Santi & San…terno!

PE-PE-PE-PEEEEE! (squillo di tromba, ndr)! “Avviso ai naviganti! Dopo 24 anni di latitanza, torna il Raduno sul Santerno! Accorrete numerosi”.

Premesso che non avevo la più pallida idea di dove diavolo fosse il Santerno, l’idea di un ritorno sulle scene dopo così tanto tempo andava necessariamente premiata. Che poi, 24 anni… ma davvero? Ho provato a pensare qualcosa successo 24 anni – praticamente una vita – fa: l’Italia che perde la finale dei mondiali (mica come oggi…), il Berlusca che scende in campo (esattamente come oggi…), gli ultimi tirannosauri che si estinguono a causa di un meteroite che colpisce la terra.

Bando alle ciance. Chi c’è? Miguel è a spasso non si sa dove, Conca è sulle nevi, per cui dobbiamo trovare due sostituti per avere il team al completo. Dopo durissime selezioni, a spuntarla sono Piero e Vladimiro. Si carica tutto sul mostruoso gippone di Davide (alto circa 4m con le cinque canoe sopra…) e si parte con puntuale ritardo sulla tabella di marcia.

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Dai che ce ne sta ancora una…

Alcuni problemi di comunicazione ostacolano il nostro arrivo sul luogo (Fiorenzuola o Firenzuola? Via Ceretta o via Cerreta?), ma il top del disagio logistico arriva quando Vladimiro convince tutti a scendere lungo una strada che secondo lui, porta agevolmente allo sbarco, non facendosi intimidire da intimidire da 1) cartello di strada privata/divieto di accesso 2) cancellata con citofono e buca delle lettere e 3) strada con pendenza 25% in sterrato. I dubbi diventano certezze quando, lungo la strada, ci vengono incontro due bellissimi pastori tedeschi, diretti discendenti di Ivan il Terribile XXIII.

 

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Ehi, non vi ho mai visto da queste parti…

 

Abbandonata la compagnia dei lupi, Incredibilmente riusciamo a raggiungere il luogo dello sbarco. E lì, facciamo conoscenza con un vecchio amico che ci accompagnerà tutta la discesa: IL FREDDO. Ma io ero venuto sul Santerno per il caldo! Eh va beh, sarà per un’altra volta. Freddo a parte, però, la compagnia è ben nutrita: c’è il gruppo di Bergamo, quello di Trecate e in generale più gente di quanto pensassi di trovare, visto il clima. Eccoci quindi al fiume: cavolo, ma è bello! Qualche passaggio interessante, rapide divertenti, acqua che non manca, insomma, tutti gli ingredienti giusti per togliere un po’ della ruggine in inverno. Ciliegina sulla torta, all’arrivo mi accorgo di avere ancora tutte le dita attaccate alla mano! E io che pensavo di averle perse alla seconda rapida! Terminata la procedura di scongelamento, facciamo rotta per Fontanelice per prendere possesso del nostro B&B. Cioè, di quello che pensavo fosse un B&B. Per qualche strano errore dell’algoritmo di AirB&B, infatti, ci ritroviamo in una specie di santuario: solo nella mia camera svettano due foto di papi, una statua (gigante) della Madonna, una statuetta di Gesù Bambino (che fa molto 2a domenica di avvento) e una libreria dove spicca l’immortale capolavoro “La metafisica della cultura cristiana”.

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Santiago de Compostela is for boys, Fontanelice is for men

Avvolti da un’aura di santità, ci dirigiamo a Castel del Rio per cenare con il gruppone del raduno. A tavola ho la fortuna di assistere ad una lezione live di anti-aging del mitico Baldo – alias Francesco Balducci – che dispensa consigli sull’alimentazione e mi rassicura sul tanto temuto decadimento fisico dei post 30 anni.

