Norway 2019 – Sole o son desto?

Voglia di mare? E di un caldo e di un sole che spacca le pietre? E che dire di strepitose visite culturali in città? Allora la Norvegia sicuramente NON è il posto giusto!

IMG_7681

Il tempo che non c’è

Appena tornata dalle ferie, mi veniva chiesto come fossero andate le vacanze… ovviamente alla grande! Anche se gli 8 °C, la pioggia incessante e di conseguenza l’abbigliamento di canoa sempre bagnato (maledetti coloro che avevano la dry-suit!) non hanno reso la vacanza molto confortevole…

WhatsApp Image 2019-09-05 at 10.40.54

Pronti per partire!!!

Io, Davide, Pol, Marty, Conca, Dedo, Broc e Tommy il 9 Agosto siamo partiti con le macchine cariche di canoe, cibo e attrezzatura da campeggio, per direzione: Sjoa! 32 h di guida non stop ci hanno condotto in questa meravigliosa valle che nella scorsa vacanza, non avevamo avuto il tempo di vivere appieno.

Il 1° giorno di vacanza si è aperto con una fantastica Play Run che ci ha condotto fino alle gole di Amot. Onestamente non sapevo bene cosa aspettarmi da queste famosissime gole: mi avevano parlato di acqua grossa e compressa ma devo dire che l’immaginazione non rendeva giustizia al tratto. Inoltre il livello era superiore al limite massimo consigliato dalla Bibbia della Norvegia: 56 m3 VS 40 m3! La prima rapida terminava con due grossi buchi. Pol e Tommy sprezzanti del pericolo ci si sono buttati dentro… Entrambi hanno risolto con un eskimo, ma Santa Maria Teresa Pol nel tentativo di darci indicazioni su dove passare, si infila in una nicchia e va a bagno. A quel punto si è scatenato il panico nel gruppo. Io per lo shock di assistere a questo evento rarissimo, volevo immediatamente sbarcare dal tratto. Davide, che in fondo in fondo un po’ ingegnere lo è, anche se gli è veramente dura ammetterlo, negava la natura paradossale dell’evento, dicendo che era scientificamente impossibile che Pol fosse andato a bagno. Brocc, che aveva assistito in primo piano alla scena, continuava a darsi pizzicotti convinto di essere in un sogno, mentre Dedo invece aveva immediatamente switchato l’italiano in un bresciano stretto pieno di epiteti che per ragioni di decoro non posso riportare. L’unica che gioiva e se la rideva era la Marty che finalmente aveva l’opportunità di perculare il proprio ragazzo in una rapida, che lei aveva pennellato e lui no (Marty, ti capisco e fai bene!!!).

WhatsApp Image 2019-09-05 at 10.16.23

Tommy in action su Amot

La discesa poi è proseguita senza troppi intoppi, anche se devo dire che la parola grosso (sorry Davide) fino ad ora non avevo ben capito cosa significasse. Il Colorado in Grand Canyon è grosso ok, ma rapide così compresse in vita mia non le avevo mai fatte. Poi per carità i buchi mollano tutti, ma meglio stare lontani dalle morte in parete e non andare a bagno!

WhatsApp Image 2019-09-05 at 10.16.23 (2)

Marty su una delle rapide clou dello Jolstra

Ciò che caratterizza la Norvegia è la quantità e diversità di fiumi che si possono trovare: si passa da creek con slide e boof a fiumi di volume tutti nel raggio di pochi chilometri! Le valli inoltre sono spesso incantevoli. L’uomo sembra aver trovato un perfetto equilibrio con la Natura, che rappresenta la maggior attrazione turistica del Paese.

E’ stato bello rifare fiumi di 4 anni fa (Ulvaa, Upper Rauma, Jolstra…) ma sentire che il tempo ti ha donato maggiore consapevolezza e sicurezza e che passaggi fatti a testa in giù o trasbordati quest’anno diventavano un sfida emozionante.

Lo Store Ula, per quanto mi riguarda, è stato una chicca della vacanza! Un bel torrente immerso nel Rondane National Park con un panorama mozzafiato. Peccato per la nebbia e la pioggia che hanno trasformato il paesaggio nelle campagne pavesi d’inverno.

WhatsApp Image 2019-09-05 at 10.16.21

“We’re like astronauts but with more style!”

Il fiume si alternava tra slide e boof con un tratto continuo di IV dopo il famoso passaggio di Matze Drop. Si giungeva verso la fine agli slide molto noti nel mondo della canoa che per l’occasione erano diventati un unico slide di 300 m, in quanto l’acqua non si era fatta mancare per niente! Inoltre a fine slide era assolutamente necessario prendere una morta a sinistra se non si voleva finire nel passaggio successivo, un salto molto spigoloso con un po’ di sassi in atterraggio. Brocc nello slide si è esibito in un eskimo nell’unico punto in cui probabilmente c’era acqua per poi mancare la morta e prenderne una micro appena prima del salto (vedere la faccia di Brocc nell’ultima micro-morta è stato impagabile!).

