Zamb-Orba, ci risiamo!

Venerdì, h 19:25 – “Oh raga… ma domani andate da qualche parte?” – INVIO

Ebbene sì, a distanza di n mesi dall’ultima volta, ho proprio la voglia di rimettere il culo (si può dire culo?) in canoa. Il seccume degli ultimi mesi, impegni vari e, diciamolo, anche un po’ la pigrizia, mi hanno tenuto lontano dalle acque per troppo tempo, ma ora è il momento giusto. Piove, piove abbastanza e forse anche troppo. Davidino mi conferma la destinazione: Lago Maggiore, ritrovo da Marcello alle h 9.00.

Sveglia, colazione, carico e via! Non sono ancora fuori Pavia che mi richiama Davidino: “Su non c’è acqua, andiamo in zona Orba. Ritrovo Ovada alle 10”. Ottimo, penso io. Soprattutto perché nel frattempo mi sono accorto di aver dimenticato a casa un dettaglio fondamentale: la CANOA. Questa poi… Torno a casa, carico la canoa e parto direzione Ovada. Sì, ecco, più o meno. Perché il pilota automatico invece mi fa prendere la strada per la Valsesia, fortunatamente me ne accorgo in tempo per un’inversione di marcia indolore. Sarà un sabato difficile, penso tra me e me.

Arrivo al bar di Ovada alle 10:15 e trovo solo Fred, Chilo e un paio di altri liguri: mi ero dimenticato dell’elasticità degli orari della canoa. Alla spicciolata arrivano un po’ tutti. Davidino, Elena, Martina, Mazzu, Micky, Francesco, Tex, Valeria e millemila altre persone. Nel frattempo impazza il toto-fiume: idrometri alla mano, nell’ordine si valutano: Gorzente, Orba Basso (per tutti Zamb-orba), Orba Alto, ma alla fine si decide per l’Acqua Bianca. Vado in bagno, torno e l’Acqua Bianca è diventato impraticabile, quindi Zamb-orba. Oooooook.

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Ready to go!

Ora, lo Zamb-orba non è una novità per me, ricordo di averlo fatto qualche anno fa. Quello che è cambiato è il livello, decisamente più alto. Anche Martina è un po’ titubante, e allora calo l’asso dalla manica per convincerla: “Tranquilla, l’Orba gigante l’ha già fatto anche Miguel!”. Purtroppo il guastafeste di turno vanifica il mio impegno replicando: “Già, ma adesso è molto più grosso”. Sipario. A rendere ulteriormente sereno – metaforicamente – il clima, arrivano voci incontrollate che parlano di livelli in crescita, imminente rilascio della diga e invasione di cavallette. Dopo questa bella iniezione di fiducia si parte. La prima parte del fiume è un terzone di volume, ondoni divertenti senza grossi buchi e si va via tutti lisci. Tutto ok fino alla prima rapida tosta – alias rapida del Verme – che scendiamo a guardare. Mazzu assicura che è più brutta da guardare che da fare, ed effettivamente è così. Vai di linea e pagaia! Il successivo tratto delle gole regala parecchia adrenalina: highlight della discesa è il mio frontale con Tex in un buco, che clamorosamente si risolve senza vittime e con Tex che mi ringrazia per averlo investito. Mah.

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“Non c’è di che, Tex!”

Arriviamo allo sbarco stra-contenti della discesa, aggiornando il livello di percorribilità dello Zamb-orba a 2.20-2.30. Come rientro non è stato male, dai! Grazie mille a tutti per l’uscita, in particolare a Mazzu per le linee. Alla prox!

Valsesia River Festival 2018 – Le pagelle

VIOLO: come sempre, arriva al weekend della gara senza grandi proclami, ma con nell’animo la voglia di bagnare il naso ai giovani. E per poco, con la sua strategia a “risparmio energetico”, non riesce nell’intento. Finisce dietro ai suoi discepoli Conca e CDM, ma è una questione di secondi. Mezzo voto in più per aver cercato di aggiustare la canoa di Gaballo a sassate. VOTO 7: HOMO HABILIS.

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“Un paio di colpetti ed è come nuova!”

