I tipi umani di canoisti: 2a puntata

Prosegue il nostro viaggio tra le diverse razze che popolano il mondo canoistico. Nota positiva: è arrivato un botto di neve, magari in primavera ne scopriremo altre.

IL BAGNANTE: creatura misteriosa nella scala evolutiva, il bagnante rappresenta l’anello di congiunzione tra il regno anfibio e l’Homo Sapiens Sapiens. Previene la disidratazione trascorrendo metà della discesa a bagno. Predilige un outfit colorato per esser individuato più chiaramente tra i flutti.

L’ANSIOGENO: vive (e fa vivere) ogni pre-rapida come se dovesse essere l’ultima. Nonostante il buon livello tecnico raggiunto negli anni, tende a sottovalutarsi e consumarsi l’anima prima di ogni passaggio. La volta che va a bagno, bacchetta tutti con l’immancabile “io l’avevo detto”.

L’OLDIE: canoista di razza nei decenni passati, l’oldie non si arrende al trascorrere degli anni, continuando a solcare fiumi e a dispensare aneddoti su quella pazzesca discesa in Typhoon del 1993. Sovente, in gara dà ancora una pista ai giovani, “perché l’esperienza vale più dei muscoli”.

IL TESTER: consumatore seriale di canoe, pagaie e altro materiale, è difficile vederlo scendere due volte di fila con la stessa attrezzatura. Gestisce un giro di compravendite degno del mercato di Marrakesh, ma rispetto ai marocchini tira di più sul prezzo. Negli annunci immobiliari, rivolge più attenzione alla metratura del box che a quella della casa: 4 canoe non le tieni proprio ovunque.

IL CULINARIO: ragiona sulla base di uno schema binario del tipo fiume-trattoria: non esiste fiume che non abbia una corrispondente trattoria di riferimento (mentre è possibile il contrario). Fondamentalmente, il fiume è solo l’intermezzo umido che si frappone tra di lui e la tavola. Inguaribile ottimista, vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Di barbera.

E tu, sei in questo elenco? Se la risposta è no, clicca qui per vedere se sei nella 1a puntata.

Il mio primo Raduno dei Briganti

Che goduria signori, che goduria!

Sarà perché adoro le cose che nascono così, quasi improvvisate, o forse perché stravedo per la nostra Italia e le meraviglie che ci sa regalare,  o forse ancora perché mi piace conoscere nuova gente, ma devo ammettere che partecipare al Raduno dei Briganti mi ha regalato una splendida chiusura d’anno e una nuova carica di Energia!

I primi di dicembre Tiz e Nico, cari amici pavesi, mi avevano accennato della loro possibile partecipazione al raduno. Già che dovevo andare in Calabria per il Natale ho messo in macchina (si, proprio dentro la macchina) la canoa e via, al rientro avrei potuto improvvisare il da farsi…

E così che dopo delle “nutrienti” festività calabresi, il 28 sono partito da Vibo Valentia alla volta di Controne, piccolo paesino di appena 863 abitanti nel salernitano, sede del centro Rafting TPescursioni del grande Antonello, uno dei due organizzatori dell’evento.

Lungo la strada mi fermo ad ammirare il mare che impazza sulle coste di Pizzo e regala sempre bei paesaggi.

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Lungo il viaggio trovo pioggia, vento e neve ma all’arrivo a Controne gli amici Pavesi e altri canoisti mi accolgono subito calorosamente. In poco troviamo alloggio e poi dritti a cena e a nanna, pronti per ritrovarsi l’indomani alle 9 “canoistiche” (10 AM abbondanti per gli altri esseri umani).

I ritmi sono blandi e l’indecisione su cosa fare tanta (come sempre) alla fine si opta per la soluzione più affascinante, il Calore Cilentano. E’ così il gruppo composto da 12 canoisti giunti da ogni parte d’Italia: Treviso, Pavia, Roma si mette in moto.

Il fiume è davvero una perla appenninica, con un grado di difficoltà per me piacevole e dai paesaggi incantevoli. Scorre in una gola che a tratti diventa davvero strettissima, sempre coperta da alberi colmi di muschi che offrono un paesaggio incantevole che la mia GoPro non è stata capace di ritrarre appieno.