Altri Highlights della vacanza:

IMG_7617

  • Davide il primo giorno sulla Play Run della Sjoa decide di darsi una pagaiata sul naso provando il Kick Flip Flop su un’onda e alzando ulteriormente il livello del fiume con tutto il sangue che gli sgorgava dalla faccia. Medaglia d’onore però per aver proseguito in quelle condizioni nelle gole di Amot!
  • Il Conca – alias Caxxo duro Conca – era veramente carico questa vacanza. Mai una volta che si sia tirato indietro in un passaggio. Questa sua sfrontatezza l’ha portato a farsi anche un paio di giretti in alcune nicchie, forse confuse per qualcos’altro di caldo e accogliente. L’astinenza gioca brutti scherzi, eh no?
  • Ad 8 °C, pioggia incessante, con l’umidità che penetrava le ossa, Tommy era l’unico in grado di andare in giro nudo con solo l’asciugamano intorno alla vita. Vedevo inoltre che ogni tanto accidentalmente gli cadeva pure l’asciugamano per terra. La cosa è diventata parecchio sospetta quando ci siamo accorti che un gruppetto di ragazze si aggirava sempre nei suoi paraggi… D’altronde, anche lui ingegnere, non lascia mai niente al caso! 😀
  • Mentre la maggior parte di noi percorreva l’Ulvaa, Pol, Tommy e Dedo si sono sparati la Lower Rauma. Un tratto visivamente molto suggestivo e con passaggi pazzeschi e super impegnativi! Peccato non averla fatta quest’anno, ma almeno avrò l’incentivo per tornare di nuovo in Norvegia!
Pol Lower Rauma 2

Pol sul primo salto della Lower Rauma

Una nota di merito va agli sponsor della vacanza, Boss Kayak e Gul Kayak Italy, per averci sempre sopportato supportato con il materiale nella fase organizzativa (rischiavo di andare in Norvegia senza tappo della Nirvana, ma in qualche modo l’abbiamo reperito!).

La Norvegia fa sognare. Per chi ancora non avesse intrapreso questo viaggio, non aspetti tempo! Per ingolosirvi ulteriormente qui sotto il video realizzato da Brocc.

Che dire dunque? Sole, nebbia, pioggia, fiumi grossi, fiumi secchi… ma chissenefrega l’importante e sempre divertirsi con la compagnia giusta!

BANNER2                           Logo-tondo-vett.gif

 

 

 

Annunci

Tour del Monterosa, diario di bordo

DSC06106

La parte più difficile è sempre il primo passo, soprattutto se il progetto è abbastanza vago e discretamente ambizioso.

E’ un po’ che ho in mente di fare un giro lungo in montagna, rimane nel cassetto l’alta via 1 della valle d’aosta, volevo prima provare qualcosa di più breve, e dato che vedo tutto l’anno la faccia sud-est del monterosa perché non andare a vedere com’è dall’altro lato?

Continua a leggere

La forma dell’acqua

Avete persnete quella cosa che se anche le lertete all’interno di una parola sono msicihtae si riesce a leggere comunque?

Ecco: anzi no, prima di tutto:

E’ domenica mattina e ieri sera ero ad un matrimonio, alle 7 avrei lanciato volentieri la sveglia dalla finestra, ma il Violo mi aveva promesso un giro degno di nota, quindi riappoggio la sveglia e mi alzo (cioè il telefono, che poi, chi usa ancora la sveglia??).
Ovviamente dato che non si andava in Valsesia partono le discussioni, urge una pausa di riflessione, ci fermiamo da Mc e ci mangiamo mi mangio una bella omlette.
Grazie all’apporto del colesterolo, la mente è ora lucida, niente tapacciate, andiamo sul sicuro, andiamo sul Germanasca!
Livello ideal, siamo solo io, Gabri (chapeau per la discesa!) e il Violo, scendiamo veloci (a parte problemi con delle pagaie indisciplinate), tutto a vista, e apro praticamente tutto io.
Ma stavamo dicendo delle parole, si, perchè alla fine leggere l’acqua è come leggere un testo, guardiamo solo la forma delle parole, e ci scorrono veloci sotto gli occhi, così i riccioli, i riflessi, il colore, sono come le parole.
Ecco, che figata leggere così la forma dell’acqua, puro istinto, puro flow.

