dente centrale molto evidente, una soglia (sembrerebbe piatta) a sinistra, mentre a destra del dente una conca di roccia che ti invita ad avvitarti. Fred esordisce: “bisogna farla sul dente! Appena prima c’è una roccia piramidale che fa cuscino, bisogna puntare dunque il cuscino e da solo ti traslerà verso il dente. Poi un boof ed è fatta”. Perfetto! Semplice, automatico, mi piace assai! Davide inizia: “eh no perché a destra c’è la conca che ti avvita e se non prendi bene il dente rischi di fare il salto a testa in giù. Facciamolo a sinistra!” E Fred: “A sinistra c’è una nicchia in cui non bisogna finire quindi meglio evitare!” Bom basta mi ha convinto faccio la linea di Fred. Ma Davide brontola e alla fine convince tutta la Norvegia a farlo a sinistra. Ci imbarchiamo e in fila siamo Conca, Davide e io. Conca parte e fa la linea di Davide verso sinistra. Segnali dicono che è atterrato e Davide può andare. Tex grida: “fatelo più a destra!” Davide si volta, mi guarda e dice: “fai esattamente come faccio io!” E dentro di me: Seeeeeeeee io faccio la linea di Fred, nella nicchia non ci voglio finire. Parte puntando a sinistra. Mi lanciano un segno che tocca a me. La voce di Tex tuona ancora:” A destraaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!” Io parto, punto il cuscino che mi trasla e mi ritrovo sul dente! Bene adesso Boof! Un attimo di silenzio e poi sento la mia testa rimbalzare contro il pozzetto! Evvaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ce l’ho fatta!!!!!!! Al che mi rivolgo verso Davide e gli chiedo:” ma perché Tex urlava come un forsennato ‘a destra?” E Davide:” io e il Conca siamo andati giù di punta perché il salto è più appoggiato a sinistra e quasi il ritorno ci ha bloccato!! Linea completamente cannata!”

La discesa continua fino all’ultimo passaggione: ‘Crocodile rock’. E’ uno scivolo acquoso un po’ incurvato che termina in un buco. A destra c’è solamente il ritorno, mentre a sinistra un roccione che prosegue per una decina di metri contro cui spinge l’acqua di tutto lo scivolo. Lo guardiamo, non si capisce un accidente su che linea fare! Il Conca dice: “si fa tutto a sinistra!” Convincendo noi povere anime della linea. Il Paracca sempre lanciatissimo fa la rapida (pennellandola)… tutto a destra! Ecco come non detto! Seguono Paolo che pennella il passaggio e Fred che si lascia traslare più a sinistra ma esce bene. Conca, in super forma in questa vacanza, la fa perfetta. Carlo, convinto della linea, decide anche lui di fare il passaggio. Parte, tutto a destra, troppo a destra, va quasi contro una roccia ma riesce a tenere la canoa. Fa lo scivolo e esce dal buco! Grande Carlo! Guardo Davide e gli dico che voglio farla anche io. Tra proteste e lamentele lo convinco e ci appropinquiamo al passaggio. Ecco che lo imbocchiamo! Ma dove va Davide? Ha sbagliato sta troppo a sinistra. Vabbè io tanto sono più furba e correggo la sua linea andando verso destra, fin troppo! Quasi mi appoggio al roccione di destra, do una pagaiata e mi spingo via. Non faccio in tempo a realizzare il mio madornale errore che la mia canoa si trova all’estremità sinistra sopra una lama di roccia e mi avvito su me stessa e sono a testa in giù. Noooooooooooooo!!!! Sento un po’ di rocce che mi colpiscono e poi acqua morbida… provo l’eskimo, non faccio in tempo a tirare fuori la testa che sono di nuovo a testa in giù e sento il buco che mi spinge contro la lama di roccia a sinistra. Mi metto in posizione ma sento che non è il momento buono. Quasi mi viene da stappare che tento un eskimo e vengo su! Ad accogliermi il Conca, Carlo e Paracchini che mi dicono: “se ti può consolare ti abbiamo dato per spacciata!”

Ahahah grazie guys è stato un piacere kayakare con voi!!!

Ele

Norway Disagio Tour 2015 – Episodio 1

Le ragioni del disagio

C’è un sottile piacere nel non avere una meta precisa, nell’improvvisare, nello sbagliare strada.

C’è un sottile gusto nel vivere un po’ randagi, nell’avere un tetto di tela sopra la testa, nell’accendere un falò per scaldare la sera.

C’è una sottile soddisfazione nel far stare una montagna di bagagli in un mai abbastanza grande bagagliaio, nel trovare solo a sera il posto perfetto per la notte.

Il disagio è un’avventura mal pianificata, ma altrimenti che avventura sarebbe?

Siamo ormai al quarto capitolo del Disagio Tour (Slovenia Disagio tour primavera 2014, Austria Disagio tour estate 2014, Corsica Disagio tour primavera 2015), la ricetta è sempre la stessa: una (o più) macchine strapiene, percorsi stradali improbabili, canoe sul tetto, buoni amici, buone intenzioni e cattiva organizzazione.