CONCA: per l’edizione di quest’anno del VRF investe tutto sulla preparazione. No, non preparazione fisica, bensì preparazione delle scuse per giustificare eventuali defaillance. Avendo già usato l’indisposizione fisica l’anno scorso, questa volta opta per il cambio canoa, tradendo la sua Waka per una DR9. Momenti di imbarazzo quando passa davanti al pubblico della soglia a testa in giù, ma riesce comunque a mettere dietro di un niente CDM e Violo. VOTO 6–: GRAZIATO

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CDM: debutto stagionale sull’Alpin Sprint per CDM, che approfitta della gara a squadre in modalità relax per ispezionare il percorso. Non soddisfatto, ripete la discesa, ma la presenza contemporanea di Gaballo e Miguel si traduce in uno sforzo fisico non previsto. Si salva in extremis grazie alle sostanze dopanti fornite dal Violo e chiude un’ottima prova nell’individuale, a un soffio dal sorpasso sul più quotato Conca. VOTO 7,5: BUON SAMARITANO

GABALLO: arriva in Valsesia con intenzioni belligeranti, paventando una terribile triade insieme a Violo e Giuso. Invece mette una mano sul cuore, l’altra sulla punta (sfondata) della sua Lettman e sceglie saggiamente di lasciare ad altri l’agone della competizione. Ciò nonostante, non rinuncia ad una discesa di ricognizione, in cui passa più tempo a svuotare la barca che a pagaiare. Meno male che Sant’Eskimo lo assiste. Quasi sempre. VOTO 6,5: SUBACQUEO.

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Bananaaaaaaaaaa!

DAVIDINO: quest’anno non si spompa facendo il terzo uomo in 7 squadre diverse e i risultati si vedono: secondo tempo nella gara a squadre e dodicesimo assoluto nell’individuale. Trionfa nella categoria “60 kg coi vestiti bagnati, forse”. VOTO 8: OMINO DURACELL

GIUSO: condizione mentale “balneare” per l’uomo del borlengo, che ai nastri di partenza si accorge di non aver con sè il paraspruzzi. In pieno spirito di McGyver, adatta per l’occasione una camera d’aria ricevuta in prestito da un camionista di Alagna. L’espediente azzera di fatto le possibilità di “stappo” in caso di bagno e infatti, sarà un caso, ma l’eskimo gli riesce benissimo. Voto 5,5: MOTIVATO.

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STE BROCCATO: sfrutta una lacuna nel regolamento (regolamento?) della competizione per iscriversi alla gara femminile con il team “KTT Young Ladies”. Gli avversari fanno ricorso, ma lui/lei convince i giudici intavolando una profonda discussione sull’ultima serie di Sex and the City. A tutti coloro che si sono innamorati della ragazza rossa fiammante che bazzicava alla partenza: ho una brutta notizia per voi… VOTO 9: JESSICA BROKKIT

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MIGUEL: CDM e Conca lo convincono a partecipare alla gara con un lungo lavoro di logoramento ai fianchi. D’altronde sarebbe gia la seconda discesa all-time per lui, che sarà mai? Nella strategia “Space Shuttle” del team Alpine Spirit, è lui il primo modulo ad abbandonare l’astronave dopo 3’30 di inestimabile contributo alla causa. VOTO 6+: HOUSTON ABBIAMO UN MIGUEL.

MARCO “DRIVER” GUIDI: non vuole sfigurare sulla rapide di casa e mette subito le cose in chiaro trasferendo la sua residenza all’imbarco dell’Alpin per il mese di maggio. Conduce la solita gara impeccabile, ma prima del traguardo inchioda per evitare di vincere, per il secondo anno di fila, la solita bottiglia di vino. VOTO 7+: ALCOL FREE

PUBBLICO SULLA “SOGLIA”: solo applausi per questi eroi moderni, che si beccano 1) acqua e grandine per buona parte della giornata  2) le insistenti richieste di foto dei partecipanti. VOTO 10: IMPERMEABILI

SEE YOU NEXT YEAR!

Scoltenna 2018 – Alla ricerca del borlengo

“Bello, lo Scoltenna! Cioè, sì… insomma… mi pare…”. Sì, perchè ci sono già stato, è vero, ma cinque/sei/sette anni fa… E chi se lo ricorda? Mica c’erano GoPro e paparazzi a tutti gli angoli. Ai “tempi”, si scendeva insieme ai “local” e avere due o tre foto era già un successone! Gli anni nella memoria dei canoisti in effetti sono come quelli dei gatti, ciascuno ne vale 7 di normali. Anzi, a pensarci bene, mi pare di ricordare ancora qualche dodo scorrazzare nei prati. Comunque, giusto per rendere l’idea, io scendevo conciato così.

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Ma come ti vesti!!!

Ma le nevicate abbondanti di questo inverno, insieme all’impegno degli organizzatori, hanno creato le condizioni perfette per convincermi a tornare. Come sempre, partiamo dalla cosa più importante, la ciurma. Compagnia anomala, innanzitutto. Il team Alpine Spirit è sparpagliato ai quattro angoli del nord Italia, quindi si punta forte sul blocco Ciffonauti per questa uscita primaverile. Le nuove leve Gabriele, Alessandro e Valentina non vedono l’ora di mettere in pratica le ore di lezioni (e bevute) in piscina di quest’inverno. A farci compagnia l’inossidabile Giuso, fresco fresco di un imperdibile workshop sulla piadina romagnola. Grazie al supermezzo di Gabri riusciamo a partire in cinque con una sola macchina, con un carico di canoe e materiale che non vedevo dai tempi della spedizione in Norvegia. SPOILER: non abbiamo perso niente per strada.

