Ecuador 2020 – Quando lungo non è mai abbastanza

L’Ecuador è un Paese a cavallo dell’equatore sulla costa occidentale del Sudamerica. La giungla amazzonica e gli altipiani andini sono stati il cuore del nostro viaggio, regalandoci emozioni che hanno largamente superato le aspettative. Il team protagonista del viaggio questa volta era molto variegato. Oltre a me, Davide e Brocc c’erano anche: Il nonno (o per l’occasione Abuelo – El sabio, visto le perle di saggezza che sfodera la maggior parte del tempo), Max (the Boss – una vera forza della natura sia dentro che fuori dall’acqua), Silvia (la dolce metà di Max, alias Miss eskimo), Marcio (alias el salsero kayakero kamikaze italiano), Gabrio (come pennella lui le rapide in fiume nessuno mai) e Fred (alias il gufo – credetemi, meglio non essere nei paraggi durante una delle sue sentenze profetiche).

Il team2

Il team al completo con qualche intruso

Il viaggio è partito subito all’insegna dell’avventura disagio: arriviamo in aeroporto e Fred si appresta a fare il check-in. Imbarco negato:

  • Fred: ‘Ma come?’
  • Hostess: ‘Il passaporto risulta in scadenza’
  • Fred: ‘Ma non è possibile, l’ho appena rifatto in occasione del viaggio! Guardi qua! Scadenza 05/01/…. (Freddo tombale, elettrocardiogramma morto, flebile voce che sussurra ‘2020’)…. Nooooooooooooooooo ho preso quello sbagliato!!!!!’

Il tutto si è risolto con un cambio volo per il giorno successivo pagando una piccola (si fa per dire) penale. La gentile hostess, presa dalla pietà e dallo sconforto quanto noi, ci lascia imbarcare gratuitamente il bagaglio con le pagaie, che avrebbe dovuto portare Fred con sé.

Il viaggio all’andata è stato reso molto piacevole dal servizio Air France: l’open bar alcolico e alimentare è stato più che soddisfacente, soprattutto per Marcio e Brocc sempre con il bicchiere in una mano e un paninetto nell’altra.

Arrivati a Quito ci ricongiungiamo con tutta la truppa e ci dirigiamo a Tena, meta conoistica che sarà il fulcro della nostra vacanza. I trasporti in Ecuador sono per lo più due: i bus, i quali impiegano però molto tempo negli spostamenti e i taxi, veramente economici e in grado di raggiungere qualsiasi punto remoto della giungla. Il nostro taxista, Pedro, oltre a conoscere imbarchi e sbarchi era in grado di fornirci informazioni sui livelli dei fiumi e sulla loro fattibilità, anche se lo spirito mi sembrava per lo più molto simile a quello di Marcio: tutto buono e sempre a vista. Quando invece iniziava a profondere consigli del tipo: ‘Es un quarto, pero SOLIDO’, ‘Mejor no nadar’ o ‘Cuidado a la rapida central que es muy fuerte’, allora lì bisognava iniziare a preoccuparsi davvero.

Piatua

Sbarco del Piatua

Canoisticamente l’Ecuador è un paradiso. I fiumi sono costituiti da tratti di 20-40 km, media che abbiamo tenuto per tutta la vacanza. Completamente immerso nella giungla, il panorama è mozzafiato anche se reso un po’ inquietante dalla mancanza di segnale telefonico.