Nella discesa le disavventure non mancano, la canoa del Presidente Shultz resta incravattata ad un sasso in un modo che nemmeno a Tetris… solo dopo 40 minuti e tanta tanta fatica, specie dell’Ispanico Mimmo, siamo riusciti a recuperarla e proseguire la discesa.

La chicca della giornata l’ha offerta il neo canoista Marco che, non solo fa un eskimo con le mani, ma finisce anche la discesa della rapida senza pagaia tra le urla entusiaste e incoraggianti di tutti.

VIDEO MARCO, eskimo con le mani e rapida senza pagaia

Per celebrare alla grande la giornata tutti alle terme di Capasso. Che stile il canoista del sud, al nord non mi è mai capitato! Vi giuro che dopo tanto freddo in torrente fare un bagno caldo è qualcosa di FE-NO-ME-NA-LE!

L’indomani rotta verso sud ed ecco che a Lagonegro incontriamo il secondo organizzatore dell’evento, Alessandro, ci cambiamo e in poco (si fa per dire) ci imbarchiamo sul Noce Lucano. Fiume splendido, decisamente diverso dal Calore, meno complicato, ben più largo e con paesaggi aperti ma comunque molto bello e divertente.

Lo sbarco del tratto è esattamente al confine tra Basilicata e Calabria, ma è già il 30 dicembre, per me è il momento di salutare il raduno e il meridione e tornare verso un capodanno pavese. Non prima però di aver salutato e ringraziato tutti ed aver fatto un altro bagno alle Terme!

Chiudo complimentandomi e ringraziando Antonello, Alessandro che insieme ad Alberto, Mimmo e Annalisa hanno organizzato il raduno ed hanno permesso a me e tanti altri di percorrere questi fiumi davvero belli ed divertenti. La prossima volta vedrò di fermarmi di più per pagaiare altri ed altri fiumi dei Briganti e finalmente il Lao, il mio fiume “di casa”.

 

I tipi umani di canoisti: 1a puntata

Lo dicono i telegiornali, ma ce n’eravamo già accorti tutti: si va a chiudere l’anno più secco degli ultimi millemila anni. Salvo qualche sparuta sgrullata dal cielo, nei fiumi non c’è più acqua da mesi, ormai. Per tenere vivo questo blog, quindi, è necessario abbandonare l’aspetto prettamente agonistico della disciplina ed abbracciare la sfera psicologica/comportamentale. Grazie all’esperienza diretta e alle testimonianze dei colleghi, ho provato a definire i macro-tipi di canoisti che si possono incontrare sui nostri fiumi. E tu, che tipo sei?

IL PAPARAZZO: gira per fiumi munito di GoPro/macchina fotografica con un unico scopo: documentare tutto quello che succede, dallo scivolone all’imbarco alla fagiolata in rapida. Propone quindi ai compagni di discesa accordi di non divulgazione dei filmati più imbarazzanti dietro compenso economico: con il ricavato delle estorsioni andrà a comprarsi l’ultimo modello di GoPro, alimentando la spirale. E’ il nemico giurato del “Pro”, che vive nel terrore di esser beccato a bagno.

IL NEOFITA: si riconosce per l’abbigliamento stile Arlecchino, costruito ottenendo in prestito materiale da altri canoisti, in cambio solitamente di birra/recuperi in auto. Affronta ogni rapida con estrema reverenza, affidandosi alla guida del suo angelo custode. E’ tra le specie più pulite, per merito dei numerosi bagni messi a segno nelle varie uscite.

IL PRO: fuoriclasse dell’acqua bianca, piega le rapide al suo volere. Incute timore reverenziale nei compagni di discesa, convinti di essere la classica “palla al piede”: per questa ragione spesso è costretto a rifugiarsi nella discesa in solitario. Non dirà mai che il livello è troppo alto: al massimo è “molto morbido”.

