Ecuador 2020 – Quando lungo non è mai abbastanza

L’Ecuador è un Paese a cavallo dell’equatore sulla costa occidentale del Sudamerica. La giungla amazzonica e gli altipiani andini sono stati il cuore del nostro viaggio, regalandoci emozioni che hanno largamente superato le aspettative. Il team protagonista del viaggio questa volta era molto variegato. Oltre a me, Davide e Brocc c’erano anche: Il nonno (o per l’occasione Abuelo – El sabio, visto le perle di saggezza che sfodera la maggior parte del tempo), Max (the Boss – una vera forza della natura sia dentro che fuori dall’acqua), Silvia (la dolce metà di Max, alias Miss eskimo), Marcio (alias el salsero kayakero kamikaze italiano), Gabrio (come pennella lui le rapide in fiume nessuno mai) e Fred (alias il gufo – credetemi, meglio non essere nei paraggi durante una delle sue sentenze profetiche).

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Il team al completo con qualche intruso

Il viaggio è partito subito all’insegna dell’avventura disagio: arriviamo in aeroporto e Fred si appresta a fare il check-in. Imbarco negato:

  • Fred: ‘Ma come?’
  • Hostess: ‘Il passaporto risulta in scadenza’
  • Fred: ‘Ma non è possibile, l’ho appena rifatto in occasione del viaggio! Guardi qua! Scadenza 05/01/…. (Freddo tombale, elettrocardiogramma morto, flebile voce che sussurra ‘2020’)…. Nooooooooooooooooo ho preso quello sbagliato!!!!!’

Il tutto si è risolto con un cambio volo per il giorno successivo pagando una piccola (si fa per dire) penale. La gentile hostess, presa dalla pietà e dallo sconforto quanto noi, ci lascia imbarcare gratuitamente il bagaglio con le pagaie, che avrebbe dovuto portare Fred con sé.

Il viaggio all’andata è stato reso molto piacevole dal servizio Air France: l’open bar alcolico e alimentare è stato più che soddisfacente, soprattutto per Marcio e Brocc sempre con il bicchiere in una mano e un paninetto nell’altra.

Arrivati a Quito ci ricongiungiamo con tutta la truppa e ci dirigiamo a Tena, meta conoistica che sarà il fulcro della nostra vacanza. I trasporti in Ecuador sono per lo più due: i bus, i quali impiegano però molto tempo negli spostamenti e i taxi, veramente economici e in grado di raggiungere qualsiasi punto remoto della giungla. Il nostro taxista, Pedro, oltre a conoscere imbarchi e sbarchi era in grado di fornirci informazioni sui livelli dei fiumi e sulla loro fattibilità, anche se lo spirito mi sembrava per lo più molto simile a quello di Marcio: tutto buono e sempre a vista. Quando invece iniziava a profondere consigli del tipo: ‘Es un quarto, pero SOLIDO’, ‘Mejor no nadar’ o ‘Cuidado a la rapida central que es muy fuerte’, allora lì bisognava iniziare a preoccuparsi davvero.

Piatua

Sbarco del Piatua

Canoisticamente l’Ecuador è un paradiso. I fiumi sono costituiti da tratti di 20-40 km, media che abbiamo tenuto per tutta la vacanza. Completamente immerso nella giungla, il panorama è mozzafiato anche se reso un po’ inquietante dalla mancanza di segnale telefonico.

Una delle perle della vacanza è stato l’Upper Jondachi, un creek di IV+/V di 15 km, molto simile al Soana. L’imbarco è davvero scomodo in quanto per raggiungerlo è necessario attraversare paludi di fango infinite di qualche km. Siccome 15 km non erano abbastanza, Marcio propone di imbarcarsi sull’affluente dello Jondachi, l’Urcusiqui, dalle caratteristiche molto simili a quelle di un Sermenza, in modo tale da evitarsi quell’imbarco improponibile. La prima parte della discesa (50 min ca.) prosegue abbastanza bene senza troppi intoppi. Raggiungiamo lo Jondachi e il ritmo inizia a cambiare. Il fiume da stretto e alpino, diventa pendente e con acqua, costringendoci ad adeguarci al nuovo stile aggressivo. Dopo una ventina di min arriviamo al trasbordo. Max, febbricitante, che si era imbarcato dopo essersi sparato 2 oki, inizia a barcollare e sviene. Le convulsioni si fanno preda di lui e un po’ di panico inizia a diffondersi fra di noi. Dopo qualche minuto, rinviene, riprendendosi un poco, ma la situazione è critica. Non c’è segnale e l’unico modo di uscire è percorrere la via fangosa ed infinita che porta alla strada più in alto. Marcio e Gabrio si offrono di accompagnarlo su con la canoa, in modo tale da evitare che resti da solo a percorrere una strada del genere, mentre il resto del gruppo prosegue la discesa lentamente, nell’attesa di ricongiungersi con Marcio e Gabrio più tardi. In effetti la prima parte della discesa è proseguita mooooolto lentamente. Nessuno conosceva il fiume a parte Marcio e nessuno di noi aveva l’indole kamikaze incosciente tipica sua di buttarsi a vista nei passaggi cazzuti senza conoscerli. Un punto topico della discesa è stato quando io e Davide abbiamo iniziato a scoutare un passaggio sulle rive opposte senza avere la più pallida idea di dove passare. Per me a sinistra era impraticabile e per Davide a destra pure. Dopo 20 min di tentennamenti e comunicazioni non verbali incomprensibili, propendiamo per un ramo centrale che sembrava abbastanza pulito e ci buttiamo in rapida. In quel momento ci raggiungono Marcio e Gabrio, facendoci tirare un sospiro di sollievo e dicendoci: ‘Miiiiiiiiiiiiiii, ma siete ancora qua?!! Non finiremo mai così!’ E dire che a me sembrava di essere in acqua da una vita.