Una delle perle della vacanza è stato l’Upper Jondachi, un creek di IV+/V di 15 km, molto simile al Soana. L’imbarco è davvero scomodo in quanto per raggiungerlo è necessario attraversare paludi di fango infinite di qualche km. Siccome 15 km non erano abbastanza, Marcio propone di imbarcarsi sull’affluente dello Jondachi, l’Urcusiqui, dalle caratteristiche molto simili a quelle di un Sermenza, in modo tale da evitarsi quell’imbarco improponibile. La prima parte della discesa (50 min ca.) prosegue abbastanza bene senza troppi intoppi. Raggiungiamo lo Jondachi e il ritmo inizia a cambiare. Il fiume da stretto e alpino, diventa pendente e con acqua, costringendoci ad adeguarci al nuovo stile aggressivo. Dopo una ventina di min arriviamo al trasbordo. Max, febbricitante, che si era imbarcato dopo essersi sparato 2 oki, inizia a barcollare e sviene. Le convulsioni si fanno preda di lui e un po’ di panico inizia a diffondersi fra di noi. Dopo qualche minuto, rinviene, riprendendosi un poco, ma la situazione è critica. Non c’è segnale e l’unico modo di uscire è percorrere la via fangosa ed infinita che porta alla strada più in alto. Marcio e Gabrio si offrono di accompagnarlo su con la canoa, in modo tale da evitare che resti da solo a percorrere una strada del genere, mentre il resto del gruppo prosegue la discesa lentamente, nell’attesa di ricongiungersi con Marcio e Gabrio più tardi. In effetti la prima parte della discesa è proseguita mooooolto lentamente. Nessuno conosceva il fiume a parte Marcio e nessuno di noi aveva l’indole kamikaze incosciente tipica sua di buttarsi a vista nei passaggi cazzuti senza conoscerli. Un punto topico della discesa è stato quando io e Davide abbiamo iniziato a scoutare un passaggio sulle rive opposte senza avere la più pallida idea di dove passare. Per me a sinistra era impraticabile e per Davide a destra pure. Dopo 20 min di tentennamenti e comunicazioni non verbali incomprensibili, propendiamo per un ramo centrale che sembrava abbastanza pulito e ci buttiamo in rapida. In quel momento ci raggiungono Marcio e Gabrio, facendoci tirare un sospiro di sollievo e dicendoci: ‘Miiiiiiiiiiiiiii, ma siete ancora qua?!! Non finiremo mai così!’ E dire che a me sembrava di essere in acqua da una vita.

Fasolade (sempre per così dire) della discesa:

  • Il nonno rimane in un signor bucazzo a fare una play session di rodeo e Gabrio dietro a ruota lo investe… Risultato a bagno entrambi! Fasoladaaaaaaaaaa

Marcio

  • Davide decide di fare la rapida clou (Dos Huevos), trasbordata dalla maggior parte, all’indietro, perché farla dritti non era abbastanza difficile e adrenalinico…E anche qui olèèèèè Play session nel buco con bagno al corredo!
  • Marcio decide di buttarsi a vista in una rapida che Davide stava scoutando e che non presagiva niente di buono. Si infila in un sasso nicchiato/sifonato e si incastra! Attimi di panico, con noi sopra che non sapevamo come raggiungerlo. Marcio stappa e riesce a disincastrarsi, lasciandosi però un bel ricordino per la vacanza (vedi foto!)

Dopo ben 6 ore di discesa, vediamo il ponte dello sbarco e urla di gioia si sollevano tra i presenti. Provati, ma felici, ci abbracciamo e rincontriamo Max che nel frattempo si era fatto un bel pisolino per gli stenti che aveva dovuto affrontare.

Altre super discese sono state:

  • il Piatua ~ IV/ IV+, un teorico creek che era diventato un effettivo fiume di volume (ma Pedro col cavolo che si è lasciato spaventare dall’acqua…‘muy alto, pero practicable’)
  • Upper Anzu ~ IV (IV+), questa volta creek per davvero senza sorprese. Un bellissimo tratto di 20 km che si alterna tra boof e rapide e che culmina in un bel rapidone adrenalinico
  • Yatunyacu ~ III+, un fiume di volume giocoso che ci ricordava tanto il Colorado in Grand Canyon
  • Misahualli ~ IV/IV+, l’Alpin (un po’ più lunghetto ed insidioso) dell’Ecuador!!
  • Middle/Lower Jondachi ~ III/IV, tratto basso dello Jondachi più semplice del tratto alto ma altrettanto bello