/lì·qui·do/
aggettivo

In fisica, di un corpo fluido che, fissata la temperatura, conserva il proprio volume, ma tende a deformarsi, assumendo la forma del recipiente in cui è posto

Recipiente… tiè

DSCN1590x

Valsesia River Festival 2018 – Le pagelle

VIOLO: come sempre, arriva al weekend della gara senza grandi proclami, ma con nell’animo la voglia di bagnare il naso ai giovani. E per poco, con la sua strategia a “risparmio energetico”, non riesce nell’intento. Finisce dietro ai suoi discepoli Conca e CDM, ma è una questione di secondi. Mezzo voto in più per aver cercato di aggiustare la canoa di Gaballo a sassate. VOTO 7: HOMO HABILIS.

WhatsApp Image 2018-05-19 at 13.25.18

“Un paio di colpetti ed è come nuova!”

CONCA: per l’edizione di quest’anno del VRF investe tutto sulla preparazione. No, non preparazione fisica, bensì preparazione delle scuse per giustificare eventuali defaillance. Avendo già usato l’indisposizione fisica l’anno scorso, questa volta opta per il cambio canoa, tradendo la sua Waka per una DR9. Momenti di imbarazzo quando passa davanti al pubblico della soglia a testa in giù, ma riesce comunque a mettere dietro di un niente CDM e Violo. VOTO 6–: GRAZIATO

WhatsApp Image 2018-05-21 at 23.59.21.jpeg

CDM: debutto stagionale sull’Alpin Sprint per CDM, che approfitta della gara a squadre in modalità relax per ispezionare il percorso. Non soddisfatto, ripete la discesa, ma la presenza contemporanea di Gaballo e Miguel si traduce in uno sforzo fisico non previsto. Si salva in extremis grazie alle sostanze dopanti fornite dal Violo e chiude un’ottima prova nell’individuale, a un soffio dal sorpasso sul più quotato Conca. VOTO 7,5: BUON SAMARITANO

GABALLO: arriva in Valsesia con intenzioni belligeranti, paventando una terribile triade insieme a Violo e Giuso. Invece mette una mano sul cuore, l’altra sulla punta (sfondata) della sua Lettman e sceglie saggiamente di lasciare ad altri l’agone della competizione. Ciò nonostante, non rinuncia ad una discesa di ricognizione, in cui passa più tempo a svuotare la barca che a pagaiare. Meno male che Sant’Eskimo lo assiste. Quasi sempre. VOTO 6,5: SUBACQUEO.

WhatsApp Image 2018-05-19 at 13.54.11

Bananaaaaaaaaaa!

DAVIDINO: quest’anno non si spompa facendo il terzo uomo in 7 squadre diverse e i risultati si vedono: secondo tempo nella gara a squadre e dodicesimo assoluto nell’individuale. Trionfa nella categoria “60 kg coi vestiti bagnati, forse”. VOTO 8: OMINO DURACELL

GIUSO: condizione mentale “balneare” per l’uomo del borlengo, che ai nastri di partenza si accorge di non aver con sè il paraspruzzi. In pieno spirito di McGyver, adatta per l’occasione una camera d’aria ricevuta in prestito da un camionista di Alagna. L’espediente azzera di fatto le possibilità di “stappo” in caso di bagno e infatti, sarà un caso, ma l’eskimo gli riesce benissimo. Voto 5,5: MOTIVATO.

GOPR0863.JPG

STE BROCCATO: sfrutta una lacuna nel regolamento (regolamento?) della competizione per iscriversi alla gara femminile con il team “KTT Young Ladies”. Gli avversari fanno ricorso, ma lui/lei convince i giudici intavolando una profonda discussione sull’ultima serie di Sex and the City. A tutti coloro che si sono innamorati della ragazza rossa fiammante che bazzicava alla partenza: ho una brutta notizia per voi… VOTO 9: JESSICA BROKKIT

GOPR0862.JPG

MIGUEL: CDM e Conca lo convincono a partecipare alla gara con un lungo lavoro di logoramento ai fianchi. D’altronde sarebbe gia la seconda discesa all-time per lui, che sarà mai? Nella strategia “Space Shuttle” del team Alpine Spirit, è lui il primo modulo ad abbandonare l’astronave dopo 3’30 di inestimabile contributo alla causa. VOTO 6+: HOUSTON ABBIAMO UN MIGUEL.

MARCO “DRIVER” GUIDI: non vuole sfigurare sulla rapide di casa e mette subito le cose in chiaro trasferendo la sua residenza all’imbarco dell’Alpin per il mese di maggio. Conduce la solita gara impeccabile, ma prima del traguardo inchioda per evitare di vincere, per il secondo anno di fila, la solita bottiglia di vino. VOTO 7+: ALCOL FREE

PUBBLICO SULLA “SOGLIA”: solo applausi per questi eroi moderni, che si beccano 1) acqua e grandine per buona parte della giornata  2) le insistenti richieste di foto dei partecipanti. VOTO 10: IMPERMEABILI

SEE YOU NEXT YEAR!