Fasolade (sempre per così dire) della discesa:

  • Il nonno rimane in un signor bucazzo a fare una play session di rodeo e Gabrio dietro a ruota lo investe… Risultato a bagno entrambi! Fasoladaaaaaaaaaa

Marcio

  • Davide decide di fare la rapida clou (Dos Huevos), trasbordata dalla maggior parte, all’indietro, perché farla dritti non era abbastanza difficile e adrenalinico…E anche qui olèèèèè Play session nel buco con bagno al corredo!
  • Marcio decide di buttarsi a vista in una rapida che Davide stava scoutando e che non presagiva niente di buono. Si infila in un sasso nicchiato/sifonato e si incastra! Attimi di panico, con noi sopra che non sapevamo come raggiungerlo. Marcio stappa e riesce a disincastrarsi, lasciandosi però un bel ricordino per la vacanza (vedi foto!)

Dopo ben 6 ore di discesa, vediamo il ponte dello sbarco e urla di gioia si sollevano tra i presenti. Provati, ma felici, ci abbracciamo e rincontriamo Max che nel frattempo si era fatto un bel pisolino per gli stenti che aveva dovuto affrontare.

Altre super discese sono state:

  • il Piatua ~ IV/ IV+, un teorico creek che era diventato un effettivo fiume di volume (ma Pedro col cavolo che si è lasciato spaventare dall’acqua…‘muy alto, pero practicable’)
  • Upper Anzu ~ IV (IV+), questa volta creek per davvero senza sorprese. Un bellissimo tratto di 20 km che si alterna tra boof e rapide e che culmina in un bel rapidone adrenalinico
  • Yatunyacu ~ III+, un fiume di volume giocoso che ci ricordava tanto il Colorado in Grand Canyon
  • Misahualli ~ IV/IV+, l’Alpin (un po’ più lunghetto ed insidioso) dell’Ecuador!!
  • Middle/Lower Jondachi ~ III/IV, tratto basso dello Jondachi più semplice del tratto alto ma altrettanto bello

E tanti altri ancora che ci rimarranno sempre impressi nel cuore. 😊

Quilotoa

Circuito del Quilotoa

Dopo 10 giorni di canoa stremanti, decidiamo di fare i turistones e ci dirigiamo verso il Quilotoa. Nel frattempo Gabrio e Fred ci lasciano e ritornano in patria. Il Quilotoa, a 3.914 m, è un lago di origine vulcanica dell’Ecuador, situato nella provincia del Cotopaxi, nella parte occidentale delle Ande ecuadoriane. Un luogo incantevole che ci ha messo a dura prova per quanto riguardava l’altitudine, la lunghezza del circuito e il vento gelido a 40 nodi. Sicuramente le 4.5 h di trascinamento e sali e scendi del circuito hanno lasciato alla fine una grande soddisfazione.

A questo punto il gruppo si spezza ancora sempre per il ritorno in Italia e rimaniamo solo io, Davide e Brocc che decidiamo di andare a visitare il Cotopaxi, un vulcano attivo delle Ande di 5.872 m, sempre annuvolato ma che ci ha regalato per l’occasione un cielo limpido e terso che ci ha permesso di ammirare il vulcano in tutta la sua bellezza. Ci siamo trascinati portati fino al rifugio di 4.864 m partendo dal parcheggio poco più in basso e riuscire ad arrivare alla meta è stata una vera impresa! L’aria sottile, il vento, il freddo facevano sembrare una passeggiata il circuito del Quilotoa che avevamo fatto 2 giorni prima. La gioia di arrivare alla meta e ammirare la cima del Cotopaxi così da vicino è stata un’emozione indescrivibile.