Dopo una notte beata, grazie alle intercessioni ai piani alti, la domenica ci riserva un nuovo amico: IL SOLE! E se già il sabato la gente non mancava, la domenica ogni angolo di Castel del Rio pullula di canoe e canoisti. All’imbarco troviamo tanti amici: i toscani, Pagaia Rossa, i bresciani… insomma, il colpo d’occhio è davvero notevole.

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C’è da dire che anche il fiume, con il sole splendente, assume tutto un altro aspetto: quando arriviamo ai piedi della cascata, il colpo d’occhio è clamoroso. Foto di qua, foto di là, impossibile non immortalare una tale meraviglia. Alla spicciolata, tutti gli intrepidi del Santerno arrivano allo sbarco. L’ultima tappa del weekend è al quartiere generale del raduno: c’è la riffa finale con in palio una pagaia! Purtroppo il primo premio va ad un altro fortunato, ma anche noi abbiamo il nostro lieto fine: grazie alle odi a San Terno, protettore delle tombolate, Vladi ed Elena riescono ad accaparrarsi due succosi buoni, da dilapidare in (altro) materiale canoistico.

Un ringraziamento agli organizzatori del raduno e a tutti quelli che hanno partecipato! Sperando di non aspettare altri 24 anni per il prossimo!

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VIDEO: coming soon

I tipi umani di canoisti: 3a puntata

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Altro giro, altro regalo! Ecco altri cinque nuovi tipi umani che tutti, ma proprio tutti, abbiamo incontrato in fiume almeno una volta. E voi chi siete?

IL CASINISTA: mina vagante della compagnia, se lasciato solo è in grado di cannare sia ora che luogo del ritrovo. Conscio dei suoi limiti, affida l’organizzazione dell’uscita agli altri, limitando il suo contributo al carico/scarico delle canoe (se va bene). Puntualmente dimentica qualcosa nell’auto all’imbarco/sbarco, costringendo il gruppo a ripetuti ritardi. In via precauzionale, spesso viene affiancato da un badante.

L’ABITUDINARIO (CON LA SCUSA PRONTA): restio ad accettare qualsiasi proposta che lo porti fuori dalla sua comfort zone, l’abitudinario ha sempre pronto il carnet di scuse da sfoderare: dal classico “devo portar fuori il cane” al più criptico “verrei, ma Giove è transitato Saturno e in quanto Gemelli non me la sento”. A volte è dirottato a tradimento dalla destinazione concordata ed è così costretto ad auto-sabotarsi la canoa/attrezzatura per scampare la discesa. Conserva in bacheca l’Oscar guadagnato grazie alla magistrale interpretazione del colpo della strega all’imbarco.

LA DONNA: esemplare preziosissimo, la donna canoista è sempre al centro delle attenzioni del gruppo. I maschi alpha si alternano in galanterie tipo trasporto kayak all’imbarco/sbarco, scouting on demand, svuotamento del kayak e respirazione bocca a bocca preventiva. Spesso è accompagnata dal partner, ma sono documentati anche alcuni casi di donna canoista single. Ma se è per questo, qualcuno giura pure di aver visto lo Yeti.

LO STILISTA: c’è chi si preoccupa del proprio materiale affinché sia comodo, funzionale e performante. Non lo stilista. L’unica cosa che interessa allo stilista è che l’azzurrino della giacca sia lo stesso del casco. E che l’accoppiamento cromatico canoa-pagaia rispetti i canoni inviolabili sanciti da Vogue. Nei casi più estremi, lo stilista non tocca manco l’acqua: foto a bordo fiume con il nuovo completo da Principe Azzurro (o Grande Puffo) e via, verso un altro fium, pardon, selfie.

L’ESPLORATORE: specie abbastanza comune agli albori del kayak di alto corso, l’esploratore è oggi in via d’estinzione. Le continue scoperte degli anni passati l’hanno relegato su corsi sempre più periferici, ma lui non demorde, alla spasmodica ricerca dell’adorata “Prima”. Moderno Filini della canoa, organizza spedizioni nei quattro angoli del globo, sempre con la stessa formula: “Fantozzi, spedizione in Papuasia, è dei nostri? L’ho già iscritta io!”.