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Taaac e siamo più alti di un camper

Il viaggio procede insospettabilmente bene, si nota in questo l’assenza del fattore C (Conca). A mezzogiorno spaccato siamo sul luogo del raduno. E’ una bella giornata di sole, tanti canoisti sul posto, raccogliamo un po’ di informazioni, salutiamo i tanti amici al risveglio del letargo e ci imbarchiamo nel tratto del raduno, un tratto di difficoltà contenuta, ma in grado comunque di offrire spunti divertenti. Pronti, via, Alessandro a bagno. Ri-pronti, ri-via, Valentina a bagno. Sarà una lunga discesa, penso tra me e me. E invece no. Offerto il sacrificio iniziale agli dei del fiume, i ragazzi trovano la centratura e la discesa prosegue tranquilla tra sguazzate e trasbordi (maledetti artificiali!!!).

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Belli loro…

Organizzato il recupero, torniamo all’imbarco, dove, nel frattempo, è stato allestito un simpatico stand rifocillatore dagli organizzatori. Lì facciamo la scoperta che segnerà il nostro weekend: il BORLENGO. Che accipicchia è il borlengo? Diciamo che è una via di mezzo tra una crèpe e una miaccia, farcito con amore, lardo spalmabile e parmigiano grattugiato. Per farla breve, all’uscita dal fiume è la cosa più buona del mondo. Il problema infatti, non è la sostanza. E’ il nome. Nessuno, ma dico, nessuno riusciva a ricordarsi il maledettissimo nome del borlengo. Quindi, a turno ci trovavamo a chiedere un burgundo, chi un burlando ma soprattutto – il mio preferito – un BERGOGLIO. Riempita la pancia di bergog… borlenghi, ci balena l’idea di fare anche il tratto delle gole a monte del tratto del raduno. Detto fatto: grazie alla shuttle-bunny Valentina alle sei e mezza siamo all’imbarco.

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Un po’ tardino, ma neanche troppo. Regna l’ottimismo. Gabri mette il turbo e infila una sequenza clamorosa di eskimi, Alessandro vuole rifare tutte le rapide 8 volte, io e Giuso guardiamo l’orologio per controllare la tabella di marcia. Nel frattempo ci raggiunge nella gola il Paracca, partito la sera stessa da Pavia ma deciso a tutti i costi a farsi una discesa. In ogni caso, so far, so good. Arriviamo “puntuali” agli ultimi due passaggi, che sono poi i più impegnativi del tratto. Il primo è un salto di un paio di metri, nemmeno cattivissimo a vedersi, per cui lo facciamo tutti. I “bocia” lo passano indenni, io scelgo una linea un po’ più ardita sulla sinistra e all’atterraggio vengo looppato brutalmente dal ritorno. Poco male, eskimo e siamo pronti per il passaggio dopo. Che è una bella rapida. Un bel quartone, insomma. La guardiamo. La riguardiamo. Poi guardiamo l’orologio. La facciamo. Parte Paracca: tutto liscio, ma lui non fa testo. Parte il Giuso: eskimo nel buco finale. Parte Gabri, che si ribalta, lotta ma alla fine viene fagocitato dalla rapida. Risultato: bagnone, materiale a spasso e, soprattutto, pagaia persa. Cazzo. Anche Alessandro viene giustiziato nel finale, mentre io rinuncio al passaggio perché nel frattempo s’è fatto troppo buio. C’è ancora spazio per un eskimo al chiaro di luna prima dello sbarco, con il morale un po’ abbacchiato per la pagaia di Gabriele.

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L’atmosfera allo sbarco

Il ritardo ha tuttavia conseguenze nefaste anche sulla logistica: entriamo al pelo nel campeggio che ci ospita e al ristorante dobbiamo pregare la cameriera perché la cucina è in chiusura: mossa da pietà, riesce a convincere il cuoco a fare straordinari e prepararci delle salvifiche fettuccine ai funghi, yum!. Alessandro, evidentemente affetto da narcolessia mista labirintite, ci saluta, mentre noi giovani decidiamo di proseguire la serata al party dei canoisti, dove intavoliamo super sfide di calcetto con la compagine trevigiana.