Cotopaxi

Il magnifico Cotopaxi

Altri highlights della vacanza:

  • Brocc, munito di trolley e trolleyno, per le strade più insidiose di Quito che avrebbero fatto paura a Pablo Escobar in persona girava come un milanese imbruttito che proprio ‘Uè, figa ma quand’è che si fa Ape qua?’. Se è riuscito a sopravvivere lui a qualsiasi rapina, allora c’è speranza per tutti.
  • Max che con il suo spagnolo misto romano, riusciva a comunicare qualsiasi cosa anche alle tribù più disperse nella giungla. Qualche esempio: ‘Ahòòòòòò, se paramo aquì?’ ‘Gnà fò più… se comemo qualcosa? Tengo fame, el panino estaba un poquito piquiño’
  • Ho visto veramente poche persone spararsi degli eskimi come se li sparava Silvia in certe rapide e buchi. L’apnea e la pazienza (ma anche il suo background da rodeista) la portavano a risolvere dei casini che per il 50% delle volte una persona normale avrebbe concluso con un bagno. Per chi volesse, a Lee Valley, organizza un corso avanzato su come tirarsi fuori dai casini in fiume. Io mi sono iscritta (pare anche Pat Keller e Aniol Serrasolses)
  • Hostal Zumag Sisa, assolutamente il miglior ostello in cui io abbia mai soggiornato in tutta la mia vita. Mama Marcia ci preparava tutte le mattine una colazione differente e super abbondante per darci le energie necessarie ad affrontare il fiume. Qualsiasi malessere ci affliggesse ci accompagnava sempre in ambulatorio per farci curare ed era sempre disponibile nell’aiutarci a risolvere problemi o a recuperare informazioni per conto nostro. Per chiunque avesse come meta prevista per il prossimo viaggio l’Ecuador, può saltare tutte le attrazioni turistiche del paese tranne questo meraviglioso ostello! ❤
Zumag Sisa

Zumag Sisa en nuestro corazon!

Grazie a tutto il team che ha reso questa vacanza magica e speciale!!

Per approfondimenti sulla vacanza e foto al completo, dovete assolutamente leggere il report del nonno su: http://www.brianzatour.org/report.php?IDReport=20_NONNO_ECUADOR1&fbclid=IwAR02iRD2SPk63iuOH9E6iWFM8LCraZVC_JwulY3vVK1z34PAjhe346wXkfc

 

Norway 2019 – Sole o son desto?

Voglia di mare? E di un caldo e di un sole che spacca le pietre? E che dire di strepitose visite culturali in città? Allora la Norvegia sicuramente NON è il posto giusto!

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Il tempo che non c’è

Appena tornata dalle ferie, mi veniva chiesto come fossero andate le vacanze… ovviamente alla grande! Anche se gli 8 °C, la pioggia incessante e di conseguenza l’abbigliamento di canoa sempre bagnato (maledetti coloro che avevano la dry-suit!) non hanno reso la vacanza molto confortevole…

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Pronti per partire!!!

Io, Davide, Pol, Marty, Conca, Dedo, Broc e Tommy il 9 Agosto siamo partiti con le macchine cariche di canoe, cibo e attrezzatura da campeggio, per direzione: Sjoa! 32 h di guida non stop ci hanno condotto in questa meravigliosa valle che nella scorsa vacanza, non avevamo avuto il tempo di vivere appieno.

Il 1° giorno di vacanza si è aperto con una fantastica Play Run che ci ha condotto fino alle gole di Amot. Onestamente non sapevo bene cosa aspettarmi da queste famosissime gole: mi avevano parlato di acqua grossa e compressa ma devo dire che l’immaginazione non rendeva giustizia al tratto. Inoltre il livello era superiore al limite massimo consigliato dalla Bibbia della Norvegia: 56 m3 VS 40 m3! La prima rapida terminava con due grossi buchi. Pol e Tommy sprezzanti del pericolo ci si sono buttati dentro… Entrambi hanno risolto con un eskimo, ma Santa Maria Teresa Pol nel tentativo di darci indicazioni su dove passare, si infila in una nicchia e va a bagno. A quel punto si è scatenato il panico nel gruppo. Io per lo shock di assistere a questo evento rarissimo, volevo immediatamente sbarcare dal tratto. Davide, che in fondo in fondo un po’ ingegnere lo è, anche se gli è veramente dura ammetterlo, negava la natura paradossale dell’evento, dicendo che era scientificamente impossibile che Pol fosse andato a bagno. Brocc, che aveva assistito in primo piano alla scena, continuava a darsi pizzicotti convinto di essere in un sogno, mentre Dedo invece aveva immediatamente switchato l’italiano in un bresciano stretto pieno di epiteti che per ragioni di decoro non posso riportare. L’unica che gioiva e se la rideva era la Marty che finalmente aveva l’opportunità di perculare il proprio ragazzo in una rapida, che lei aveva pennellato e lui no (Marty, ti capisco e fai bene!!!).