Scoltenna 2018 – Alla ricerca del borlengo

“Bello, lo Scoltenna! Cioè, sì… insomma… mi pare…”. Sì, perchè ci sono già stato, è vero, ma cinque/sei/sette anni fa… E chi se lo ricorda? Mica c’erano GoPro e paparazzi a tutti gli angoli. Ai “tempi”, si scendeva insieme ai “local” e avere due o tre foto era già un successone! Gli anni nella memoria dei canoisti in effetti sono come quelli dei gatti, ciascuno ne vale 7 di normali. Anzi, a pensarci bene, mi pare di ricordare ancora qualche dodo scorrazzare nei prati. Comunque, giusto per rendere l’idea, io scendevo conciato così.

IMGP1166 - Tronto.JPG

Ma come ti vesti!!!

Ma le nevicate abbondanti di questo inverno, insieme all’impegno degli organizzatori, hanno creato le condizioni perfette per convincermi a tornare. Come sempre, partiamo dalla cosa più importante, la ciurma. Compagnia anomala, innanzitutto. Il team Alpine Spirit è sparpagliato ai quattro angoli del nord Italia, quindi si punta forte sul blocco Ciffonauti per questa uscita primaverile. Le nuove leve Gabriele, Alessandro e Valentina non vedono l’ora di mettere in pratica le ore di lezioni (e bevute) in piscina di quest’inverno. A farci compagnia l’inossidabile Giuso, fresco fresco di un imperdibile workshop sulla piadina romagnola. Grazie al supermezzo di Gabri riusciamo a partire in cinque con una sola macchina, con un carico di canoe e materiale che non vedevo dai tempi della spedizione in Norvegia. SPOILER: non abbiamo perso niente per strada.

IMG_20180414_090145_2.jpg

Taaac e siamo più alti di un camper

Il viaggio procede insospettabilmente bene, si nota in questo l’assenza del fattore C (Conca). A mezzogiorno spaccato siamo sul luogo del raduno. E’ una bella giornata di sole, tanti canoisti sul posto, raccogliamo un po’ di informazioni, salutiamo i tanti amici al risveglio del letargo e ci imbarchiamo nel tratto del raduno, un tratto di difficoltà contenuta, ma in grado comunque di offrire spunti divertenti. Pronti, via, Alessandro a bagno. Ri-pronti, ri-via, Valentina a bagno. Sarà una lunga discesa, penso tra me e me. E invece no. Offerto il sacrificio iniziale agli dei del fiume, i ragazzi trovano la centratura e la discesa prosegue tranquilla tra sguazzate e trasbordi (maledetti artificiali!!!).

P4140020.JPG

Belli loro…

Organizzato il recupero, torniamo all’imbarco, dove, nel frattempo, è stato allestito un simpatico stand rifocillatore dagli organizzatori. Lì facciamo la scoperta che segnerà il nostro weekend: il BORLENGO. Che accipicchia è il borlengo? Diciamo che è una via di mezzo tra una crèpe e una miaccia, farcito con amore, lardo spalmabile e parmigiano grattugiato. Per farla breve, all’uscita dal fiume è la cosa più buona del mondo. Il problema infatti, non è la sostanza. E’ il nome. Nessuno, ma dico, nessuno riusciva a ricordarsi il maledettissimo nome del borlengo. Quindi, a turno ci trovavamo a chiedere un burgundo, chi un burlando ma soprattutto – il mio preferito – un BERGOGLIO. Riempita la pancia di bergog… borlenghi, ci balena l’idea di fare anche il tratto delle gole a monte del tratto del raduno. Detto fatto: grazie alla shuttle-bunny Valentina alle sei e mezza siamo all’imbarco.

