Tour del Monterosa, diario di bordo

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La parte più difficile è sempre il primo passo, soprattutto se il progetto è abbastanza vago e discretamente ambizioso.

E’ un po’ che ho in mente di fare un giro lungo in montagna, rimane nel cassetto l’alta via 1 della valle d’aosta, volevo prima provare qualcosa di più breve, e dato che vedo tutto l’anno la faccia sud-est del monterosa perché non andare a vedere com’è dall’altro lato?

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La forma dell’acqua

Avete persnete quella cosa che se anche le lertete all’interno di una parola sono msicihtae si riesce a leggere comunque?

Ecco: anzi no, prima di tutto:

E’ domenica mattina e ieri sera ero ad un matrimonio, alle 7 avrei lanciato volentieri la sveglia dalla finestra, ma il Violo mi aveva promesso un giro degno di nota, quindi riappoggio la sveglia e mi alzo (cioè il telefono, che poi, chi usa ancora la sveglia??).
Ovviamente dato che non si andava in Valsesia partono le discussioni, urge una pausa di riflessione, ci fermiamo da Mc e ci mangiamo mi mangio una bella omlette.
Grazie all’apporto del colesterolo, la mente è ora lucida, niente tapacciate, andiamo sul sicuro, andiamo sul Germanasca!
Livello ideal, siamo solo io, Gabri (chapeau per la discesa!) e il Violo, scendiamo veloci (a parte problemi con delle pagaie indisciplinate), tutto a vista, e apro praticamente tutto io.
Ma stavamo dicendo delle parole, si, perchè alla fine leggere l’acqua è come leggere un testo, guardiamo solo la forma delle parole, e ci scorrono veloci sotto gli occhi, così i riccioli, i riflessi, il colore, sono come le parole.
Ecco, che figata leggere così la forma dell’acqua, puro istinto, puro flow.

/lì·qui·do/
aggettivo

In fisica, di un corpo fluido che, fissata la temperatura, conserva il proprio volume, ma tende a deformarsi, assumendo la forma del recipiente in cui è posto

Recipiente… tiè

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DragoRossi DR9 first impression by AleConca e Davidino

By AleConca
[eng version below] 

Disclaimer 1:

Ho provato la DR9 sulla Koritnika, con un livello divertente, ma non è un test approfondito.

Disclaimer 2:

Sono un precisino riguardo l’impostazione interna, sono abituato in un certo modo (bene) e ci metto parecchio tempo a trovare l’assetto perfetto

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Dato che l’ho già precisato nel disclaimer iniziamo dall’impostazione:

Il sedile è il classico Dragorossi, che è ottimo, trattiene bene, grazie al velcro si poossono regolare bene gli spessori laterali, è fissato allo scafo per mezzo di barre forate, quindi una volta trovata la posizione ideale non si sposta più.

I longheroni sono in espanso, quello anteriore ha una protezione in plastica che evita che si rovini nel tempo.

Sotto al sedile corre un binario bello largo che ospita comodamente la corda e da struttura allo scafo.

Fino a qui tutto ottimo!

Il puntapiedi continua a non convincermi (vedi articolo Waka) secondo me per la gamma attuale di barche è troppo piccolo, per me che sono “corto” lascia troppo spazio intorno dove c’è il rischio di infilare un piede (con conseguenze molto poco piacevoli); è anche in posizione perfettamente verticale, sono abituto ad avere il puntapiedi leggermente inclianto che permette a tutto il piede di appoggiarsi comodamente, e ritengo che sia una soluzione migliore.

Premicosce: sono estremamente esigente a riguardo (vedi sempre articolo Waka). In questo modello troviamo una rivisitazione della soluzione già adottasa su 88 e 77, l’idea è ottima e ha inifinite possibilità di regolazione, questo modello rispetto al precedente è più ampio (bene), ma mi sembra trattenga meno (male, sono abituato a premicosce molto chiusi e avvolgenti, mi comunicano però che la versione definitiva sia diversa e più avvolgente) .

La Dragorossi ha proposto due soluzioni per il fissaggio, una esterna a lato del pozzetto e una interna su delle alette all’interno del pozzetto. A me piace avere le gambe abbastanza strette e alte, riesco a spingere meglio, avrei quindi messo i premicosce all’interno, quella provata gli aveva già fissati esternamente e non ho potuto spostarli, da testare se le alette interne sono abbasstanza resistenti.

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Punta Straling (3.115) da Alagna

Dopo un weekend al mare (!!!) devo per forza tornare tra le mie montagne, obiettivo della giornata è la Punta Straling, partendo da Alagna.

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Il ritrovo è prestissimo! ma il giro è bello lungo, alle 7 stiamo già salendo verso Otro.

Il sole inizia a rischiarare la valle, sempre magnifica, e illumina le punte ancora coperte di neve, il giorno prima ha messo un 10cm in quota!