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Tommy in action su Amot

La discesa poi è proseguita senza troppi intoppi, anche se devo dire che la parola grosso (sorry Davide) fino ad ora non avevo ben capito cosa significasse. Il Colorado in Grand Canyon è grosso ok, ma rapide così compresse in vita mia non le avevo mai fatte. Poi per carità i buchi mollano tutti, ma meglio stare lontani dalle morte in parete e non andare a bagno!

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Marty su una delle rapide clou dello Jolstra

Ciò che caratterizza la Norvegia è la quantità e diversità di fiumi che si possono trovare: si passa da creek con slide e boof a fiumi di volume tutti nel raggio di pochi chilometri! Le valli inoltre sono spesso incantevoli. L’uomo sembra aver trovato un perfetto equilibrio con la Natura, che rappresenta la maggior attrazione turistica del Paese.

E’ stato bello rifare fiumi di 4 anni fa (Ulvaa, Upper Rauma, Jolstra…) ma sentire che il tempo ti ha donato maggiore consapevolezza e sicurezza e che passaggi fatti a testa in giù o trasbordati quest’anno diventavano un sfida emozionante.

Lo Store Ula, per quanto mi riguarda, è stato una chicca della vacanza! Un bel torrente immerso nel Rondane National Park con un panorama mozzafiato. Peccato per la nebbia e la pioggia che hanno trasformato il paesaggio nelle campagne pavesi d’inverno.

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“We’re like astronauts but with more style!”

Il fiume si alternava tra slide e boof con un tratto continuo di IV dopo il famoso passaggio di Matze Drop. Si giungeva verso la fine agli slide molto noti nel mondo della canoa che per l’occasione erano diventati un unico slide di 300 m, in quanto l’acqua non si era fatta mancare per niente! Inoltre a fine slide era assolutamente necessario prendere una morta a sinistra se non si voleva finire nel passaggio successivo, un salto molto spigoloso con un po’ di sassi in atterraggio. Brocc nello slide si è esibito in un eskimo nell’unico punto in cui probabilmente c’era acqua per poi mancare la morta e prenderne una micro appena prima del salto (vedere la faccia di Brocc nell’ultima micro-morta è stato impagabile!).

Altri Highlights della vacanza:

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  • Davide il primo giorno sulla Play Run della Sjoa decide di darsi una pagaiata sul naso provando il Kick Flip Flop su un’onda e alzando ulteriormente il livello del fiume con tutto il sangue che gli sgorgava dalla faccia. Medaglia d’onore però per aver proseguito in quelle condizioni nelle gole di Amot!
  • Il Conca – alias Caxxo duro Conca – era veramente carico questa vacanza. Mai una volta che si sia tirato indietro in un passaggio. Questa sua sfrontatezza l’ha portato a farsi anche un paio di giretti in alcune nicchie, forse confuse per qualcos’altro di caldo e accogliente. L’astinenza gioca brutti scherzi, eh no?
  • Ad 8 °C, pioggia incessante, con l’umidità che penetrava le ossa, Tommy era l’unico in grado di andare in giro nudo con solo l’asciugamano intorno alla vita. Vedevo inoltre che ogni tanto accidentalmente gli cadeva pure l’asciugamano per terra. La cosa è diventata parecchio sospetta quando ci siamo accorti che un gruppetto di ragazze si aggirava sempre nei suoi paraggi… D’altronde, anche lui ingegnere, non lascia mai niente al caso! 😀
  • Mentre la maggior parte di noi percorreva l’Ulvaa, Pol, Tommy e Dedo si sono sparati la Lower Rauma. Un tratto visivamente molto suggestivo e con passaggi pazzeschi e super impegnativi! Peccato non averla fatta quest’anno, ma almeno avrò l’incentivo per tornare di nuovo in Norvegia!
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Pol sul primo salto della Lower Rauma

Una nota di merito va agli sponsor della vacanza, Boss Kayak e Gul Kayak Italy, per averci sempre sopportato supportato con il materiale nella fase organizzativa (rischiavo di andare in Norvegia senza tappo della Nirvana, ma in qualche modo l’abbiamo reperito!).