L’ANGELO CUSTODE: canoista navigato o comunque non di primissimo pelo, l’angelo custode è il riferimento assoluto per il neofita. Lungo il fiume, è alla continua ricerca delle linee più abbordabili (i.e.chicken lines) per il discepolo al seguito, sacrificando il proprio ego di grande canoista. Alla trentesima chicken line solitamente sbrocca e condanna il neofita al bagno infilandosi di prepotenza all’interno di una tiger line.

IL LOCAL: punto di riferimento per i canoisti non di zona. Conosce ogni imbarco, passaggio, morta e probabilmente anche ogni pesce del tratto di sua competenza. Scrupoloso nel dare indicazioni a secco, in acqua di solito si limita ad un poco rassicurante “seguite me”. Pericolosissima l’accoppiata Pro-Local, in grado di generare mostri che si fanno Mollia la mattina alle 8 al posto del cappuccino.

STAY TUNED: molti altri tipi umani sono in arrivo…

Ciffo-Slovenia – 2017 Edition

184 messaggi non letti. Ultimo accesso: 5 minuti fa. Il gruppo Whatsapp “Slovenia” è così, prendere o lasciare. Nato per nobili finalità, tipo organizzare la spedizione dei Ciffonauti sul Soča, come tutti i gruppi Whatsapp sfocia ben presto nel cazzeggio più assoluto, alternando qui e là un paio di informazioni utili. Tipo l’organizzazione dei mezzi di trasporto. Alla fine, dopo lunga analisi, riesco a capire con chi sono in macchina.

L’equipaggio è come sempre affiatato: Miguel alla guida, io davanti perché sono il più alto, Conca dietro. Ah, no, fermi, c’è una novità! A farci compagnia in questo viaggio c’è anche Wale, che ha perso vinto lo spareggio con Warta e Alessandra per essere la quota rosa della Miguel-mobile. Partiamo da Pavia clamorosamente in orario, e la cosa già mi insospettisce un po’. Per rimediare all’inconveniente, il primo quarto d’ora lo passiamo girovagando a caso e cercando di scegliere la strada migliore per uscire da Pavia. Alla fine il triumvirato Conca-Miguel-Google Maps partorisce un itinerario credibile e possiamo così partire alla volta di Bovec. Superata Udine, decidiamo di dare credito al navigatore, che ci propone un percorso alternativo rispetto al classico Cividale del Friuli-Kobarid-Bovec. Per qualche oscura ragione, né io, né il Conca decidiamo di dare troppo credito a quei cartelli sparsi qui e là che indicano una strada chiusa a molti chilometri. Tanto mica sarà la nostra, no? La Miguel-mobile procede spedita nella sperduta valle friulana verso il passo di confine. Dopo decine di chilometri senza incrociare mezza macchina, all’alba dell’una di notte arriviamo così al passo. CHIUSO. Retro-front, si torna a Cividale, con il Conca che si becca l’ennesima scarica di insulti da Miguel per non aver dichiarato ad alta voce il cartello strada chiusa. Arriviamo all’ostello di Bovec alle due e mezza di notte: già mi vedo i tedeschi lamentarsi al motto di “Italiani sempre rumore, ja!”.

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Poteva andare peggio, poteva piovere…

La mattina seguente facciamo la conta dei presenti. Oltre al nostro equipaggio, in ostello ci sono già anche Il Violo, Giuso, Warta e Alessandra, oltre a Fabio di Como arrivato in autonomia. Dopo una colazione a base di dolci, biscotti ma soprattutto UOVA e ‘NDUJA, decidiamo per tratto classico Srpenica1-Campo Slalom, ideale per far (ri)prendere un po’ di confidenza con l’acqua bianca alle ragazze. Il fiume si presenta come sempre meraviglioso, acqua azzurrissima come solo queste terre sanno offrire. Quello che ci stupisce, in realtà, è il livello… Alto! Nel senso, non in piena, ma con in suoi 50-60 mcs è certamente il livello più alto che mi sia mai capitato sul Soča.

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DragoRossi DR9 first impression by AleConca e Davidino

By AleConca
[eng version below] 

Disclaimer 1:

Ho provato la DR9 sulla Koritnika, con un livello divertente, ma non è un test approfondito.