Ventordici gettoni dopo, Giuso vince la lotteria di mezzanotte e si aggiudica il posto letto nel matrimoniale con me. La mattina mi accuserà di manspreading (se non sai cos’è, non preoccuparti, nessuno lo sa), ma lo convinco a non far partire la denuncia promettendogli un bergog… va beh, ci siam capiti. Nel frattempo ci siamo guadagnati il posto in paradiso ospitando abusivamente nel nostro bungalow il profugo Paracca. Una catena di solidarietà che prosegue anche la mattina: come moderni Re Magi, ognuno prende qualcosa in più al buffet e lo porta in dono a Gesù Paracchino per colazione.

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Se il fiume è troppo facile, prendi la Method!

Il day2 ci offre il bis sul tratto delle gole. Questa volta con più gente ma soprattutto con molto, molto più tempo. E viene anche Vale! Che dire… sarà la colazione, sarà la gente, sarà la bella giornata (scherzo, pioveva), ma la discesa va liscia liscia fino alla fine! Al salto c’è il festival del loop, mentre la rapido finale è oggetto di attenzione di decine di canoisti, con la consueta diatriba da Bar Sport su quale sia la linea migliore per affrontarla. Per rientrare in media con il giorno prima, decido di farla due volte. Ma niente, quando spiegavano come fare le rapide in avanti evidentemente ero in bagno: 2/2 in retro e via! Ma sorpresa più incredibile arriva ora: causa eskimo prolungato nell’ultima rapida, il Giuso finisce in una morta laterale e cosa ci trova? La pagaia di Gabriele!!! Lì ferma, tranquilla, ha aspettato che tornassimo a prenderla!

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Il momento che ha commosso la comunità canoistica

Allo sbarco questa volta ad aspettarci non c’è il borlengo (voce dall’alto: “BRAVO!”), bensì una super pasta al ragù, con tanto di bis e tris! E pazienza se alla riffa non portiamo a casa nulla, alla fine noi una pagaia l’abbiamo già “vinta”!

Grazie agli organizzatori del raduno, a tutti gli amici incontrati in fiume e ai cuochi di borlenghi per il bellissimo weekend!

STAY HUNGRY, STAY BORLENGO!

CDM

 

 

Santi & San…terno!

PE-PE-PE-PEEEEE! (squillo di tromba, ndr)! “Avviso ai naviganti! Dopo 24 anni di latitanza, torna il Raduno sul Santerno! Accorrete numerosi”.

Premesso che non avevo la più pallida idea di dove diavolo fosse il Santerno, l’idea di un ritorno sulle scene dopo così tanto tempo andava necessariamente premiata. Che poi, 24 anni… ma davvero? Ho provato a pensare qualcosa successo 24 anni – praticamente una vita – fa: l’Italia che perde la finale dei mondiali (mica come oggi…), il Berlusca che scende in campo (esattamente come oggi…), gli ultimi tirannosauri che si estinguono a causa di un meteroite che colpisce la terra.

Bando alle ciance. Chi c’è? Miguel è a spasso non si sa dove, Conca è sulle nevi, per cui dobbiamo trovare due sostituti per avere il team al completo. Dopo durissime selezioni, a spuntarla sono Piero e Vladimiro. Si carica tutto sul mostruoso gippone di Davide (alto circa 4m con le cinque canoe sopra…) e si parte con puntuale ritardo sulla tabella di marcia.

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Dai che ce ne sta ancora una…

Alcuni problemi di comunicazione ostacolano il nostro arrivo sul luogo (Fiorenzuola o Firenzuola? Via Ceretta o via Cerreta?), ma il top del disagio logistico arriva quando Vladimiro convince tutti a scendere lungo una strada che secondo lui, porta agevolmente allo sbarco, non facendosi intimidire da intimidire da 1) cartello di strada privata/divieto di accesso 2) cancellata con citofono e buca delle lettere e 3) strada con pendenza 25% in sterrato. I dubbi diventano certezze quando, lungo la strada, ci vengono incontro due bellissimi pastori tedeschi, diretti discendenti di Ivan il Terribile XXIII.