P4150047.JPG

Un po’ tardino, ma neanche troppo. Regna l’ottimismo. Gabri mette il turbo e infila una sequenza clamorosa di eskimi, Alessandro vuole rifare tutte le rapide 8 volte, io e Giuso guardiamo l’orologio per controllare la tabella di marcia. Nel frattempo ci raggiunge nella gola il Paracca, partito la sera stessa da Pavia ma deciso a tutti i costi a farsi una discesa. In ogni caso, so far, so good. Arriviamo “puntuali” agli ultimi due passaggi, che sono poi i più impegnativi del tratto. Il primo è un salto di un paio di metri, nemmeno cattivissimo a vedersi, per cui lo facciamo tutti. I “bocia” lo passano indenni, io scelgo una linea un po’ più ardita sulla sinistra e all’atterraggio vengo looppato brutalmente dal ritorno. Poco male, eskimo e siamo pronti per il passaggio dopo. Che è una bella rapida. Un bel quartone, insomma. La guardiamo. La riguardiamo. Poi guardiamo l’orologio. La facciamo. Parte Paracca: tutto liscio, ma lui non fa testo. Parte il Giuso: eskimo nel buco finale. Parte Gabri, che si ribalta, lotta ma alla fine viene fagocitato dalla rapida. Risultato: bagnone, materiale a spasso e, soprattutto, pagaia persa. Cazzo. Anche Alessandro viene giustiziato nel finale, mentre io rinuncio al passaggio perché nel frattempo s’è fatto troppo buio. C’è ancora spazio per un eskimo al chiaro di luna prima dello sbarco, con il morale un po’ abbacchiato per la pagaia di Gabriele.

sbarco

L’atmosfera allo sbarco

Il ritardo ha tuttavia conseguenze nefaste anche sulla logistica: entriamo al pelo nel campeggio che ci ospita e al ristorante dobbiamo pregare la cameriera perché la cucina è in chiusura: mossa da pietà, riesce a convincere il cuoco a fare straordinari e prepararci delle salvifiche fettuccine ai funghi, yum!. Alessandro, evidentemente affetto da narcolessia mista labirintite, ci saluta, mentre noi giovani decidiamo di proseguire la serata al party dei canoisti, dove intavoliamo super sfide di calcetto con la compagine trevigiana.

Ventordici gettoni dopo, Giuso vince la lotteria di mezzanotte e si aggiudica il posto letto nel matrimoniale con me. La mattina mi accuserà di manspreading (se non sai cos’è, non preoccuparti, nessuno lo sa), ma lo convinco a non far partire la denuncia promettendogli un bergog… va beh, ci siam capiti. Nel frattempo ci siamo guadagnati il posto in paradiso ospitando abusivamente nel nostro bungalow il profugo Paracca. Una catena di solidarietà che prosegue anche la mattina: come moderni Re Magi, ognuno prende qualcosa in più al buffet e lo porta in dono a Gesù Paracchino per colazione.

P4150052.JPG

Se il fiume è troppo facile, prendi la Method!

Il day2 ci offre il bis sul tratto delle gole. Questa volta con più gente ma soprattutto con molto, molto più tempo. E viene anche Vale! Che dire… sarà la colazione, sarà la gente, sarà la bella giornata (scherzo, pioveva), ma la discesa va liscia liscia fino alla fine! Al salto c’è il festival del loop, mentre la rapido finale è oggetto di attenzione di decine di canoisti, con la consueta diatriba da Bar Sport su quale sia la linea migliore per affrontarla. Per rientrare in media con il giorno prima, decido di farla due volte. Ma niente, quando spiegavano come fare le rapide in avanti evidentemente ero in bagno: 2/2 in retro e via! Ma sorpresa più incredibile arriva ora: causa eskimo prolungato nell’ultima rapida, il Giuso finisce in una morta laterale e cosa ci trova? La pagaia di Gabriele!!! Lì ferma, tranquilla, ha aspettato che tornassimo a prenderla!

P4150077.JPG

Il momento che ha commosso la comunità canoistica

Allo sbarco questa volta ad aspettarci non c’è il borlengo (voce dall’alto: “BRAVO!”), bensì una super pasta al ragù, con tanto di bis e tris! E pazienza se alla riffa non portiamo a casa nulla, alla fine noi una pagaia l’abbiamo già “vinta”!

Grazie agli organizzatori del raduno, a tutti gli amici incontrati in fiume e ai cuochi di borlenghi per il bellissimo weekend!

STAY HUNGRY, STAY BORLENGO!

CDM

 

 

Santi & San…terno!

PE-PE-PE-PEEEEE! (squillo di tromba, ndr)! “Avviso ai naviganti! Dopo 24 anni di latitanza, torna il Raduno sul Santerno! Accorrete numerosi”.

Premesso che non avevo la più pallida idea di dove diavolo fosse il Santerno, l’idea di un ritorno sulle scene dopo così tanto tempo andava necessariamente premiata. Che poi, 24 anni… ma davvero? Ho provato a pensare qualcosa successo 24 anni – praticamente una vita – fa: l’Italia che perde la finale dei mondiali (mica come oggi…), il Berlusca che scende in campo (esattamente come oggi…), gli ultimi tirannosauri che si estinguono a causa di un meteroite che colpisce la terra.

Bando alle ciance. Chi c’è? Miguel è a spasso non si sa dove, Conca è sulle nevi, per cui dobbiamo trovare due sostituti per avere il team al completo. Dopo durissime selezioni, a spuntarla sono Piero e Vladimiro. Si carica tutto sul mostruoso gippone di Davide (alto circa 4m con le cinque canoe sopra…) e si parte con puntuale ritardo sulla tabella di marcia.