Disclaimer 2:

Sono un precisino riguardo l’impostazione interna, sono abituato in un certo modo (bene) e ci metto parecchio tempo a trovare l’assetto perfetto

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Dato che l’ho già precisato nel disclaimer iniziamo dall’impostazione:

Il sedile è il classico Dragorossi, che è ottimo, trattiene bene, grazie al velcro si poossono regolare bene gli spessori laterali, è fissato allo scafo per mezzo di barre forate, quindi una volta trovata la posizione ideale non si sposta più.

I longheroni sono in espanso, quello anteriore ha una protezione in plastica che evita che si rovini nel tempo.

Sotto al sedile corre un binario bello largo che ospita comodamente la corda e da struttura allo scafo.

Fino a qui tutto ottimo!

Il puntapiedi continua a non convincermi (vedi articolo Waka) secondo me per la gamma attuale di barche è troppo piccolo, per me che sono “corto” lascia troppo spazio intorno dove c’è il rischio di infilare un piede (con conseguenze molto poco piacevoli); è anche in posizione perfettamente verticale, sono abituto ad avere il puntapiedi leggermente inclianto che permette a tutto il piede di appoggiarsi comodamente, e ritengo che sia una soluzione migliore.

Premicosce: sono estremamente esigente a riguardo (vedi sempre articolo Waka). In questo modello troviamo una rivisitazione della soluzione già adottasa su 88 e 77, l’idea è ottima e ha inifinite possibilità di regolazione, questo modello rispetto al precedente è più ampio (bene), ma mi sembra trattenga meno (male, sono abituato a premicosce molto chiusi e avvolgenti, mi comunicano però che la versione definitiva sia diversa e più avvolgente) .

La Dragorossi ha proposto due soluzioni per il fissaggio, una esterna a lato del pozzetto e una interna su delle alette all’interno del pozzetto. A me piace avere le gambe abbastanza strette e alte, riesco a spingere meglio, avrei quindi messo i premicosce all’interno, quella provata gli aveva già fissati esternamente e non ho potuto spostarli, da testare se le alette interne sono abbasstanza resistenti.

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Costa Rica pura vida!

Com’è la Costa Rica? E’ uno dei paesi in assoluto più felici al mondo, 100% di energia rinnovabile, cibo ottimo e gente socievole. Quello che amo dei viaggi è scoprire e conoscere nuove culture, immergermi totalmente in esperienze del tutto nuove! Ed è proprio ciò che abbiamo fatto io e Davide.

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Il mummione è pronto a partire!

Nonostante una partenza in sordina determinata dal fatto che IBERIA non ci avesse consentito di portare con noi le pagaie (a quanto pare nel caso di trasporto di un bagaglio speciale bisogna segnarlo tempo prima alla compagnia aerea, ma ovviamente sul sito questo non era scritto da nessuna parte) incredibilmente i nostri bagagli sono arrivati tutti in Costa Rica (al ritorno ovviamente NO!). Affittata la macchina e recuperate le canoe di Diego, guida del Monrosa rafting, senza le quali saremmo stati spacciati (poi capirete perché) ci siamo messi in viaggio per iniziare l’esplorazione! Per rendere la lettura del report più piacevole la suddividerò in capitoli così che possiate concentrarvi su cosa vi interessi maggiormente sapere di questo magnifico paese.

Surf e Kayak al mare

Ci avevano detto che la Costa Rica è un posto magnifico per fare surf, dunque io e Davide non vedevamo l’ora di buttarci in mare con le canoe da gioco (una Transformer e una Pintail) per poter divertirci insieme a prendere le onde. La prima occasione si è verificata a Quepos, un paese bellissimo sulla costa Pacifica, paradiso per i surfisti, ma anche per i turisti, grazie alla presenza del vicino parco Manuel Antonio, molto famoso in tutto il mondo.

Belli carichi e super attrezzati ci rechiamo in spiaggia e sotto lo sguardo interrogativo dei passanti che probabilmente avranno pensato che fossimo alieni, ci avviciniamo all’acqua per imbarcarci.