 

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Ehi, non vi ho mai visto da queste parti…

 

Abbandonata la compagnia dei lupi, Incredibilmente riusciamo a raggiungere il luogo dello sbarco. E lì, facciamo conoscenza con un vecchio amico che ci accompagnerà tutta la discesa: IL FREDDO. Ma io ero venuto sul Santerno per il caldo! Eh va beh, sarà per un’altra volta. Freddo a parte, però, la compagnia è ben nutrita: c’è il gruppo di Bergamo, quello di Trecate e in generale più gente di quanto pensassi di trovare, visto il clima. Eccoci quindi al fiume: cavolo, ma è bello! Qualche passaggio interessante, rapide divertenti, acqua che non manca, insomma, tutti gli ingredienti giusti per togliere un po’ della ruggine in inverno. Ciliegina sulla torta, all’arrivo mi accorgo di avere ancora tutte le dita attaccate alla mano! E io che pensavo di averle perse alla seconda rapida! Terminata la procedura di scongelamento, facciamo rotta per Fontanelice per prendere possesso del nostro B&B. Cioè, di quello che pensavo fosse un B&B. Per qualche strano errore dell’algoritmo di AirB&B, infatti, ci ritroviamo in una specie di santuario: solo nella mia camera svettano due foto di papi, una statua (gigante) della Madonna, una statuetta di Gesù Bambino (che fa molto 2a domenica di avvento) e una libreria dove spicca l’immortale capolavoro “La metafisica della cultura cristiana”.

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Santiago de Compostela is for boys, Fontanelice is for men

Avvolti da un’aura di santità, ci dirigiamo a Castel del Rio per cenare con il gruppone del raduno. A tavola ho la fortuna di assistere ad una lezione live di anti-aging del mitico Baldo – alias Francesco Balducci – che dispensa consigli sull’alimentazione e mi rassicura sul tanto temuto decadimento fisico dei post 30 anni.

Dopo una notte beata, grazie alle intercessioni ai piani alti, la domenica ci riserva un nuovo amico: IL SOLE! E se già il sabato la gente non mancava, la domenica ogni angolo di Castel del Rio pullula di canoe e canoisti. All’imbarco troviamo tanti amici: i toscani, Pagaia Rossa, i bresciani… insomma, il colpo d’occhio è davvero notevole.

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C’è da dire che anche il fiume, con il sole splendente, assume tutto un altro aspetto: quando arriviamo ai piedi della cascata, il colpo d’occhio è clamoroso. Foto di qua, foto di là, impossibile non immortalare una tale meraviglia. Alla spicciolata, tutti gli intrepidi del Santerno arrivano allo sbarco. L’ultima tappa del weekend è al quartiere generale del raduno: c’è la riffa finale con in palio una pagaia! Purtroppo il primo premio va ad un altro fortunato, ma anche noi abbiamo il nostro lieto fine: grazie alle odi a San Terno, protettore delle tombolate, Vladi ed Elena riescono ad accaparrarsi due succosi buoni, da dilapidare in (altro) materiale canoistico.

Un ringraziamento agli organizzatori del raduno e a tutti quelli che hanno partecipato! Sperando di non aspettare altri 24 anni per il prossimo!

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VIDEO: coming soon

I tipi umani di canoisti: 3a puntata

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Altro giro, altro regalo! Ecco altri cinque nuovi tipi umani che tutti, ma proprio tutti, abbiamo incontrato in fiume almeno una volta. E voi chi siete?

IL CASINISTA: mina vagante della compagnia, se lasciato solo è in grado di cannare sia ora che luogo del ritrovo. Conscio dei suoi limiti, affida l’organizzazione dell’uscita agli altri, limitando il suo contributo al carico/scarico delle canoe (se va bene). Puntualmente dimentica qualcosa nell’auto all’imbarco/sbarco, costringendo il gruppo a ripetuti ritardi. In via precauzionale, spesso viene affiancato da un badante.

L’ABITUDINARIO (CON LA SCUSA PRONTA): restio ad accettare qualsiasi proposta che lo porti fuori dalla sua comfort zone, l’abitudinario ha sempre pronto il carnet di scuse da sfoderare: dal classico “devo portar fuori il cane” al più criptico “verrei, ma Giove è transitato Saturno e in quanto Gemelli non me la sento”. A volte è dirottato a tradimento dalla destinazione concordata ed è così costretto ad auto-sabotarsi la canoa/attrezzatura per scampare la discesa. Conserva in bacheca l’Oscar guadagnato grazie alla magistrale interpretazione del colpo della strega all’imbarco.

LA DONNA: esemplare preziosissimo, la donna canoista è sempre al centro delle attenzioni del gruppo. I maschi alpha si alternano in galanterie tipo trasporto kayak all’imbarco/sbarco, scouting on demand, svuotamento del kayak e respirazione bocca a bocca preventiva. Spesso è accompagnata dal partner, ma sono documentati anche alcuni casi di donna canoista single. Ma se è per questo, qualcuno giura pure di aver visto lo Yeti.

LO STILISTA: c’è chi si preoccupa del proprio materiale affinché sia comodo, funzionale e performante. Non lo stilista. L’unica cosa che interessa allo stilista è che l’azzurrino della giacca sia lo stesso del casco. E che l’accoppiamento cromatico canoa-pagaia rispetti i canoni inviolabili sanciti da Vogue. Nei casi più estremi, lo stilista non tocca manco l’acqua: foto a bordo fiume con il nuovo completo da Principe Azzurro (o Grande Puffo) e via, verso un altro fium, pardon, selfie.