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vista da Otro, tutto a sinistra il corno bianco, tutto a destra la punta Straling

Proseguiamo fino all’alpe Pian Misura dove prendiamo il sentiero basso attraversando il rio Foricc.

Si sale rapidamente la valletta fino ad arrivare ad un ampio anfiteatro, a sinistra si vede la cresta su cui poggia il bivacco ravelli, a destra si aprono i pendii dell’alpe Granus.

Saliamo verso l’alpe Granus, dove però il gregge di pecore ed i solerti Maremmani non ci permettono di prendere direttamente il vallone principale facendoci deviare a destra.

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Germanasca!

Ok, la Valsesia è bellissima, i fiumi sono stupendi, abbiamo tutti la casa lì… ma il vero motivo per cui siamo sempre in Valsesia è che ogni volta che cerchiamo di andare da un’altra parte facciamo dei casini incredibili nella pianificazione.

Questo weekend i casini li abbiamo dedicati al Germanasca! 

Dei casini accenno solo il fatto che abbiamo deviato un americano che stava arrivando in treno da Milano verso Chivasso invece che Varallo.. già un miracolo che non sia finito a Chiasso (anche se magari avrebbe apprezzato la gita). 

Va beh siamo in Valsesia siamo già a metà strada no?? Cosa sarà, un’oretta di strada massimo??

Ale Conca, qualche istante prima di consultare Google Maps

Due ore e trenta dopo (e una tappa a Chivasso) siamo all’imbarco, anzi allo sbarco del Germanasca, tempo di arrivare all’imbarco ci siamo divisi: Io, Pol, Ste e Gianlu andiamo qualche km a monte per fare le golette (o forse sotto le golette, o forse Massello, boh non ho capito, insomma qualche passaggione), gli altri (un gruppone! Davide, Elena, Paolo L., Violo, Pante, Dega, Valbo, Richard l’americano) si imbarcano sotto al passaggione.
Io e Ste partiamo alla grande! Guardiamo il primo passaggio all’imbarco e dopo che Gianlu pennella, Pol quasi… decidiamo che inizieremo la nostra discesa con un trasbordo (ma si conta come trasbordo anche se non ci si è ancora imbarcati?). I primi passaggi filano lisci, facciamo ancora un paio di trasbordi ma ci gustiamo dei bei salti! Uno in curva davvero spettacolare!!

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La rapidona prima dell’imbarco classico la saltiamo senza troppi patemi…  chapeu a chi l’ha fatta! È una scalinata!!
Arriviamo all’imbarco classico e ci buttiamo all’inseguimento del gruppo principale, che intanto ha iniziato a scendere. Il fiume nella prima parte assomiglia un po’ al nostro Alpin Sprint, forse un po’ più aperto, una goduria scenderlo uno dietro all’altro di buon ritmo!!

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Recuperiamo il gruppo e proseguiamo la discesa, belle rapide, qualche scouting, troppi artificiali (alcuni si fanno sperando di non spaccare la canoa, uno lo saltiamo).
Passaggione dello sciacquone, bravi Pol e Gianlu che non si fanno impressionare! Anche se mi dicono che è solo scena, la scena per me è comunque troppa!!

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Lo sciacquone….

Nel frattempo sole, nuvole, pioggerella, diluvio, di nuovo sole e quella nebbiolina che si forma sul fiume dopo un acquazzone, bellissimo!

 

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Discesa lunga, ci metteremo 4 ore, il livello ci dicono buono, non ho riferimenti ma si passava bene ovunque senza toccare.
Gran bel fiume il Germanasca!

Giacche PEAK UK: DELUXE & CREEK

Oggi mettiamo a confronto i due modelli di punta dell’inglese Peak UK: la Deluxe e la Creek.

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Le giacche le abbiamo acquistate sia io (Ale) che Carlo, la mia è già alla seconda stagione (Deluxe) mentre Carlo è già alla seconda Creek (e la prima dopo 3 anni è ancora in ottimo stato), quindi il materiale è stato ampiamente testato.

Come sono fatte:

La Peak Uk offre prodotti di ottima fattura, il materiale è “pesante” (nel vero senso del termine, è proprio pesante) e sembra decisamente resistente al tatto, in particolare sui gomiti e sulle spalle, dove presenta dei rinforzi anti-abrasione (in Cordura per la Creek) estremamente validi. Le nastrature sono le migliori che ho visto fino ad ora su giacche da canoa (le ho viste fatte così bene solo su giacche da alpinismo top di gamma in Gore-Tex), potete vedere dalle foto come sono ancora perfette dopo più di una stagione di utilizzo.