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Io e Davide che scrutiamo l’orizzonte…

Ora: voi sapete l’effetto grandangolo che fa la gopro? Quando si vedono i video girati in fiume sembra tutto più facile. Evan Garcia fa un passaggione e tu pensi: Ehmbè e questo sarebbe difficile? Poi si vede la ripresa dall’esterno e la rapidella in realtà si rivela un slide di 50 m con pendenza 45° che Dio solo sa il coraggio che ha trovato Evan per imbarcarsi su quel fiume. Bene, lo stesso effetto possiamo ritrovarlo dal vivo guardando l’Oceano. Io e Davide ingannati dalla bellezza insidiosa del mare ci imbarchiamo e dopo 5 secondi ci rendiamo conto che non riusciamo ad avanzare di 5 metri più in là della riva a causa dei muri d’acqua che ci si frantumavano addosso.

Al primo tentativo di surf mi becco la pagaia in faccia e mi si gonfia il labbro, dunque esco demoralizzata a riva con Davide ovviamente al seguito che urla “Uuuusciamooooo! Troppo pericoloso!”. Dopo 5 minuti buoni di diplomazia spinta concordiamo per rientrare ancora. Posso dire che la seconda esperienza non è andata tanto meglio della prima, 2 eskimi e rotoloni fino a riva. Il che guardo Davide sorridendo e gli dico: “proviamo con il surf?”

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Davide in riva al mare mentre si diletta in prove acrobatiche

Il pomeriggio noleggiamo le tavole pensando che l’esperienza sarebbe stata più piacevole. Davide si cimenta in un nuovo sport, chiamato roto-surf e a fine giornata porta a casa un dente rotto. Io, tentando di imitarlo, perdo invece un orecchino. Insomma non c’è che dire, un vero successo!

A Santa Teresa, a nord della Costa Rica, ci siamo riscattati, grazie anche ad un attento studio preliminare. Innanzitutto abbiamo scoperto che nel periodo in cui ci siamo recati in Costa Rica, le onde erano più grosse del solito a causa di una forte mareggiata. L’ideale quindi era sfruttare la bassa marea che si verificava due volte al giorno, una alle 6 di mattina (ebbene sì ho detto alle 6!) e una alle 6 di sera (quando ormai era buio). Giuro che abbiamo tentato di svegliarci all’alba, tuttavia senza successo. Siamo entrati un paio di volte verso le 8 di mattina con marea crescente, prendendo delle belle onde. Verso le 9-10 tuttavia bisognava uscire in quanto le onde diventavano troppo grosse per essere surfate!

Nel video qua sotto potrete vedere me e Davide kayakare al mare a Santa Teresa in una delle giornate più favorevoli!

Nonostante ciò ci siamo divertiti tantissimo! Un consiglio: per chi volesse iniziare con il surf, vada nella stagione secca e non quella delle piogge onde evitare forti mareggiate!

Kayak

Io e Davide innanzitutto dobbiamo ringraziare 3 persone in particolare senza le quali saremmo stati letteralmente perduti in Costa Rica. Le prime due sono costituite dalla coppia Diego Montero & Betsy, i quali oltre ad averci dato danti consigli utilissimi ci hanno prestato ben due canoe da gioco e una pagaia. La terza è Aldo, che oltre ad averci ospitato a casa dei suoi famigliari in Costa Rica, ci ha fatto da guida per buona parte dei fiumi che abbiamo percorso.

Devo dire che i fiumi, tutti bellissimi, ci hanno purtroppo messo a dura prova dal punto di vista economico e lasciati un po’ delusi dal punto di vista dell’aiuto ricevuto da parte dei centri rafting, presso cui avevamo anche dei contatti. Ci aspettavamo che fosse più facile reperire il materiale e invece a quanto pare non esiste in Costa Rica un turismo da kayak, e tutte le canoe e le pagaie in circolazione appartengono a delle guide disposte ad affittarle a caro prezzo. Il massimo è stato quando abbiamo voluto affittare ad un rivenditore della Jackson delle canoe da fiume a Turrialba. All’inizio ne abbiamo chieste un paio per 2 giorni per la modica cifra di 160 $. Vista la folle richiesta ci siamo limitati ad 1 giorno ed 1 canoa, procurandoci il resto in altro modo. Il rivenditore essendo rimasto molto deluso per il mancato guadagno, ha ben deciso di alzare il prezzo per l’affitto dell’unica canoa, portandola a 50$!