La Norvegia fa sognare. Per chi ancora non avesse intrapreso questo viaggio, non aspetti tempo! Per ingolosirvi ulteriormente qui sotto il video realizzato da Brocc.

Che dire dunque? Sole, nebbia, pioggia, fiumi grossi, fiumi secchi… ma chissenefrega l’importante e sempre divertirsi con la compagnia giusta!

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Costa Rica pura vida!

Com’è la Costa Rica? E’ uno dei paesi in assoluto più felici al mondo, 100% di energia rinnovabile, cibo ottimo e gente socievole. Quello che amo dei viaggi è scoprire e conoscere nuove culture, immergermi totalmente in esperienze del tutto nuove! Ed è proprio ciò che abbiamo fatto io e Davide.

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Il mummione è pronto a partire!

Nonostante una partenza in sordina determinata dal fatto che IBERIA non ci avesse consentito di portare con noi le pagaie (a quanto pare nel caso di trasporto di un bagaglio speciale bisogna segnarlo tempo prima alla compagnia aerea, ma ovviamente sul sito questo non era scritto da nessuna parte) incredibilmente i nostri bagagli sono arrivati tutti in Costa Rica (al ritorno ovviamente NO!). Affittata la macchina e recuperate le canoe di Diego, guida del Monrosa rafting, senza le quali saremmo stati spacciati (poi capirete perché) ci siamo messi in viaggio per iniziare l’esplorazione! Per rendere la lettura del report più piacevole la suddividerò in capitoli così che possiate concentrarvi su cosa vi interessi maggiormente sapere di questo magnifico paese.

Surf e Kayak al mare

Ci avevano detto che la Costa Rica è un posto magnifico per fare surf, dunque io e Davide non vedevamo l’ora di buttarci in mare con le canoe da gioco (una Transformer e una Pintail) per poter divertirci insieme a prendere le onde. La prima occasione si è verificata a Quepos, un paese bellissimo sulla costa Pacifica, paradiso per i surfisti, ma anche per i turisti, grazie alla presenza del vicino parco Manuel Antonio, molto famoso in tutto il mondo.

Belli carichi e super attrezzati ci rechiamo in spiaggia e sotto lo sguardo interrogativo dei passanti che probabilmente avranno pensato che fossimo alieni, ci avviciniamo all’acqua per imbarcarci.

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Io e Davide che scrutiamo l’orizzonte…

Ora: voi sapete l’effetto grandangolo che fa la gopro? Quando si vedono i video girati in fiume sembra tutto più facile. Evan Garcia fa un passaggione e tu pensi: Ehmbè e questo sarebbe difficile? Poi si vede la ripresa dall’esterno e la rapidella in realtà si rivela un slide di 50 m con pendenza 45° che Dio solo sa il coraggio che ha trovato Evan per imbarcarsi su quel fiume. Bene, lo stesso effetto possiamo ritrovarlo dal vivo guardando l’Oceano. Io e Davide ingannati dalla bellezza insidiosa del mare ci imbarchiamo e dopo 5 secondi ci rendiamo conto che non riusciamo ad avanzare di 5 metri più in là della riva a causa dei muri d’acqua che ci si frantumavano addosso.

Al primo tentativo di surf mi becco la pagaia in faccia e mi si gonfia il labbro, dunque esco demoralizzata a riva con Davide ovviamente al seguito che urla “Uuuusciamooooo! Troppo pericoloso!”. Dopo 5 minuti buoni di diplomazia spinta concordiamo per rientrare ancora. Posso dire che la seconda esperienza non è andata tanto meglio della prima, 2 eskimi e rotoloni fino a riva. Il che guardo Davide sorridendo e gli dico: “proviamo con il surf?”

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Davide in riva al mare mentre si diletta in prove acrobatiche

Il pomeriggio noleggiamo le tavole pensando che l’esperienza sarebbe stata più piacevole. Davide si cimenta in un nuovo sport, chiamato roto-surf e a fine giornata porta a casa un dente rotto. Io, tentando di imitarlo, perdo invece un orecchino. Insomma non c’è che dire, un vero successo!

A Santa Teresa, a nord della Costa Rica, ci siamo riscattati, grazie anche ad un attento studio preliminare. Innanzitutto abbiamo scoperto che nel periodo in cui ci siamo recati in Costa Rica, le onde erano più grosse del solito a causa di una forte mareggiata. L’ideale quindi era sfruttare la bassa marea che si verificava due volte al giorno, una alle 6 di mattina (ebbene sì ho detto alle 6!) e una alle 6 di sera (quando ormai era buio). Giuro che abbiamo tentato di svegliarci all’alba, tuttavia senza successo. Siamo entrati un paio di volte verso le 8 di mattina con marea crescente, prendendo delle belle onde. Verso le 9-10 tuttavia bisognava uscire in quanto le onde diventavano troppo grosse per essere surfate!