Entrambe hanno ovviamente sia polsini che collo in lattice ricoperto da uno strato di morbido neoprene. Due parole sul lattice: di buono spessore e qualità, non eccessivamente stretto e particolarmente hair-friendly: rispetto al lattice di altre marche si dimostra molto più scorrevole all’atto di infilarci la testa! Per quanto riguarda il neoprene invece, rispetto alla vecchia versione la Creek ha abbandonato il laccio con velcro sul collo, uniformandosi alla Deluxe: se da un lato questo riduce sensibilmente il “senso di soffocamento”, dall’altro c’è da dire che il tubo in neoprene è un troppo “lasco” e lascia entrare molta acqua. E’ vero, sotto ci sono lattice e fori drenanti, però… I polsini sono regolabili con il classico velcro, al quale si aggiunge un secondo intelligente velcro che permetter di lasciarli aperti ma non “svolazzanti”.

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Colori:

La Creek è disponibile solo nel colore azzurro con dettagli lime che si vede nelle immagini. La Deluxe invece è presente in due colori: la combinazione rosso-grigio “standard” (vedi foto) e il total black.

Vestibilità:

Le taglie della Peak sono abbondanti, io (175cm circa) sono comodo in una M, Carlo (185 cm circa) è perfetto nella L. Non ci sono ostacoli nel  movimento delle spalle o del collo, anzi per la mia corporatura la parte alta del busto/spalle è fin troppo abbondante.

Traspirabilità:

Non è Gore-Tex (ma non l’ho mai provato in una giacca da canoa), ma la traspirabilità è buona, ovviamente l’interno della giacca dopo molte ore passate a pagaiare si satura inumidendo i vestiti, ma non ho ancora visto una giacca che non ha questo effetto, sicuramente non danno la classica sensazione di K-Way addosso!

Quale scegliere?

La differenza principale è il materiale, sono entrambi materiali “tosti”, ma la Deluxe è un 3 strati, mentre la Creek è un 4 strati, entrambi sono garantiti per più di 20.000 colonne d’acqua, quindi la differenza principale è la termicità e la resistenza del materiale stesso, la creek sicuramente può essere maltrattata maggiormente e ha una resistenza all’abrasione superiore.

Caratteristica della Creek molto interessante è la tasca con zip sui gomiti per poter infilare le protezioni per i gomiti, (acquistabili separatamente). Si possono comprare le gomitiere e dimenticarsi di averle! Bella idea!!

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La Deluxe esiste anche in altre versioni:

  • Custom, potete mandare una grafica e vi fanno la giacca personalizzata!
  • Topdeck, con il paraspruzzi integrato (paraspruzzi Peak di cui parleremo, ne abbiamo presi uno stock!)
  • Freeride, in cui non c’è il lattice, ma un collo doppio in neoprene.

Riassumendo: qualità prezzo la Deluxe è un ottimo prodotto adatto a tutti; per chi vuole extra resistenza,  una giacca per l’inverno e la possibilità di mettere le gomitiere la Creek vale i soldi in più richiesti.

Ovviamente tutte disponibili da Alpin Action!

PEAK UK CREEK

PEAK UK DELUXE

PEAK UK FREERIDE

PEAK UK DELUXE TOPDECK

1 year review: Astral Hiyak

“Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe”

Anonimo calzolaio Navajo

Se per un uomo bastano tre lune per giudicare le scarpe almeno un anno ci vuole… per questa stagione sia Io che Carlo abbiamo deciso di comprare le Astral Hiyak, novità di casa Astral, un bello scarponcino che si affianca alle classica Brewer e Rassler.

Il confronto più ovvio per queste scarpe è con le Five Ten Water tennie [recensione qui] che io ho avuto per più di un anno e che Carlo ha usato in Norvegia al posto delle Artistic Kayaker Pro (la cui recensione si riassume in un: “NO”)

Di seguito la recensione scritta a quattro mani (o mani e piedi giudicate voi)

[Carlo] – DESIGN:

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La forma ricorda molto quella delle scarpe da basket: i (molti) passanti per le stringhe sono rinforzati, così come la parte della tomaia a contatto con la suola. Il drenaggio dell’acqua è garantito dai fori presenti sulla punta e sul tallone ([Ale] – Drenano molto meglio e più rapidamente delle 5.10). Il materiale usato per la tomaia – non c’è traccia di neoprene – asciuga molto rapidamente: per accelerare il processo, è comunque possibile estrarre la soletta interna. La fibbia in velcro che copre il nodo sulle stringhe è la chicca di questo modello. Se inciamperete con queste scarpe, non sarà per colpa delle stringhe slacciate.

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Quick Review sul Soča: LiquidLogic Braaap & Dagger Axiom

by Davide e Ale

Finalmente Soca, fiume fantastico dall’acqua incredibile.

Ultimo weekend di luglio, caldo e sole. Momento perfetto per fermarsi da Alpin Action e provare qualche modello accattivante: Dagger Axiom 8.5 e Liquidlogic Braaap.