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Attraversando vasti terreni dedicati alla coltivazione dell’olio di palma prima di raggiungere l’imbarco del Savegre

La maggior parte dei fiumi in Costa Rica si trova in posti inaccessibili. Per arrivare agli imbarchi/sbarchi spesso ci vogliono delle ore e il percorso è su strada sterrata. Ciò rende impossibile sia praticare autostop che fare auto-recuperi. Quindi la cosa migliore possibile da fare è pagare un driver che ti faccia il recupero.

Se in Costa Rica hai un amico che a sua volta ha un altro amico che conosce un tale che ha un vicino disposto a farti il recupero allora riesci a cavartela con 10-15$. Se invece non sai assolutamente a chi rivolgerti devi appoggiarti alle scuole di rafting, le quali SE HANNO VOGLIA, possono decidere di darti un driver. Leo, una ex-guida del Monrosa, ci ha fatto pagare un recupero (con la nostra auto) ben 30 $. La scuola di rafting più disponibile si è rivelata quella che si trovava sul Sarapiqui, al Lodge Posada Andrea-Cristina, che per 20 $ ci hanno dato uno strappo con i loro furgoni e ci hanno invitato anche a mangiare frutta fresca a metà del fiume. Altre volte invece abbiamo ricevuto 2 di picche.

Per il resto senza Aldo saremmo stati perduti, oppure poveri senza un soldo. 🙂

I fiumi sono tutti grossi e con acqua. La perla è sicuramente il Lower Pacuare, 20 km di fiume con rapide di 3° e 4° (e che quartoni!!), immerso nella giungla e lontanissimo da qualsiasi strada. Qui ci praticano rafting tutto l’anno, anche se mi ha inquietato abbastanza il fatto che il cellulare non prendesse praticamente da nessuna parte. L’unico punto in cui arriva il segnale è circa a ¾ del fiume. In caso di pericolo gli elicotteri non possono accedere al fiume, quindi i soccorsi giungono solamente via rafting. Nonostante ciò non puoi non goderti la discesa in cui si alternano rapide di un 3° spumeggiante a quartoni strepitosi con buconi e onde altissime! Le rapide più belle sono sicuramente ‘doble piso’, una rapida con un doppio salto, ‘Huacas arriba’ e ‘Huacas abajo’ (Cimitero alto e Cimitero basso), che devono il loro nome infelice alla presenza di una nicchia-sifone che si è presa la vita di diverse persone, ‘Cimarones’ che è una rapida con un bucone gigante proprio in mezzo al fiume e ‘Dos Montanas’, una rapida che si trova appena prima di una gola in cui sembra che le due montagne si congiungano.

Ci è piaciuto talmente tanto il fiume che l’abbiamo percorso per ben 3 volte. Avremmo voluto fare anche l’Upper Pacuare, un creek di 4°-5°, tuttavia una tempesta notturna ha fatto innalzare troppo il livello, facendoci dirottare nuovamente sul Lower Pacuare, ma regalandoci una discesa con un livello strepitoso!

Altri fiumi che abbiamo percorso sono il Sarapiqui e il Savegre, fiumi di acqua da fare assolutamente con i barchini e il Pejibaje, un tratto di 3° con le caratteristiche di un fiume alpino ma immerso nella giungla!

Concludendo si può dire dunque che i fiumi in Costa Rica sono da Pura Vida!! Di seguito il video dei fiumi percorsi.

 

I parchi

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I parchi Nazionali della Costa Rica sono molto famosi in tutto il mondo. Il primo fra questi è sicuramente il Parco Corcovado, il quale è stato segnalato come il luogo biologicamente più ricco del pianeta. Siamo riusciti a vedere tantissimi animali: coccodrilli, garruori, scimmie (ho deciso che la scimmia è il mio animale preferito! Troppo simpatica!), tapiri, pecari (dei grossi maiali neri molto aggressivi che si muovono in branco in mezzo alla giungla), pappagalli, tucani e chi più ne ha più ne metta.