P2100002.JPG

Dai che ce ne sta ancora una…

Alcuni problemi di comunicazione ostacolano il nostro arrivo sul luogo (Fiorenzuola o Firenzuola? Via Ceretta o via Cerreta?), ma il top del disagio logistico arriva quando Vladimiro convince tutti a scendere lungo una strada che secondo lui, porta agevolmente allo sbarco, non facendosi intimidire da intimidire da 1) cartello di strada privata/divieto di accesso 2) cancellata con citofono e buca delle lettere e 3) strada con pendenza 25% in sterrato. I dubbi diventano certezze quando, lungo la strada, ci vengono incontro due bellissimi pastori tedeschi, diretti discendenti di Ivan il Terribile XXIII.

 

P2100006.jpg

Ehi, non vi ho mai visto da queste parti…

 

Abbandonata la compagnia dei lupi, Incredibilmente riusciamo a raggiungere il luogo dello sbarco. E lì, facciamo conoscenza con un vecchio amico che ci accompagnerà tutta la discesa: IL FREDDO. Ma io ero venuto sul Santerno per il caldo! Eh va beh, sarà per un’altra volta. Freddo a parte, però, la compagnia è ben nutrita: c’è il gruppo di Bergamo, quello di Trecate e in generale più gente di quanto pensassi di trovare, visto il clima. Eccoci quindi al fiume: cavolo, ma è bello! Qualche passaggio interessante, rapide divertenti, acqua che non manca, insomma, tutti gli ingredienti giusti per togliere un po’ della ruggine in inverno. Ciliegina sulla torta, all’arrivo mi accorgo di avere ancora tutte le dita attaccate alla mano! E io che pensavo di averle perse alla seconda rapida! Terminata la procedura di scongelamento, facciamo rotta per Fontanelice per prendere possesso del nostro B&B. Cioè, di quello che pensavo fosse un B&B. Per qualche strano errore dell’algoritmo di AirB&B, infatti, ci ritroviamo in una specie di santuario: solo nella mia camera svettano due foto di papi, una statua (gigante) della Madonna, una statuetta di Gesù Bambino (che fa molto 2a domenica di avvento) e una libreria dove spicca l’immortale capolavoro “La metafisica della cultura cristiana”.

santi.png

Santiago de Compostela is for boys, Fontanelice is for men

Avvolti da un’aura di santità, ci dirigiamo a Castel del Rio per cenare con il gruppone del raduno. A tavola ho la fortuna di assistere ad una lezione live di anti-aging del mitico Baldo – alias Francesco Balducci – che dispensa consigli sull’alimentazione e mi rassicura sul tanto temuto decadimento fisico dei post 30 anni.

Dopo una notte beata, grazie alle intercessioni ai piani alti, la domenica ci riserva un nuovo amico: IL SOLE! E se già il sabato la gente non mancava, la domenica ogni angolo di Castel del Rio pullula di canoe e canoisti. All’imbarco troviamo tanti amici: i toscani, Pagaia Rossa, i bresciani… insomma, il colpo d’occhio è davvero notevole.

P2110035[1].JPG

C’è da dire che anche il fiume, con il sole splendente, assume tutto un altro aspetto: quando arriviamo ai piedi della cascata, il colpo d’occhio è clamoroso. Foto di qua, foto di là, impossibile non immortalare una tale meraviglia. Alla spicciolata, tutti gli intrepidi del Santerno arrivano allo sbarco. L’ultima tappa del weekend è al quartiere generale del raduno: c’è la riffa finale con in palio una pagaia! Purtroppo il primo premio va ad un altro fortunato, ma anche noi abbiamo il nostro lieto fine: grazie alle odi a San Terno, protettore delle tombolate, Vladi ed Elena riescono ad accaparrarsi due succosi buoni, da dilapidare in (altro) materiale canoistico.

Un ringraziamento agli organizzatori del raduno e a tutti quelli che hanno partecipato! Sperando di non aspettare altri 24 anni per il prossimo!

FOTOGALLERY SU FACEBOOK

VIDEO: coming soon

C’è poca acqua dicevano…

Lezione del giorno: mai fidarsi dei canoisti a secco, quelli che pur di andare in fiume ti trascinerebbero sullo Zambesi!!