Durante la discesa i modelli sono stati provati da tutti noi, in questo modo si potranno conoscere le impressioni avute da persone di peso e stili diversi.

Entrambi i modelli sono stati sorprendenti e hanno superato le nostre aspettative.

Braaap:

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Veloce, precisa e boof fantastico! Assetto ottimo e comodo. Il fondo tondo non da subito l’idea di una stabilità elevata ma appena ci si abitua le prestazioni sono eccellenti, la coda non viene pizzicata in quanto risulta piuttosto alta e il boof abbinato con la velocità permette di superare agilmente i buchi, planando piacevolmente. Eskimo facilissimo, sembra una canoa da polo. Chi pesa un po’ di più (75+) riesce a mettere sotto la coda e usarla per accelerare e sfruttare l’acqua, invece i più leggeri faticheranno un po’ a utilizzare la coda in stile slalom e la troveranno forse un po’ dura da girare. Rispetto alla Axiom più adatta a discese impegnative, meno al gioco sul medio-facile. Boof e velocità superiori, stabilità primaria minore e meno maneggevolezza. Surf fantastico per entrambe le canoe.

Axiom:

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Waka Tuna 2.0: First impressions, a strong pedigree [updated] 

[ENG VERSION BELOW]

[1 year Update in red] 


Quest’anno ho deciso di cambiare la mia adorata Tuna (qui la recensione)… ma cosa poteva reggerne il confronto?? Beh  se esiste qualcosa meglio della Tuna, non può che essere la nuova Tuna!

Attenzione! Sto parlando della Waka 2.0 made in italy! Forse la si potrebbe chiamare la 2.1 perché la differenza con le  prime 2.0 che ho visto è evidente!

La prima serie è stata stampata dalla stessa azienda che ha stampato i vecchi modelli, ma Sam e Kenny non erano soddisfatti della plastica e dello shape delle barche, quindi hanno portato lo stampo in Italia, (Trovate piccoli indizi nelle foto su quale azienda) ed è iniziata la produzione della nuova Tuna e della Tutea.

Le differenza tra le barche delle due aziende è evidente, incredibile pensare che escono dallo stesso stampo! La prima serie è molto, molto più arrotondata, più tonda della vecchia Tuna, invece questa made in Italy è decisamente più piatta.

Se trovate pareri discordanti tenete conto di quale versione di Tuna 2.0 si sta parlando!

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Tuna (gialla) Vs Tuna 2.0 (rossa)

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Upper Sermenza: Diffida sempre delle rapide con un nome di persona

Nelle ultime settimane ho finalmente colmato delle importanti lacune canoistiche della Valsesia: Incredibile ma vero dopo tanti weekend in valle non avevo ancora fatto il Sorba (fatto settimana scorsa link qui) e il Sermenza dal ponte romano!

Ne ho sempre sentito parlare male con timore e sacra riverenza, quindi ben venga aspettare di essere in forma prima di lanciarsi nell’impresa.

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Sabato il buon Marcoguidi (sì, tutto attaccato), mi lancia il guanto della sfida: Egua, Sermenza e magari Alpin!

Ok… una cosa alla volta… intanto andiamo a vedere l’Egua, tanto tra una balla e l’altra, come al solito, sono già le 14!

Egua troppo basso, fare una discesa sui sassi non ne vale la pena, quindi Sermenza dal ponte romano diretti!

Siamo: Io, Marcoguidi, Beppe Caramella, Paolo Ronga e Andrea Santoni. Il Carlo era in valtellina a fare il Mallero (link qui), Miguel disperso nella pianura, Davide ed Elena KO dal mal di schiena (di coppia!?)

Ammetto che avevo un bel stringiculo® prima di partire (ok anche durante), e devo ammettere che le voci che avevo sentito su questo tratto sono tutte vere! Un signor fiume! Belle rapide, pendenti e potenti! Il livello era medio, ma abbastanza per la prima volta!

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Non sfoggio uno stile particolarmente invidiabile, qualche bel boof, un casino in una rapida… ma comunque arrivo alla fine senza grossi problemi, o meglio quasi alla fine… L’ultimo ostacolo prima di arrivare all’imbarco del tratto classico, dove già vedo gli altri che ci aspettano, è il salto del Michele…

Chi era questo Michele lo ignoro, ma, a differenza del Giancarlo, credo non gli fossi simpatico… il dilemma è sempre se l’onore di dare il nome ad una rapida è da ricondurre a particolari gesta atletiche o a grandi casini…. Nel dubbio io ci ho rotolato dentro e finalmente è arrivato il primo bagno della stagione!!!

Ovviamente il video con il meglio e il peggio lo trovate su MondayReplay qui

Che fiume davvero!

Continuando poi sul tratto classico del Sermenza è forse il fiume più completo della Valsesia!

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Ciao barca!! Guarda come nuoto!