Nel video qua sotto potrete vedere me e Davide kayakare al mare a Santa Teresa in una delle giornate più favorevoli!

Nonostante ciò ci siamo divertiti tantissimo! Un consiglio: per chi volesse iniziare con il surf, vada nella stagione secca e non quella delle piogge onde evitare forti mareggiate!

Kayak

Io e Davide innanzitutto dobbiamo ringraziare 3 persone in particolare senza le quali saremmo stati letteralmente perduti in Costa Rica. Le prime due sono costituite dalla coppia Diego Montero & Betsy, i quali oltre ad averci dato danti consigli utilissimi ci hanno prestato ben due canoe da gioco e una pagaia. La terza è Aldo, che oltre ad averci ospitato a casa dei suoi famigliari in Costa Rica, ci ha fatto da guida per buona parte dei fiumi che abbiamo percorso.

Devo dire che i fiumi, tutti bellissimi, ci hanno purtroppo messo a dura prova dal punto di vista economico e lasciati un po’ delusi dal punto di vista dell’aiuto ricevuto da parte dei centri rafting, presso cui avevamo anche dei contatti. Ci aspettavamo che fosse più facile reperire il materiale e invece a quanto pare non esiste in Costa Rica un turismo da kayak, e tutte le canoe e le pagaie in circolazione appartengono a delle guide disposte ad affittarle a caro prezzo. Il massimo è stato quando abbiamo voluto affittare ad un rivenditore della Jackson delle canoe da fiume a Turrialba. All’inizio ne abbiamo chieste un paio per 2 giorni per la modica cifra di 160 $. Vista la folle richiesta ci siamo limitati ad 1 giorno ed 1 canoa, procurandoci il resto in altro modo. Il rivenditore essendo rimasto molto deluso per il mancato guadagno, ha ben deciso di alzare il prezzo per l’affitto dell’unica canoa, portandola a 50$!

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Attraversando vasti terreni dedicati alla coltivazione dell’olio di palma prima di raggiungere l’imbarco del Savegre

La maggior parte dei fiumi in Costa Rica si trova in posti inaccessibili. Per arrivare agli imbarchi/sbarchi spesso ci vogliono delle ore e il percorso è su strada sterrata. Ciò rende impossibile sia praticare autostop che fare auto-recuperi. Quindi la cosa migliore possibile da fare è pagare un driver che ti faccia il recupero.

Se in Costa Rica hai un amico che a sua volta ha un altro amico che conosce un tale che ha un vicino disposto a farti il recupero allora riesci a cavartela con 10-15$. Se invece non sai assolutamente a chi rivolgerti devi appoggiarti alle scuole di rafting, le quali SE HANNO VOGLIA, possono decidere di darti un driver. Leo, una ex-guida del Monrosa, ci ha fatto pagare un recupero (con la nostra auto) ben 30 $. La scuola di rafting più disponibile si è rivelata quella che si trovava sul Sarapiqui, al Lodge Posada Andrea-Cristina, che per 20 $ ci hanno dato uno strappo con i loro furgoni e ci hanno invitato anche a mangiare frutta fresca a metà del fiume. Altre volte invece abbiamo ricevuto 2 di picche.

Per il resto senza Aldo saremmo stati perduti, oppure poveri senza un soldo. 🙂

I fiumi sono tutti grossi e con acqua. La perla è sicuramente il Lower Pacuare, 20 km di fiume con rapide di 3° e 4° (e che quartoni!!), immerso nella giungla e lontanissimo da qualsiasi strada. Qui ci praticano rafting tutto l’anno, anche se mi ha inquietato abbastanza il fatto che il cellulare non prendesse praticamente da nessuna parte. L’unico punto in cui arriva il segnale è circa a ¾ del fiume. In caso di pericolo gli elicotteri non possono accedere al fiume, quindi i soccorsi giungono solamente via rafting. Nonostante ciò non puoi non goderti la discesa in cui si alternano rapide di un 3° spumeggiante a quartoni strepitosi con buconi e onde altissime! Le rapide più belle sono sicuramente ‘doble piso’, una rapida con un doppio salto, ‘Huacas arriba’ e ‘Huacas abajo’ (Cimitero alto e Cimitero basso), che devono il loro nome infelice alla presenza di una nicchia-sifone che si è presa la vita di diverse persone, ‘Cimarones’ che è una rapida con un bucone gigante proprio in mezzo al fiume e ‘Dos Montanas’, una rapida che si trova appena prima di una gola in cui sembra che le due montagne si congiungano.