Sabato mattina si punta in direzione Ovada, punto di ritrovo di canoisti da mezzo nord d’Italia e, dopo una lunga diatriba tra “acqua bianca”, Orba alto, o un secco “ZambOrba” si punta su quest’ultimo tra le lamentele del Pro Paracca “perché troveremo una raschiera” diceva…

Continua a leggere

I tipi umani di canoisti: 3a puntata

BeFunky Collage

Altro giro, altro regalo! Ecco altri cinque nuovi tipi umani che tutti, ma proprio tutti, abbiamo incontrato in fiume almeno una volta. E voi chi siete?

IL CASINISTA: mina vagante della compagnia, se lasciato solo è in grado di cannare sia ora che luogo del ritrovo. Conscio dei suoi limiti, affida l’organizzazione dell’uscita agli altri, limitando il suo contributo al carico/scarico delle canoe (se va bene). Puntualmente dimentica qualcosa nell’auto all’imbarco/sbarco, costringendo il gruppo a ripetuti ritardi. In via precauzionale, spesso viene affiancato da un badante.

L’ABITUDINARIO (CON LA SCUSA PRONTA): restio ad accettare qualsiasi proposta che lo porti fuori dalla sua comfort zone, l’abitudinario ha sempre pronto il carnet di scuse da sfoderare: dal classico “devo portar fuori il cane” al più criptico “verrei, ma Giove è transitato Saturno e in quanto Gemelli non me la sento”. A volte è dirottato a tradimento dalla destinazione concordata ed è così costretto ad auto-sabotarsi la canoa/attrezzatura per scampare la discesa. Conserva in bacheca l’Oscar guadagnato grazie alla magistrale interpretazione del colpo della strega all’imbarco.

LA DONNA: esemplare preziosissimo, la donna canoista è sempre al centro delle attenzioni del gruppo. I maschi alpha si alternano in galanterie tipo trasporto kayak all’imbarco/sbarco, scouting on demand, svuotamento del kayak e respirazione bocca a bocca preventiva. Spesso è accompagnata dal partner, ma sono documentati anche alcuni casi di donna canoista single. Ma se è per questo, qualcuno giura pure di aver visto lo Yeti.

LO STILISTA: c’è chi si preoccupa del proprio materiale affinché sia comodo, funzionale e performante. Non lo stilista. L’unica cosa che interessa allo stilista è che l’azzurrino della giacca sia lo stesso del casco. E che l’accoppiamento cromatico canoa-pagaia rispetti i canoni inviolabili sanciti da Vogue. Nei casi più estremi, lo stilista non tocca manco l’acqua: foto a bordo fiume con il nuovo completo da Principe Azzurro (o Grande Puffo) e via, verso un altro fium, pardon, selfie.

L’ESPLORATORE: specie abbastanza comune agli albori del kayak di alto corso, l’esploratore è oggi in via d’estinzione. Le continue scoperte degli anni passati l’hanno relegato su corsi sempre più periferici, ma lui non demorde, alla spasmodica ricerca dell’adorata “Prima”. Moderno Filini della canoa, organizza spedizioni nei quattro angoli del globo, sempre con la stessa formula: “Fantozzi, spedizione in Papuasia, è dei nostri? L’ho già iscritta io!”.

Se ti sei perso le puntante precendenti, tranquillo, puoi ancora rimediare:

1a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2017/12/31/i-tipi-umani-di-canoisti-1a-puntata/

2a puntata: https://alpinespirit.wordpress.com/2018/01/12/i-tipi-umani-di-canoisti-2a-puntata/

I tipi umani di canoisti: 2a puntata

Prosegue il nostro viaggio tra le diverse razze che popolano il mondo canoistico. Nota positiva: è arrivato un botto di neve, magari in primavera ne scopriremo altre.

IL BAGNANTE: creatura misteriosa nella scala evolutiva, il bagnante rappresenta l’anello di congiunzione tra il regno anfibio e l’Homo Sapiens Sapiens. Previene la disidratazione trascorrendo metà della discesa a bagno. Predilige un outfit colorato per esser individuato più chiaramente tra i flutti.

L’ANSIOGENO: vive (e fa vivere) ogni pre-rapida come se dovesse essere l’ultima. Nonostante il buon livello tecnico raggiunto negli anni, tende a sottovalutarsi e consumarsi l’anima prima di ogni passaggio. La volta che va a bagno, bacchetta tutti con l’immancabile “io l’avevo detto”.

L’OLDIE: canoista di razza nei decenni passati, l’oldie non si arrende al trascorrere degli anni, continuando a solcare fiumi e a dispensare aneddoti su quella pazzesca discesa in Typhoon del 1993. Sovente, in gara dà ancora una pista ai giovani, “perché l’esperienza vale più dei muscoli”.