Il quarto ambizioso Disagio tour ci porta in Norvegia! E’ da tempo che lo dicevo, che sarei andato in Norvegia, ma suonava un po’ come una di quelle cose che si dicono di rito, come “mi piacerebbe farmi una spider”, “vorrei mollare tutto e aprire un chiosco ad Honolulu”, e ,se sei un canoista, “vorrei fare lo zambesi”, “lo stikine non mi sembra poi così difficile”, “devo imparare l’eskimo all’indietro”, “quest’inverno faccio slalom”. Invece, chissà come, a furia di dirlo quest’estate siamo davvero finiti nella terra dei Troll!!

4 amici ed un Land Cruiser

Passiamo agli ingredienti essenziali della nostra ricetta:

4 + amici: Io, Carlo, Davide ed Elena più Fabio e Alberto da Como, più Nonno, Tex, Paracchini, Fred, Paolo e Gabrio camperizzati, più i due Paoli: Shwartz e Maifrè

Un grande bagagliaio: Toyota Land Cruiser, di cui mi sono innamorato follemente. Il suo enorme bagagliaio ci ha messi alla prova, ma siamo riusciti agilmente a riempirlo completamente… ed oltre…

Percorsi stradali improbabili: Abbiamo fatto il tour delle valute straniere… mancava solo la sterlina! Io e Carlo abbiamo abbandonato il macchinone ad Oslo (ritorno in aereo per noi 2) con più di 4000km alle spalle, percorsi in soli 10 giorni.

Buone intenzioni e cattiva organizzazione: Store Ula easy e Randalselva super easy… (leggete gli altri capitoli e capirete)

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“I salti dello Store Ula sono super Easy e gli slides sono solo impressionanti”.

Partendo per la Norvegia, di una sola cosa avevo certezza: avrei fatto lo Store Ula, con relativi salti e slides. Tutto ruotava intorno a questo fiume praticamente.

Rondane National Park, Norway

Il 7° giorno dio si riposò entriamo nel Rondane National Park dove scorre lo Store Ula. La vista è incredibile: in un paesaggio lunare dominato da dolci colline e ricoperto da croccanti licheni cerchiamo il letto del fiume. Figli del disagio, parcheggiamo lontanissimi dalle rapide che vogliamo scoutare, ma una camminata in un ambiente del genere è ben tollerata.

Camminiamo fino a trovare questo solco nell’altopiano, dove su rocce liscissime (se fossi geologo vi direi quarzite, ma sono Ingegnere e mi posso limitare solo a molto lisce e placcose) scorre il fiume. Passiamo da Matze drop… un salto da pazzi, vediamo la bella gola successiva e difficoltà molto basse, siamo carichi, ma sti slides dove sono??

Proseguiamo ed ecco il primo slide… stica… mettete un tagliere nel lavandino e fateci scorrere sopra l’acqua… ecco, più o meno viene fuori lo Store Ula… l’acqua è abbastanza poca e le difficoltà sembrano maggiori di quanto ci saremmo aspettati (la difficoltà dei fiumi in funzione del livello, dopo varie esperienze, credo sia approssimabile ad una gaussiana, o comunque è sempre più difficile con l’opposto del livello con cui l’hai fatto tu). I passaggi sembrano tosti e soprattutto con conseguenze…Store Ula river, Rondane National Park, Norway

Più guardiamo il fiume più la motivazione cala… è tardi meglio rientrare alla macchina e cercare da dormire.

Nota disagio: per tornare alla macchina attraversiamo il tipico terreno spugna Norvegese affondando fino alle caviglie in morbido e fradicio muschio… grazie Davide per aver fatto strada…

Backup Solution: Ulvaa

Cena al campeggio del centro rafting della Sjoa, fantastica la cucina tutta per noi! Si decide per l’indomani: niente Store Ula (che intanto è stato fatto, e pennellato, dal gruppo del camper extrem, bravi!!) ci facciamo l’Ulvaa.

Posto bellissimo e isolato, strada sterrata per arrivare all’imbarco e acqua cristallina: un classico fiume Norvegese insomma!

Promette bene questo Ulvaa, il livello è giusto e i passaggi ci sono, impegnativi ma non troppo.

Rapida di riscaldamento e siamo subito al primo salto.

Mai fatto un salto così alto! Atterraggio ben areato e linea pulita, mooolto bene! Sono carico, guardo giusto prima scendere sti austriaci che si sa mai… e mi imbarco, slide, si prende velocità, boof di destro e boom atterraggio super morbido! Che figata!!!! Repeat subito!!

Ulvaa river, Norway

Il fiume è a passaggi, siamo i 4 dell’ave maria io, Carlo, Davide ed Elena e ci alterniamo ad aprire i passaggi e a guardarli, belle rapide e bell’acqua, bella compagnia e bel sole, va tutto da dio ed è una goduria!

Arriviamo in fretta allo sbarco dove c’è un bel rapidone. Gli altri si tirano indietro, ma io mi sento in forma e questo me lo voglio fare..

È già sera e incontriamo il gruppo camper extrem che ha appena fatto lo stesso tratto, reunion dei gruppi dopo la separazione per andare a Bergen, Si risale la valle per andare a campeggiare dove il fiume scorre lentamente tra le anse, riflettendo il rosso del tramonto…

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Mini Videorecap della Norvegia

Only kayakers know the feeling

Ale Conca