Ci è piaciuto talmente tanto il fiume che l’abbiamo percorso per ben 3 volte. Avremmo voluto fare anche l’Upper Pacuare, un creek di 4°-5°, tuttavia una tempesta notturna ha fatto innalzare troppo il livello, facendoci dirottare nuovamente sul Lower Pacuare, ma regalandoci una discesa con un livello strepitoso!

Altri fiumi che abbiamo percorso sono il Sarapiqui e il Savegre, fiumi di acqua da fare assolutamente con i barchini e il Pejibaje, un tratto di 3° con le caratteristiche di un fiume alpino ma immerso nella giungla!

Concludendo si può dire dunque che i fiumi in Costa Rica sono da Pura Vida!! Di seguito il video dei fiumi percorsi.

 

I parchi

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I parchi Nazionali della Costa Rica sono molto famosi in tutto il mondo. Il primo fra questi è sicuramente il Parco Corcovado, il quale è stato segnalato come il luogo biologicamente più ricco del pianeta. Siamo riusciti a vedere tantissimi animali: coccodrilli, garruori, scimmie (ho deciso che la scimmia è il mio animale preferito! Troppo simpatica!), tapiri, pecari (dei grossi maiali neri molto aggressivi che si muovono in branco in mezzo alla giungla), pappagalli, tucani e chi più ne ha più ne metta.

IMG_3375Per giungere a questo parco ci sono due vie: la barca o una strada sterrata. Ovviamente la prima risulta alquanto costosa mentre la seconda super faticosa! Essendo poveri in canna ma molto allenati dal punto di vista fisico e psicologico abbiamo optato per la seconda opzione. C’era in effetti scritto sulla guida di evitare di avventurarsi a Bahia Drake, zona di accesso al parco, nella stagione piovosa, ma noncuranti dei suggerimenti ci siamo diretti senza alcun timore verso il parco. Dopo 1 ora di strada sterrata su e giù per i pendii delle montagne arriviamo ai primi guadi. Il nostro Jimmy Suzuki li ha retti benissimo fino a che non siamo giunti a questo guado enooooorme, che se non fosse stato per le indicazioni delle persone del luogo e la cocciutaggine di Davide, mi sarei battuta in ritirata immediatamente. Godetevi il video a questo link!

Altri parchi da citare: Parque Manuel Antonio, il più turistico della Costa Rica (già alle 7 di mattina era invaso da masse di turisti urlanti che non avevano niente da invidiare alle howling monkeys-scimmie urlatrici), Parque Braulio Carillo (da cui siamo riusciti a vedere il bellissimo Vulcano Barva come potete notare dalla foto qua sotto), Parque Nacional Volcan Arenal.

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La magnifica vista del vulcano Barva… -.-”

L’escursione in quest’ultimo parco ci ha fatto penare veramente tanto: ben 3 ore di ascesa al vulcano! Siamo riusciti a perderci ben due volte, una seguendo le orme di chissà chi e finendo impantanati in mezzo ad una palude (chissà se le persone di cui abbiamo seguito le orme sono stati inghiottiti dalle sabbie mobili) e l’altra invece seguendo un americano che risaliva un fiume secco e che poi abbiamo abbandonato per proseguire su altre vie (chissà se è riuscito a tornare indietro?). Il bilancio alla fine è stato comunque positivo: abbiamo saputo da una coppia che abbiamo incontrato in cima al vulcano che un altro ragazzo, perdendosi, ha avuto un tète à tète, con un bellissimo serpente di 2 metri! Niente paura, è sopravvissuto (il serpente).

 

 

 

Perché dunque andare in Costa Rica? Perché è un luogo ricco di avventure, ma anche un’ oasi di pace e serenità. Un posto ‘per chi vuol cambiar rotta’, per chi vuole immergersi completamente nella natura allontanandosi completamente dal modello occidentale a cui si è abituati.

‘Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione.’ La Costa Rica indubbiamente rientra tra quest’ultimi. Dunque che dire di più? Costa Rica Pura Vida!

 

Lettmann Granate L

Ebbene, dopo due anni con la mia amatissima Tutea, è infine giunto il momento di cambiare canoa.