IL TESTER: consumatore seriale di canoe, pagaie e altro materiale, è difficile vederlo scendere due volte di fila con la stessa attrezzatura. Gestisce un giro di compravendite degno del mercato di Marrakesh, ma rispetto ai marocchini tira di più sul prezzo. Negli annunci immobiliari, rivolge più attenzione alla metratura del box che a quella della casa: 4 canoe non le tieni proprio ovunque.

IL CULINARIO: ragiona sulla base di uno schema binario del tipo fiume-trattoria: non esiste fiume che non abbia una corrispondente trattoria di riferimento (mentre è possibile il contrario). Fondamentalmente, il fiume è solo l’intermezzo umido che si frappone tra di lui e la tavola. Inguaribile ottimista, vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Di barbera.

E tu, sei in questo elenco? Se la risposta è no, clicca qui per vedere se sei nella 1a puntata.

Il mio primo Raduno dei Briganti

Che goduria signori, che goduria!

Sarà perché adoro le cose che nascono così, quasi improvvisate, o forse perché stravedo per la nostra Italia e le meraviglie che ci sa regalare,  o forse ancora perché mi piace conoscere nuova gente, ma devo ammettere che partecipare al Raduno dei Briganti mi ha regalato una splendida chiusura d’anno e una nuova carica di Energia!

I primi di dicembre Tiz e Nico, cari amici pavesi, mi avevano accennato della loro possibile partecipazione al raduno. Già che dovevo andare in Calabria per il Natale ho messo in macchina (si, proprio dentro la macchina) la canoa e via, al rientro avrei potuto improvvisare il da farsi…

E così che dopo delle “nutrienti” festività calabresi, il 28 sono partito da Vibo Valentia alla volta di Controne, piccolo paesino di appena 863 abitanti nel salernitano, sede del centro Rafting TPescursioni del grande Antonello, uno dei due organizzatori dell’evento.

Lungo la strada mi fermo ad ammirare il mare che impazza sulle coste di Pizzo e regala sempre bei paesaggi.

IMG_0752

Lungo il viaggio trovo pioggia, vento e neve ma all’arrivo a Controne gli amici Pavesi e altri canoisti mi accolgono subito calorosamente. In poco troviamo alloggio e poi dritti a cena e a nanna, pronti per ritrovarsi l’indomani alle 9 “canoistiche” (10 AM abbondanti per gli altri esseri umani).

I ritmi sono blandi e l’indecisione su cosa fare tanta (come sempre) alla fine si opta per la soluzione più affascinante, il Calore Cilentano. E’ così il gruppo composto da 12 canoisti giunti da ogni parte d’Italia: Treviso, Pavia, Roma si mette in moto.

Il fiume è davvero una perla appenninica, con un grado di difficoltà per me piacevole e dai paesaggi incantevoli. Scorre in una gola che a tratti diventa davvero strettissima, sempre coperta da alberi colmi di muschi che offrono un paesaggio incantevole che la mia GoPro non è stata capace di ritrarre appieno.

Nella discesa le disavventure non mancano, la canoa del Presidente Shultz resta incravattata ad un sasso in un modo che nemmeno a Tetris… solo dopo 40 minuti e tanta tanta fatica, specie dell’Ispanico Mimmo, siamo riusciti a recuperarla e proseguire la discesa.

La chicca della giornata l’ha offerta il neo canoista Marco che, non solo fa un eskimo con le mani, ma finisce anche la discesa della rapida senza pagaia tra le urla entusiaste e incoraggianti di tutti.

VIDEO MARCO, eskimo con le mani e rapida senza pagaia

Per celebrare alla grande la giornata tutti alle terme di Capasso. Che stile il canoista del sud, al nord non mi è mai capitato! Vi giuro che dopo tanto freddo in torrente fare un bagno caldo è qualcosa di FE-NO-ME-NA-LE!

L’indomani rotta verso sud ed ecco che a Lagonegro incontriamo il secondo organizzatore dell’evento, Alessandro, ci cambiamo e in poco (si fa per dire) ci imbarchiamo sul Noce Lucano. Fiume splendido, decisamente diverso dal Calore, meno complicato, ben più largo e con paesaggi aperti ma comunque molto bello e divertente.

Lo sbarco del tratto è esattamente al confine tra Basilicata e Calabria, ma è già il 30 dicembre, per me è il momento di salutare il raduno e il meridione e tornare verso un capodanno pavese. Non prima però di aver salutato e ringraziato tutti ed aver fatto un altro bagno alle Terme!

Chiudo complimentandomi e ringraziando Antonello, Alessandro che insieme ad Alberto, Mimmo e Annalisa hanno organizzato il raduno ed hanno permesso a me e tanti altri di percorrere questi fiumi davvero belli ed divertenti. La prossima volta vedrò di fermarmi di più per pagaiare altri ed altri fiumi dei Briganti e finalmente il Lao, il mio fiume “di casa”.