Ciffo-Slovenia – 2017 Edition

184 messaggi non letti. Ultimo accesso: 5 minuti fa. Il gruppo Whatsapp “Slovenia” è così, prendere o lasciare. Nato per nobili finalità, tipo organizzare la spedizione dei Ciffonauti sul Soča, come tutti i gruppi Whatsapp sfocia ben presto nel cazzeggio più assoluto, alternando qui e là un paio di informazioni utili. Tipo l’organizzazione dei mezzi di trasporto. Alla fine, dopo lunga analisi, riesco a capire con chi sono in macchina.

L’equipaggio è come sempre affiatato: Miguel alla guida, io davanti perché sono il più alto, Conca dietro. Ah, no, fermi, c’è una novità! A farci compagnia in questo viaggio c’è anche Wale, che ha perso vinto lo spareggio con Warta e Alessandra per essere la quota rosa della Miguel-mobile. Partiamo da Pavia clamorosamente in orario, e la cosa già mi insospettisce un po’. Per rimediare all’inconveniente, il primo quarto d’ora lo passiamo girovagando a caso e cercando di scegliere la strada migliore per uscire da Pavia. Alla fine il triumvirato Conca-Miguel-Google Maps partorisce un itinerario credibile e possiamo così partire alla volta di Bovec. Superata Udine, decidiamo di dare credito al navigatore, che ci propone un percorso alternativo rispetto al classico Cividale del Friuli-Kobarid-Bovec. Per qualche oscura ragione, né io, né il Conca decidiamo di dare troppo credito a quei cartelli sparsi qui e là che indicano una strada chiusa a molti chilometri. Tanto mica sarà la nostra, no? La Miguel-mobile procede spedita nella sperduta valle friulana verso il passo di confine. Dopo decine di chilometri senza incrociare mezza macchina, all’alba dell’una di notte arriviamo così al passo. CHIUSO. Retro-front, si torna a Cividale, con il Conca che si becca l’ennesima scarica di insulti da Miguel per non aver dichiarato ad alta voce il cartello strada chiusa. Arriviamo all’ostello di Bovec alle due e mezza di notte: già mi vedo i tedeschi lamentarsi al motto di “Italiani sempre rumore, ja!”.

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Poteva andare peggio, poteva piovere…

La mattina seguente facciamo la conta dei presenti. Oltre al nostro equipaggio, in ostello ci sono già anche Il Violo, Giuso, Warta e Alessandra, oltre a Fabio di Como arrivato in autonomia. Dopo una colazione a base di dolci, biscotti ma soprattutto UOVA e ‘NDUJA, decidiamo per tratto classico Srpenica1-Campo Slalom, ideale per far (ri)prendere un po’ di confidenza con l’acqua bianca alle ragazze. Il fiume si presenta come sempre meraviglioso, acqua azzurrissima come solo queste terre sanno offrire. Quello che ci stupisce, in realtà, è il livello… Alto! Nel senso, non in piena, ma con in suoi 50-60 mcs è certamente il livello più alto che mi sia mai capitato sul Soča.

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Mastallone: l’unione fa la forza!

Quesito: quante cose si possono fare con 36 persone? Vediamo: si possono organizzare 9 staffette 4×100. Oppure mettere in piedi tre squadre di calcio con tanto di arbitro e guardalinee. Con un po’ di fantasia si potrebbe addirittura chiedere a trentatré trentini di entrare a Trento tutti trentatré trotterellando (gli altri tre trentini trotterellerebbero altrove, tra Treviso e Trieste). Oppure – e questa è la soluzione consigliata – ritrovarsi  all’imbarco di un fiume e organizzare una discesa memorabile. Ecco, noi domenica scorsa abbiamo scelto (?) quest’ultima.

Ovviamente nulla di pianificato, anzi. Le temperature non esattamente primaverili e le scarse precipitazioni della notte non lasciavano ben sperare. Livelli appena accettabili su tutta l’Alta Valsesia. Che beffa! Ad un tratto però Conca controlla l’idrometro del Mastallone: 70! Buono, cavolo, 70 è buono! E allora… che Mastallone sia! Mentre ci mettiamo in moto, un rapido giro di telefonate/whatsappate ci fa capire che sul fiume troveremo parecchia gente: da Genova, Milano, Novara, Brescia, Sondrio… tutti in pellegrinaggio verso il Mastallone, divenuto per un giorno La Mecca del canoista.

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All’imbarco il colpo d’occhio è notevole: alla spicciolata arrivano tutti i vari gruppetti. Vecchie conoscenze e volti nuovi, tutti pronti a punteggiare di mille colori il corso del fiume. La partenza assume così i contorni di una clamorosa mass-start, con il serpentone di canoisti che inizia a snodarsi sinuoso lungo le prime rapide. Alla rapida del “Frullatore”, come prevedibile, il gruppone si ricompatta: con questo livello (nel frattempo era addirittura salito ad 80, ndr) questa rapida diventa un’opportunità troppo ghiotta per sperimentare nuove linee e così, tra bagnetti ed eskimi, bis e tris, il gruppo lentamente si sgrana.

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