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La scelta della nuova barca è stata molto faticosa: le canoe tonde non si addicono molto al mio stile mentre le ultime canoe a fondo piatto uscite in commercio e provate in fiume non mi sono andate molto a genio. Si lo so, sono una rompipalle, ma la canoa è come se fosse un’estensione del proprio corpo e necessariamente deve calzare a pennello. Il feeling con il kayak è elemento essenziale per poter vivere le esperienze in fiume psicologicamente tranquilli. Allora perché scegliere la Lettmann? Perché appena l’ho provata ho capito che mi avrebbe aiutato innanzitutto a colmare le mie lacune tecniche e allo stesso tempo mi avrebbe supportato laddove si sono sempre presentati momenti di maggiore difficoltà. Ma andiamo con ordine:

Innanzitutto la Granate è un ottimo compromesso tra le canoe a fondo tondo e quelle a fondo piatto. Possiede la maneggevolezza tipica dei kayak tondi e rails posteriori che consentono di mantenere la direzione e la linea impostata caratteristiche delle canoe piatte.

Ha un rocker molto pronunciato questo rende il boof molto efficace. Attenzione… non è una canoa la cui punta sta sempre su da sola (la Tutea in questo era maestra)! Il boof è sempre necessario, in caso contrario la punta tenderà ad affondare e la canoa ad essere sovrastata dall’acqua.

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Quick test: Dagger Nomad S

Finalmente, in occasione del Pig Party organizzato da Alpin Action per la fine della stagione, sono riuscita a provare la nuova Nomad S!!

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Eccole una di fianco all’altra, sicuramente la Nomad è più da creek rispetto alla mia Tutea. Il fondo è decisamente più tondo, ma ci sono degli accenni di rails a differenza della vecchia versione.

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Non è facile trovare canoe progettate per il mio peso (55 kg), in quanto il focus del mercato canoistico è su pesi maggiori e la gran parte dei produttori pone meno importanza alle fasce di mercato più leggere. La Dagger non ha commesso questo errore, proponendo davvero un’ottima canoa per donne e ragazzi!

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Kayakando per Eygliers

By Elena

Quest’anno come meta abbiamo deciso di scegliere la Francia, per la precisione il raduno di Eygliers. Memori del viaggio a non finire verso la Norvegia dell’anno scorso, una vacanza più rilassata era proprio quello che ci voleva! Compagnia al top come sempre: io, Davide, Conca e Carlo. Miguel fin da subito si tira indietro, mentre Fabio di Como tira un pacco semi silenzioso all’ultimo. Ovviamente non può mancare tutto il ktt e a fine settimana ci raggiunge anche il Picchietto! Max e Silvia e il gruppo di Roma invece li becchiamo subito al raduno. Vladi, ormai fisso al Camping du Lac per tutto agosto, ha lavorato per la maggior parte del tempo con i gommoni e non siamo neanche riusciti a condividere una discesa. Una piacevole sorpresa è stato rivedere un ragazzo tedesco conosciuto in Nuova Zelanda e la sua fidanzata, molto simpatici.

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Alpine Spirit – Davide + Joan e donzella

Fiumi con livelli al minimo e tanto caldo. I primi giorni ci dedichiamo alle discese classiche come la Guil e la Guisane alternandole a sessioni di training sull’Argentiere, chi con le canoe da slalom e chi con i kayak classici. Verso la fine della settimana facciamo qualche km in più per arrivare fino sull’Ubaye e sulla Romanche.

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Kayak review: Waka Tutea

[ENG VERSION BELOW]

Una canoa con un nome importante, quello del salto di 7,5 metri che si trova su Kaituna in Nuova Zelanda.

Ma prima di iniziare con i commenti è meglio dare un po’ di numeri, in questo modo capirete le “fattezze” di chi ha provato la canoa.

Altezza: 1,68   Peso: 55 kg

Vado in canoa dal 2011 e ho la Tutea da una stagione. L’ho utilizzata prevalentemente sul IV di difficoltà, sia su discese classiche alpine (Alpin Sprint, Sermenza, Mastallone) sia su fiumi con portata maggiore nel trip della scorsa estate in Norvegia.

Little Huka Falls - Rauma - Elena

Little Huka fall, Rauma, Norway

Partiamo dall’inizio: il mio con la Tutea è stato un amore a prima vista, infatti durante il viaggio in Nuova Zelanda di inizio 2015 il gentilissimo Kenny Mutton (che l’ha creata) ce l’ha prestata per un test su Kaituna. Dopo la prima rapida avevo capito che sarebbe stata la mia prossima canoa.

Ad un primo sguardo la Tutea si presenta bene, le linee decise e la forma aggressiva la rendono accattivante. La lunghezza è di 250cm e la larghezza di 65cm, risultando quindi piuttosto largo, ma il fondo piatto le dona velocità e scioltezza. La punta risulta alta e il rocker buono, anche se nel complesso meno marcato della sorella maggiore, la Tuna. [recensione qui]

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