Se ti sei perso le puntante precendenti, tranquillo, puoi ancora rimediare:

1a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2017/12/31/i-tipi-umani-di-canoisti-1a-puntata/

2a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2018/01/12/i-tipi-umani-di-canoisti-2a-puntata/

I tipi umani di canoisti: 2a puntata

Prosegue il nostro viaggio tra le diverse razze che popolano il mondo canoistico. Nota positiva: è arrivato un botto di neve, magari in primavera ne scopriremo altre.

IL BAGNANTE: creatura misteriosa nella scala evolutiva, il bagnante rappresenta l’anello di congiunzione tra il regno anfibio e l’Homo Sapiens Sapiens. Previene la disidratazione trascorrendo metà della discesa a bagno. Predilige un outfit colorato per esser individuato più chiaramente tra i flutti.

L’ANSIOGENO: vive (e fa vivere) ogni pre-rapida come se dovesse essere l’ultima. Nonostante il buon livello tecnico raggiunto negli anni, tende a sottovalutarsi e consumarsi l’anima prima di ogni passaggio. La volta che va a bagno, bacchetta tutti con l’immancabile “io l’avevo detto”.

L’OLDIE: canoista di razza nei decenni passati, l’oldie non si arrende al trascorrere degli anni, continuando a solcare fiumi e a dispensare aneddoti su quella pazzesca discesa in Typhoon del 1993. Sovente, in gara dà ancora una pista ai giovani, “perché l’esperienza vale più dei muscoli”.

IL TESTER: consumatore seriale di canoe, pagaie e altro materiale, è difficile vederlo scendere due volte di fila con la stessa attrezzatura. Gestisce un giro di compravendite degno del mercato di Marrakesh, ma rispetto ai marocchini tira di più sul prezzo. Negli annunci immobiliari, rivolge più attenzione alla metratura del box che a quella della casa: 4 canoe non le tieni proprio ovunque.

IL CULINARIO: ragiona sulla base di uno schema binario del tipo fiume-trattoria: non esiste fiume che non abbia una corrispondente trattoria di riferimento (mentre è possibile il contrario). Fondamentalmente, il fiume è solo l’intermezzo umido che si frappone tra di lui e la tavola. Inguaribile ottimista, vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Di barbera.

E tu, sei in questo elenco? Se la risposta è no, clicca qui per vedere se sei nella 1a puntata.

1 year review: Astral Hiyak

“Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe”

Anonimo calzolaio Navajo

Se per un uomo bastano tre lune per giudicare le scarpe almeno un anno ci vuole… per questa stagione sia Io che Carlo abbiamo deciso di comprare le Astral Hiyak, novità di casa Astral, un bello scarponcino che si affianca alle classica Brewer e Rassler.

Il confronto più ovvio per queste scarpe è con le Five Ten Water tennie [recensione qui] che io ho avuto per più di un anno e che Carlo ha usato in Norvegia al posto delle Artistic Kayaker Pro (la cui recensione si riassume in un: “NO”)

Di seguito la recensione scritta a quattro mani (o mani e piedi giudicate voi)

[Carlo] – DESIGN:

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La forma ricorda molto quella delle scarpe da basket: i (molti) passanti per le stringhe sono rinforzati, così come la parte della tomaia a contatto con la suola. Il drenaggio dell’acqua è garantito dai fori presenti sulla punta e sul tallone ([Ale] – Drenano molto meglio e più rapidamente delle 5.10). Il materiale usato per la tomaia – non c’è traccia di neoprene – asciuga molto rapidamente: per accelerare il processo, è comunque possibile estrarre la soletta interna. La fibbia in velcro che copre il nodo sulle stringhe è la chicca di questo modello. Se inciamperete con queste scarpe, non sarà per colpa delle stringhe slacciate.

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