E tanti altri ancora che ci rimarranno sempre impressi nel cuore. 😊

Quilotoa

Circuito del Quilotoa

Dopo 10 giorni di canoa stremanti, decidiamo di fare i turistones e ci dirigiamo verso il Quilotoa. Nel frattempo Gabrio e Fred ci lasciano e ritornano in patria. Il Quilotoa, a 3.914 m, è un lago di origine vulcanica dell’Ecuador, situato nella provincia del Cotopaxi, nella parte occidentale delle Ande ecuadoriane. Un luogo incantevole che ci ha messo a dura prova per quanto riguardava l’altitudine, la lunghezza del circuito e il vento gelido a 40 nodi. Sicuramente le 4.5 h di trascinamento e sali e scendi del circuito hanno lasciato alla fine una grande soddisfazione.

A questo punto il gruppo si spezza ancora sempre per il ritorno in Italia e rimaniamo solo io, Davide e Brocc che decidiamo di andare a visitare il Cotopaxi, un vulcano attivo delle Ande di 5.872 m, sempre annuvolato ma che ci ha regalato per l’occasione un cielo limpido e terso che ci ha permesso di ammirare il vulcano in tutta la sua bellezza. Ci siamo trascinati portati fino al rifugio di 4.864 m partendo dal parcheggio poco più in basso e riuscire ad arrivare alla meta è stata una vera impresa! L’aria sottile, il vento, il freddo facevano sembrare una passeggiata il circuito del Quilotoa che avevamo fatto 2 giorni prima. La gioia di arrivare alla meta e ammirare la cima del Cotopaxi così da vicino è stata un’emozione indescrivibile.

Cotopaxi

Il magnifico Cotopaxi

Altri highlights della vacanza:

  • Brocc, munito di trolley e trolleyno, per le strade più insidiose di Quito che avrebbero fatto paura a Pablo Escobar in persona girava come un milanese imbruttito che proprio ‘Uè, figa ma quand’è che si fa Ape qua?’. Se è riuscito a sopravvivere lui a qualsiasi rapina, allora c’è speranza per tutti.
  • Max che con il suo spagnolo misto romano, riusciva a comunicare qualsiasi cosa anche alle tribù più disperse nella giungla. Qualche esempio: ‘Ahòòòòòò, se paramo aquì?’ ‘Gnà fò più… se comemo qualcosa? Tengo fame, el panino estaba un poquito piquiño’
  • Ho visto veramente poche persone spararsi degli eskimi come se li sparava Silvia in certe rapide e buchi. L’apnea e la pazienza (ma anche il suo background da rodeista) la portavano a risolvere dei casini che per il 50% delle volte una persona normale avrebbe concluso con un bagno. Per chi volesse, a Lee Valley, organizza un corso avanzato su come tirarsi fuori dai casini in fiume. Io mi sono iscritta (pare anche Pat Keller e Aniol Serrasolses)
  • Hostal Zumag Sisa, assolutamente il miglior ostello in cui io abbia mai soggiornato in tutta la mia vita. Mama Marcia ci preparava tutte le mattine una colazione differente e super abbondante per darci le energie necessarie ad affrontare il fiume. Qualsiasi malessere ci affliggesse ci accompagnava sempre in ambulatorio per farci curare ed era sempre disponibile nell’aiutarci a risolvere problemi o a recuperare informazioni per conto nostro. Per chiunque avesse come meta prevista per il prossimo viaggio l’Ecuador, può saltare tutte le attrazioni turistiche del paese tranne questo meraviglioso ostello! ❤
Zumag Sisa

Zumag Sisa en nuestro corazon!

Grazie a tutto il team che ha reso questa vacanza magica e speciale!!

Per approfondimenti sulla vacanza e foto al completo, dovete assolutamente leggere il report del nonno su: http://www.brianzatour.org/report.php?IDReport=20_NONNO_ECUADOR1&fbclid=IwAR02iRD2SPk63iuOH9E6iWFM8LCraZVC_JwulY3vVK1z34PAjhe346wXkfc

 

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