IMG_3375Per giungere a questo parco ci sono due vie: la barca o una strada sterrata. Ovviamente la prima risulta alquanto costosa mentre la seconda super faticosa! Essendo poveri in canna ma molto allenati dal punto di vista fisico e psicologico abbiamo optato per la seconda opzione. C’era in effetti scritto sulla guida di evitare di avventurarsi a Bahia Drake, zona di accesso al parco, nella stagione piovosa, ma noncuranti dei suggerimenti ci siamo diretti senza alcun timore verso il parco. Dopo 1 ora di strada sterrata su e giù per i pendii delle montagne arriviamo ai primi guadi. Il nostro Jimmy Suzuki li ha retti benissimo fino a che non siamo giunti a questo guado enooooorme, che se non fosse stato per le indicazioni delle persone del luogo e la cocciutaggine di Davide, mi sarei battuta in ritirata immediatamente. Godetevi il video a questo link!

Altri parchi da citare: Parque Manuel Antonio, il più turistico della Costa Rica (già alle 7 di mattina era invaso da masse di turisti urlanti che non avevano niente da invidiare alle howling monkeys-scimmie urlatrici), Parque Braulio Carillo (da cui siamo riusciti a vedere il bellissimo Vulcano Barva come potete notare dalla foto qua sotto), Parque Nacional Volcan Arenal.

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La magnifica vista del vulcano Barva… -.-”

L’escursione in quest’ultimo parco ci ha fatto penare veramente tanto: ben 3 ore di ascesa al vulcano! Siamo riusciti a perderci ben due volte, una seguendo le orme di chissà chi e finendo impantanati in mezzo ad una palude (chissà se le persone di cui abbiamo seguito le orme sono stati inghiottiti dalle sabbie mobili) e l’altra invece seguendo un americano che risaliva un fiume secco e che poi abbiamo abbandonato per proseguire su altre vie (chissà se è riuscito a tornare indietro?). Il bilancio alla fine è stato comunque positivo: abbiamo saputo da una coppia che abbiamo incontrato in cima al vulcano che un altro ragazzo, perdendosi, ha avuto un tète à tète, con un bellissimo serpente di 2 metri! Niente paura, è sopravvissuto (il serpente).

 

 

 

Perché dunque andare in Costa Rica? Perché è un luogo ricco di avventure, ma anche un’ oasi di pace e serenità. Un posto ‘per chi vuol cambiar rotta’, per chi vuole immergersi completamente nella natura allontanandosi completamente dal modello occidentale a cui si è abituati.

‘Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione.’ La Costa Rica indubbiamente rientra tra quest’ultimi. Dunque che dire di più? Costa Rica Pura Vida!

 

Punta Straling (3.115) da Alagna

Dopo un weekend al mare (!!!) devo per forza tornare tra le mie montagne, obiettivo della giornata è la Punta Straling, partendo da Alagna.

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Il ritrovo è prestissimo! ma il giro è bello lungo, alle 7 stiamo già salendo verso Otro.

Il sole inizia a rischiarare la valle, sempre magnifica, e illumina le punte ancora coperte di neve, il giorno prima ha messo un 10cm in quota!

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vista da Otro, tutto a sinistra il corno bianco, tutto a destra la punta Straling

Proseguiamo fino all’alpe Pian Misura dove prendiamo il sentiero basso attraversando il rio Foricc.

Si sale rapidamente la valletta fino ad arrivare ad un ampio anfiteatro, a sinistra si vede la cresta su cui poggia il bivacco ravelli, a destra si aprono i pendii dell’alpe Granus.

Saliamo verso l’alpe Granus, dove però il gregge di pecore ed i solerti Maremmani non ci permettono di prendere direttamente il vallone principale facendoci deviare a destra.

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Un weekend di “bivi”

Eccomi di rientro da un weekend in Valsesia che mi mancava da un po’.