L’ESPLORATORE: specie abbastanza comune agli albori del kayak di alto corso, l’esploratore è oggi in via d’estinzione. Le continue scoperte degli anni passati l’hanno relegato su corsi sempre più periferici, ma lui non demorde, alla spasmodica ricerca dell’adorata “Prima”. Moderno Filini della canoa, organizza spedizioni nei quattro angoli del globo, sempre con la stessa formula: “Fantozzi, spedizione in Papuasia, è dei nostri? L’ho già iscritta io!”.

Se ti sei perso le puntante precendenti, tranquillo, puoi ancora rimediare:

1a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2017/12/31/i-tipi-umani-di-canoisti-1a-puntata/

2a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2018/01/12/i-tipi-umani-di-canoisti-2a-puntata/

I tipi umani di canoisti: 2a puntata

Prosegue il nostro viaggio tra le diverse razze che popolano il mondo canoistico. Nota positiva: è arrivato un botto di neve, magari in primavera ne scopriremo altre.

IL BAGNANTE: creatura misteriosa nella scala evolutiva, il bagnante rappresenta l’anello di congiunzione tra il regno anfibio e l’Homo Sapiens Sapiens. Previene la disidratazione trascorrendo metà della discesa a bagno. Predilige un outfit colorato per esser individuato più chiaramente tra i flutti.

L’ANSIOGENO: vive (e fa vivere) ogni pre-rapida come se dovesse essere l’ultima. Nonostante il buon livello tecnico raggiunto negli anni, tende a sottovalutarsi e consumarsi l’anima prima di ogni passaggio. La volta che va a bagno, bacchetta tutti con l’immancabile “io l’avevo detto”.

L’OLDIE: canoista di razza nei decenni passati, l’oldie non si arrende al trascorrere degli anni, continuando a solcare fiumi e a dispensare aneddoti su quella pazzesca discesa in Typhoon del 1993. Sovente, in gara dà ancora una pista ai giovani, “perché l’esperienza vale più dei muscoli”.

IL TESTER: consumatore seriale di canoe, pagaie e altro materiale, è difficile vederlo scendere due volte di fila con la stessa attrezzatura. Gestisce un giro di compravendite degno del mercato di Marrakesh, ma rispetto ai marocchini tira di più sul prezzo. Negli annunci immobiliari, rivolge più attenzione alla metratura del box che a quella della casa: 4 canoe non le tieni proprio ovunque.

IL CULINARIO: ragiona sulla base di uno schema binario del tipo fiume-trattoria: non esiste fiume che non abbia una corrispondente trattoria di riferimento (mentre è possibile il contrario). Fondamentalmente, il fiume è solo l’intermezzo umido che si frappone tra di lui e la tavola. Inguaribile ottimista, vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Di barbera.

E tu, sei in questo elenco? Se la risposta è no, clicca qui per vedere se sei nella 1a puntata.

I tipi umani di canoisti: 1a puntata

Lo dicono i telegiornali, ma ce n’eravamo già accorti tutti: si va a chiudere l’anno più secco degli ultimi millemila anni. Salvo qualche sparuta sgrullata dal cielo, nei fiumi non c’è più acqua da mesi, ormai. Per tenere vivo questo blog, quindi, è necessario abbandonare l’aspetto prettamente agonistico della disciplina ed abbracciare la sfera psicologica/comportamentale. Grazie all’esperienza diretta e alle testimonianze dei colleghi, ho provato a definire i macro-tipi di canoisti che si possono incontrare sui nostri fiumi. E tu, che tipo sei?

IL PAPARAZZO: gira per fiumi munito di GoPro/macchina fotografica con un unico scopo: documentare tutto quello che succede, dallo scivolone all’imbarco alla fagiolata in rapida. Propone quindi ai compagni di discesa accordi di non divulgazione dei filmati più imbarazzanti dietro compenso economico: con il ricavato delle estorsioni andrà a comprarsi l’ultimo modello di GoPro, alimentando la spirale. E’ il nemico giurato del “Pro”, che vive nel terrore di esser beccato a bagno.

IL NEOFITA: si riconosce per l’abbigliamento stile Arlecchino, costruito ottenendo in prestito materiale da altri canoisti, in cambio solitamente di birra/recuperi in auto. Affronta ogni rapida con estrema reverenza, affidandosi alla guida del suo angelo custode. E’ tra le specie più pulite, per merito dei numerosi bagni messi a segno nelle varie uscite.

IL PRO: fuoriclasse dell’acqua bianca, piega le rapide al suo volere. Incute timore reverenziale nei compagni di discesa, convinti di essere la classica “palla al piede”: per questa ragione spesso è costretto a rifugiarsi nella discesa in solitario. Non dirà mai che il livello è troppo alto: al massimo è “molto morbido”.

L’ANGELO CUSTODE: canoista navigato o comunque non di primissimo pelo, l’angelo custode è il riferimento assoluto per il neofita. Lungo il fiume, è alla continua ricerca delle linee più abbordabili (i.e.chicken lines) per il discepolo al seguito, sacrificando il proprio ego di grande canoista. Alla trentesima chicken line solitamente sbrocca e condanna il neofita al bagno infilandosi di prepotenza all’interno di una tiger line.

IL LOCAL: punto di riferimento per i canoisti non di zona. Conosce ogni imbarco, passaggio, morta e probabilmente anche ogni pesce del tratto di sua competenza. Scrupoloso nel dare indicazioni a secco, in acqua di solito si limita ad un poco rassicurante “seguite me”. Pericolosissima l’accoppiata Pro-Local, in grado di generare mostri che si fanno Mollia la mattina alle 8 al posto del cappuccino.

STAY TUNED: molti altri tipi umani sono in arrivo…

Ciffo-Slovenia – 2017 Edition

184 messaggi non letti. Ultimo accesso: 5 minuti fa. Il gruppo Whatsapp “Slovenia” è così, prendere o lasciare. Nato per nobili finalità, tipo organizzare la spedizione dei Ciffonauti sul Soča, come tutti i gruppi Whatsapp sfocia ben presto nel cazzeggio più assoluto, alternando qui e là un paio di informazioni utili. Tipo l’organizzazione dei mezzi di trasporto. Alla fine, dopo lunga analisi, riesco a capire con chi sono in macchina.

L’equipaggio è come sempre affiatato: Miguel alla guida, io davanti perché sono il più alto, Conca dietro. Ah, no, fermi, c’è una novità! A farci compagnia in questo viaggio c’è anche Wale, che ha perso vinto lo spareggio con Warta e Alessandra per essere la quota rosa della Miguel-mobile. Partiamo da Pavia clamorosamente in orario, e la cosa già mi insospettisce un po’. Per rimediare all’inconveniente, il primo quarto d’ora lo passiamo girovagando a caso e cercando di scegliere la strada migliore per uscire da Pavia. Alla fine il triumvirato Conca-Miguel-Google Maps partorisce un itinerario credibile e possiamo così partire alla volta di Bovec. Superata Udine, decidiamo di dare credito al navigatore, che ci propone un percorso alternativo rispetto al classico Cividale del Friuli-Kobarid-Bovec. Per qualche oscura ragione, né io, né il Conca decidiamo di dare troppo credito a quei cartelli sparsi qui e là che indicano una strada chiusa a molti chilometri. Tanto mica sarà la nostra, no? La Miguel-mobile procede spedita nella sperduta valle friulana verso il passo di confine. Dopo decine di chilometri senza incrociare mezza macchina, all’alba dell’una di notte arriviamo così al passo. CHIUSO. Retro-front, si torna a Cividale, con il Conca che si becca l’ennesima scarica di insulti da Miguel per non aver dichiarato ad alta voce il cartello strada chiusa. Arriviamo all’ostello di Bovec alle due e mezza di notte: già mi vedo i tedeschi lamentarsi al motto di “Italiani sempre rumore, ja!”.

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Poteva andare peggio, poteva piovere…

La mattina seguente facciamo la conta dei presenti. Oltre al nostro equipaggio, in ostello ci sono già anche Il Violo, Giuso, Warta e Alessandra, oltre a Fabio di Como arrivato in autonomia. Dopo una colazione a base di dolci, biscotti ma soprattutto UOVA e ‘NDUJA, decidiamo per tratto classico Srpenica1-Campo Slalom, ideale per far (ri)prendere un po’ di confidenza con l’acqua bianca alle ragazze. Il fiume si presenta come sempre meraviglioso, acqua azzurrissima come solo queste terre sanno offrire. Quello che ci stupisce, in realtà, è il livello… Alto! Nel senso, non in piena, ma con in suoi 50-60 mcs è certamente il livello più alto che mi sia mai capitato sul Soča.

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Venerdì: chi lavora, chi Soana…

Potevo farmi un bel panino integrale. O guidare una macchina con cambio integrale. Ripescando nei vaghi ricordi di Matematica Base, avrei persino potuto calcolarlo, un integrale. E invece no. Stavolta mi è toccato il SOANA INTEGRALE.