Potrei raccontarvelo ripercorrendo i fatti ma sarebbe forse noioso… giorni fa però mi è venuto in mente il mitico “fumetto a bivi” che si trovava di tanto in tanto sui “Topolino” quindi ecco, potrete costruire voi il racconto del mio weekend, dunque… procediamo 😀

Il comune inizio è semplice, eccomi appena arrivato in Valsesia verso le 9pm di venerdì sera, faccio appena il tempo di aprire casa e finisco subito al bar a bere e mangiare un panino con cari amici che non vedevo da qualche tempo. Tra le varie cose mi suggeriscono qualcosa da fare l’indomani in valle, la scelta mia (e vostra) è stata tra:

  1. una bella sgambata in montagna con un giretto al Corno Mud, per un totale di 1600m di dislivello,
  2. dormire e riposarsi aspettando l’arrivo del Conca per fare qualcosa nel pomeriggio.

BIVIO A: se preferite l’opzione A1 proseguite di seguito, altrimenti andate al punto A2

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Il primo Alpin non si scorda mai…

Prima o poi doveva succedere, dopo anni di rinvio con le scuse più disparate mie e di tutta la Crew Alpine Spirit del tipo: “il livello è troppo basso, una sassaiola, meglio quando c’è più acqua”, “troppa acqua, spinge troppo e ci lasci le penne”, “troppo tardi, farai un miliardo di bagni e non c’è tempo” (alle 12:00 magari), “oggi è difficile, direi livello Miguel Morto 10, lascia stare!!”, eccetera eccetera… lo scorso sabato 1° luglio, come per magia, alla proposta di imbarcarci a fine serata (ambivo ad un tratto di gara io) mi han detto, “solo sull’Alpin però, il tratto di gara… noia!”.

Da subito ho detto “Figo”, poi ho pensato… “CaXXo, speriamo di sopravvivere!” e così ci siamo ritrovati all’imbarco…

Ore 18:30, clima fresco, pioggerellina, ci imbarchiamo per scaldarci ed aspettare il buon Ste Broccato e solo qui realizzo il perché di tanta serenità nell’invito, si erano dimenticati (specie il Conca) che non avevo mai fatto l’Alpin… questo si che mi tranquillizza, ma tanto tanto! 🙂

Com’è andata la discesa??? Lascio giudicare a voi guardando le immagini del VIDEO, per quanto mi riguarda UN TRIONFO!

Un consiglio, se mai doveste trovarvi a fare di fretta un tratto “tosto” e magari per la prima volta vi suggerirei di portare con voi due angeli custodi, i miei erano Davide ed Elena, ineguagliabili!!

Grazie anche al mitico Ste Broccato, sempre pronto a farmi sicura ed all’Alzheimer  galoppante del Conca senza il quale non mi sarei mai imbarcato sull’Alpin.

Saluti

Miguel

PS: la presenza di una goccia d’acqua sulla GoPro è dovuta al rispetto della privacy di alcune rapide che non mi hanno concesso i diritti (forse si vergognavano di non avermi triturato ben bene).DCIM100GOPRO

Foto ad opera conclusa, Alpin bellissimo, io meno ma vivo!

Venerdì: chi lavora, chi Soana…

Potevo farmi un bel panino integrale. O guidare una macchina con cambio integrale. Ripescando nei vaghi ricordi di Matematica Base, avrei persino potuto calcolarlo, un integrale. E invece no. Stavolta mi è toccato il SOANA INTEGRALE.

Una serie di anomalie fa da preludio alla discesa. Innanzi tutto il giorno: la scelta del venerdì taglia fuori il grosso della compagnia. Ad accompagnare i due finti lavoratori lavoratori CDM e Conca c’è il semi-local Gianluca, un’autorità sulle acque del Soana. Seconda anomalia: arriviamo allo sbarco di Pont Canavese – luogo di ritrovo con Gianlu – (quasi) in orario senza (quasi) mai sbagliare strada. Terza anomalia: questa volta non sono io a fare casino con l’attrezzatura ma Gianlu, che dimentica la sua pagaia all’imbarco. Fortunatamente Conca non va mai in giro senza due (tre, quattro, cinque…) pagaie e così possiamo imbarcarci in tranquillità.

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