Una serie di anomalie fa da preludio alla discesa. Innanzi tutto il giorno: la scelta del venerdì taglia fuori il grosso della compagnia. Ad accompagnare i due finti lavoratori lavoratori CDM e Conca c’è il semi-local Gianluca, un’autorità sulle acque del Soana. Seconda anomalia: arriviamo allo sbarco di Pont Canavese – luogo di ritrovo con Gianlu – (quasi) in orario senza (quasi) mai sbagliare strada. Terza anomalia: questa volta non sono io a fare casino con l’attrezzatura ma Gianlu, che dimentica la sua pagaia all’imbarco. Fortunatamente Conca non va mai in giro senza due (tre, quattro, cinque…) pagaie e così possiamo imbarcarci in tranquillità.

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Valsesia River Festival 2017: le pagelle di CDM

Cala il sipario sull’edizione 2017 del Valsesia River Festival, ecco i voti ai principali protagonisti.

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MARCOGUIDI: si presenta ai nastri di partenza con l’entusiasmo di un condannato al patibolo, ancora sotto shock per il bagnone del giorno prima e mezzo azzoppato al ginocchio. L’Alpin Sprint però è casa sua e in gara non tradisce, sbaragliando la concorrenza in entrambe le prove. Mezzo voto in più per aver devoluto agli alcolisti in beneficienza il primo premio, una beffarda bottiglia di Dolcetto d’Alba. PROFETA IN PATRIA: VOTO 10

CONCA: colto da uno dei suoi inspiegabili attacchi di influenza-flash, la sua partecipazione alla rassegna è in dubbio fino all’ultimo. Scioglie le riserve solo sabato mattina, annunciando la sua presenza solo alla gara individuale. Conquista quindi un impronosticabile 20esimo posto, risultando alla fine il migliore atleta del CUS Pavia in gara. Restano forti dubbi sulla natura dei farmaci prescritti dal medico curante Riccardo Agricola. MALATO IMMAGINARIO: VOTO 8

STE BROCCATO: noto nel gruppo come il canoista più pessimista del globo terracqueo, per una volta dà ragione alle sue paturnie andando a bagno durante la gara a squadre e raccogliendo così la pesante eredità di CDM, a bagno nella scorsa edizione. Si riscatta parzialmente nella prova individuale, chiusa all’asciutto, benché in pessime condizioni. VE L’AVEVO DETTO: VOTO 5,5

DAVIDINO: subito a bagno sul Pre-Alpin durante le fasi di riscaldamento, il forfait del Conca lo costringe a gareggiare in due squadre differenti. Arriva così semi-assiderato alla gara individuale, che chiude in affanno alle spalle del gagliardo babbo Paolo (voto 9+) e soprattutto del nemico giurato Conca, che ora gliela menerà per un anno. LOOOSER: VOTO 4,5

ELENA: si esibisce in numeri su numeri nella gara a squadre, molto meglio nella prova individuale senza la presenza ansiogena di Davidino. Chiude da plurimedagliata (si fa per dire) della compagnia grazie alla vittoria nella staffetta mista e nell’individuale femminile. Candidata testimonial nella prossima pubblicità del Gratta & Vinci. POSHI-POSHI-POPOPO’: VOTO 9

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VIOLO: esponente della vecchia guardia, aspetta tutto l’anno il weekend di gare sul Sesia per bastonare a suon di pagaiate la truppa dei giovani (o presunti tali). Tradito dal bagno di Ste Broccato nella gara a squadre, è costretto all’impresa nell’individuale: la conoscenza chirurgica di ogni passaggio dell’Alpin Sprint è il suo asso nella manica, ma non basta a mettere dietro il Conca e Luigino (salvo per 1’’). Mezzo voto in più per il perfetto outfit total-blue. PUFFO BRONTOLONE: VOTO 7

NONNO: poche parole, parlano i fatti: 17° nell’individuale, dà la paga più o meno a tutti. OLD BUT GOLD: VOTO 10

CDM: confonde la gara cronometrata con un contest di free-style, esibendosi in 360°, rapide all’indietro e pagaiate aeree. Centra il suo obiettivo dichiarato di chiudere asciutto entrambe le gare, ma in realtà rosica per esser finito nel secondo foglio della classifica. CHI SI ACCONTENTA RODE: VOTO 6-

LUIGINO: si presenta alla gara in pieno hangover dopo una due giorni altamente impegnativa a base di feste di collegi e folli discese (e bagni) sul Sesia in piena. Le performance in gara ne risentono e finisce col chiudere addirittura dietro al meno quotato Conca. Si bulla comunque di aver battuto il Violo. GIOVENTU’ BRUCIATA: VOTO 5

Appuntamento all’anno prossimo!

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